Sean Penn troppo tenero nell’intervista a El Chapo? L’attore rompe il silenzio e spiega perché

Dopo l'indagine per riciclaggio che lo ha interessato per l'intervista al boss del narcotraffico messicano El Chapo, Sean Penn risponde alle critiche e si difende ai microfoni della CBS.

Sean Penn e El Chapo: intervista Rollling Stone
Sean Penn troppo tenero nell'intervista a El Chapo?

Per milioni di persone è stata una sorpresa ritrovare il nome di un attore premio Oscar e noto filantropo come Sean Penn accanto a quello del narcotrafficante più temuto dalle polizie internazionali, Joaquin “El Chapo” Guzman.

I due si sono incontrati lo scorso 2 ottobre: dopo la fuga dal carcere lo scorso luglio del capo dei narcos messicani, si sono visti per un articolo che avrebbe fatto la sua comparsa sulle pagine di Rolling Stone a firma dell’attore, che adesso si ritrova indagato per riciclaggio di denaro. Un incontro durato sette ore, organizzato dall’attrice messicana Kate Del Castillo ed avvenuto in una zona della giungla nello stato messicano di Durango, in cima ad una montagna, al confine con Sinaloa. L’intervista apparsa sulla rivista Rolling Stone corredata dalla foto della loro stretta di mano, è diventata un caso da prima pagina in tutto il mondo.

Sean Penn con El Chapo su Rolling Stone

Dopo essersi difeso sostenendo di essere convinto che la Dea (l’agenzia anti-droga americano) e le autorità messicane seguissero ogni suo movimento in Messico, come riportato nell’intervista pubblicata dalla testata, ora Sean Penn rompe il silenzio. Lo fa dopo che il boss del cartello di Sinaloa è stato catturato dai marines messicani, al termine di una latitanza durata quasi sette mesi: nel suo covo, dal quale ha provato un rocambolesco tentativo di fuga attraverso le fognature, è stata ritrovata anche una copia del libro Zero, Zero, Zero di Roberto Saviano. Decisamente una delle immagini più pittoresche del suo arresto, che pure è stato frutto di un blitz altamente spettacolare, come dimostrano le immagini diffuse dalla tv messicana.

Quella realizzata per Rolling Stone è un’operazione che non ha risparmiato a Sean Penn critiche feroci, considerata al limite della deontologia professionale, se non addirittura contra legem. Perché incontrare El Chapo? L’attore, noto per i suoi ruoli in film Mystic River, Milk, Dead Man Walking, ha spiegato che il pericoloso criminale era interessato ad un film sulla sua vita. Ma i dubbi restano. Non solo per le modalità con cui Penn è riuscito ad arrivare ad un latitante di cui gli Stati Uniti hanno chiesto l’estradizione, ma anche per l’esito di quell’incontro, l’intervista stessa: Penn ha perfino riconosciuto di aver ottenuto l’accesso al rifugio di El Chapo a condizione che l’evaso avrebbe potuto fermare l’articolo, qualora non gli fosse piaciuto il contenuto.

 

 

In un’intervista con CBS News in onda il 18 gennaio, l’attore ha ribadito che i funzionari di polizia messicani erano al corrente di cosa stesse avvenendo e che l’incontro è stato davvero un rischio per Guzman, così come per sé stesso: “Sono rimasto sconcertato dalla sua volontà di vederci” ha spiegato Penn. Tra le reazioni a questo articolo di Rolling Stone, pubblicato online il 9 gennaio, tante sono state le critiche all’attore per il fatto di aver “bevuto e mangiato” col trafficante, per non aver provato a metterlo alle strette rinfacciandogli i suoi crimini, per non aver insistito sugli effetti delle sue attività illegali. Un Penn troppo tenero, insomma. Lui si è difeso proponendo la sua idea di un’intervista che fosse un racconto della persona, più che del latitante ricercato dalle polizie di mezzo mondo.

Penso che la politica della guerra alla droga, che colpisce così profondamente tutta la nostra vita, sembra non cambi mai. Sembra essere così inamovibile. E mi viene in mente che spesso, siccome vogliamo semplificare il problema, vogliamo focalizzare le nostre risorse nella messa a fuoco del cattivo di turno e lo capisco. Capisco le necessità della giustizia e dello stato di diritto, ma io faccio quello che io chiamo il giornalismo esperienziale. Non devo essere io quello che segnala i presunti omicidi, né la quantità di stupefacenti che sono trafficati. Vado e passo il tempo in compagnia di un altro essere umano, perché tutti sono esseri umani. E faccio un’osservazione e cerco di paralleli cercando di bilanciare quella messa a fuoco sulla quale ritengo che si metta troppa enfasi.

Sean Penn con Charlie Rose della CBS News
Penn crede di non essere comunque riuscito a raggiungere i suoi obiettivi, cioè quello di parlare della politica del governo degli Stati Uniti in materia di contrasto al mercato della droga, argomento passato in secondo piano rispetto al corso degli eventi, nonostante l’emergenza sia sempre più spaventosa. Ad ogni modo, non ha rimpianti, perché cercava semplicemente cercando di offrire ai lettori uno spunto per aprire una discussione seria intorno al problema, ricevendo la solidarietà del giornalista Charlie Rose nell’intervista alla CBS: “Sono molto triste per lo stato del giornalismo nel nostro paese, c’è stata una ipocrisia incredibile“.

Scappato già due volte, El Chapo è tornato in manette probabilmente tradito dalla sua stessa vanità, come ha spiegato il procuratore generale messicano Arely Gomez nel corso di una conferenza stampa sull’arresto: secondo gli inquirenti El Chapo aveva già preso contatto con attrici e produttori perché fortemente intenzionato a vedere la storia della sua vita proiettata sul grande schermo. Adesso è stato ricondotto nella stessa prigione di Altiplano da dove l’11 luglio scorso è scappato attraversando un tunnel sotterraneo di un chilometro e mezzo. L’incontro segreto tra l’attore e il boss avrebbe aiutato le autorità messicane a concludere la cattura del barone della droga messicano, anche se adesso sarà Sean Penn a doversi difendere di fronte alle autorità.

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