La vita riparte da una Donna: intervista a Pangea Onlus

Quattro chiacchiere con Simona Lanzoni, Responsabile dei Programmi di Fondazione Pangea

Afghanistan - Ugo Panella
Afghanistan - Ugo Panella
  • Afghanistan - Ugo Panella
  • Microcredito Afghanistan - foto Ugo Panella
  • Microcredito India - foto Ugo Panella
  • Microcredito Calcutta - foto di Ugo Panella
  • Campagna Pangea Mai Più Invisibile

La Festa della Donna è una ricorrenza che viene celebrata in tutto il mondo. Sebbene in Italia questa Festa venga spesso celebrata all’insegna del divertimento, l’8 Marzo è una data che deve portarci a riflettere sulla condizione della Donna nel mondo, una condizione ancora precaria e ben lontana da quelli che dovrebbero essere diritti inalienabili. UnaDonna ha intervistato Simona Lanzoni, Responsabile dei Programmi di Fondazione Pangea.

Quali sono le sfide che una donna contemporanea si trova a dover affrontare nel quotidiano in alcune parti del mondo?

Le sfide sono molte. La crisi rende tutto più precario e incerto e le donne spesso vedono allontanarsi l’applicazione dei propri diritti, le opportunità diminuiscono. Anche se viviamo nella “vecchia” Europa, luogo considerato la culla del diritto, è evidente che non abbiamo raggiunto ancora un bilanciamento tra uomo e donna nella partecipazione alla vita politica, sociale e lavorativa,come nella divisione delle responsabilità all’interno della famiglia.

Ci crediamo una società evoluta eppure ogni giorno si verificano episodi che ledono i diritti delle donne e che sembrano riportarci a un’era di barbarie. Cosa deve ancora cambiare?

I dati della ricerca che l’Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali ha rilevato nel 2014 dati agghiaccianti sulla violenza maschile sulle donne nei 28 Paesi membri, compresa l’Italia: una donna su tre ha subito una forma di violenza o in casa o sul lavoro o online. Spesso si sente parlare di femminicidi, la violenza in famiglia è qualcosa di molto più presente di quello che possiamo immaginare, purtroppo è ancora troppo invisibile!
Per cambiare le cose va fatto un lavoro profondo a livello culturale in tutti noi, sulla rimozione degli stereotipi che giustificano la violenza, che non ce la fanno vedere quando è davanti a noi. Su quegli stereotipi che dipingono le donne, sin da bambine, come un oggetto di cui l’uomo può disporre, controllare, sottomettere anche attraverso l’uso della violenza. Le donne, e le bambine, sono soggetti di diritto, persone che partecipano alla vita al pari degli uomini e dei bambini, con la propria specificità, forza, competenza intelligenza per realizzare i loro sogni senza doverne chiedere il permesso. La violenza non deve più far parte della nostra storia e il rispetto tra uomini e donne deve essere la normalità.

Quali invece sono state le conquiste più importanti dell’universo femminile negli ultimi anni?
In una prospettiva storica sicuramente non possiamo dire che non ci siano stati miglioramenti, esistono i diritti umani, ci sono convenzioni importanti che tutelano i diritti delle donne e ne promuovono l’avanzamento.
In Italia l’evento recente più importante è stato l’entrata in vigore della Convenzione di Istanbul, dedicata al contrasto nel mondo di ogni forma di violenza sulle donne. Ultimamente vediamo anche più donne che ricoprono ruoli apicali sia nella vita politica sia nelle imprese – questa presenza è certamente positiva ma non è detto che equivalga poi a conseguenti politiche che tengano conto delle specificità di genere. Dobbiamo ancora lavorare molto affinché quello che è scritto sulla carta si traduca poi nei fatti di tutti i giorni –  altrimenti serve a poco.

Quali sono stati gli sforzi che la vostra associazione ha compiuto per migliorare la condizione della donna?
Da oltre dieci anni, Fondazione Pangea è impegnata su due fronti. Lavoriamo con le donne attraverso programmi che hanno l’obiettivo di sostenerle e migliorarne le condizioni di vita. Siamo presenti dal 2003 in Afghanistan, per promuovere l’empowerment economico e i diritti delle donne e contrastare le discriminazioni e le violenze che le affliggono, poi ci siamo spostati in Nepal, India, Congo, nel 2008 abbiamo deciso di lavorare anche in Italia.

Ci siamo anche impegnati in Italia per fare pressione sulle Istituzioni su quanto ancora rimane da fare per l’applicazione dei diritti che spesso rimangono solo sulla carta. Inoltre abbiamo fortemente promosso assieme ad altre associazioni la ratifica e l’entrata in vigore presso le istituzioni della Convenzione di Istanbul per il contrasto a ogni forma di violenza sulle donne, avvenuta a finalmente ad agosto 2014.

Quali sono i vostri obiettivi?
Continuare a fare, per sviluppare autonomia economica, per permettere alle donne di uscire dalla violenza, affinché siano consapevoli del loro valore e potere, siano felici e dispongano della loro vita come desiderano nel rispetto degli altri.

Avete nuovi progetti in partenza/progetti in itinere?
Si molti: li potete trovare su www.pangeaonlus.org, ma soprattutto vorremmo finanziare cinque centri antiviolenza del sud Italia che rischiamo la chiusura. Per questo, dal 5 al 19 marzo, saremo presenti in 5 città italiane (Bari, Palermo, Napoli Olbia e Firenze) con una serie di attività di sensibilizzazione nelle piazze e una raccolta fondi attraverso SMS solidale: 45591. La campagna si chiama #maipiuinvisibile e potete trovare maggiori informazioni si trovano su www.pangeaonlus.org/maipiuinvisibile
C’è un pensiero che vorreste condividere con chi ci stanno leggendo?
Ci piacerebbe che tutte e tutti i vostri lettori e lettrici si sentissero parte di Pangea: venite a trovarci sul nostro sito o su facebook, sentitevi parte di questa realtà, sosteneteci economicamente se potete e, se non potete, comunque state con noi per aiutarci a trasformare i diritti in realtà quotidiana!


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