La sonda Juno ha raggiunto Giove

Dopo un viaggio lungo 5 anni e qualche miliardo di chilometri, la sonda – che gode di un significativo contributo dell'Italia – è pronta per esplorare nei prossimi due anni il Gigante del Sistema Solare.

Missione Juno su Giove.
Missione Juno su Giove.

L’evento è stato celebrato anche da Google che gli ha dedicato l’ormai tradizionale Doodle. Ed in effetti si tratta di una conquista di grande fascino per la storia della scienza e dell’esplorazione spaziale: alle 5,53 (ora italiana) del 5 luglio il segnale di “ok” lanciato 48 minuti prima dalla sonda internazionale Juno ha attraversato gli 860 milioni di chilometri di spazio che dividono il veicolo spaziale dalla Terra e, precisamente, dalla gigantesca antenna ricevente di Goldstone, posta nel deserto del Majave in California.

Juno aveva comunicato di avere effettuato con successo la manovra di “aggancio” all’atmosfera di Giove dove resterà ancorata per i prossimi due anni e dove finalmente potrà far luce sui misteri che ancora avvolgono il più grande pianeta del Sistema Solare, il gigante di gas che aveva destato la curiosità degli antichi osservatori del cielo e che per le sue enormi dimensioni è sempre stato uno degli oggetti celesti più studiati del cosmo.

La missione Juno, come tutte le missioni spaziali dopo la guerra fredda, ha anche il merito di essere uno straordinario esempio di cooperazione internazionale: se infatti è la NASA a curarne lo svolgimento, ad essa hanno collaborato un gran numero di istituti ed enti spaziali europei, compreso un importantissimo contributo arrivato dall’Italia. Anche per questo il viaggio di Juno è affascinante ed importante e chissà cosa potrà rivelarci sull’origine del nostro Sistema Solare.

Un lunghissimo viaggio

Era il 5 agosto del 2011 quando Juno, a bordo del razzo Atlas, aveva cominciato il suo viaggio nel cosmo dalla base spaziale di Cape Canaveral, quella da cui partivano gli Shuttle. La sua missione: raggiungere dopo un viaggio di cinque anni Giove per studiarlo da vicino grazie ad una serie di apparecchiature scientifiche di ultima generazione, includendo nella perlustrazione anche i suoi satelliti, quelle “lune” che furono scoperte dal grande Galileo Galilei quattrocento anni fa.

La missione Juno, con un aggiornamento scientifico che ne affinerà grandemente i risultati, ritorna sulle orme della straordinaria missione Galileo – intitolata proprio al genio pisano – che il 7 dicembre 1995 e per i sette anni successivi restò nell’orbita del pianeta “dalla macchia rossa” raccogliendo una grandissima quantità di informazioni. Ed ancora Galileo è protagonista di un’altra curiosità legata alla sonda Juno: a bordo di essa, infatti, è stata posta una targa in bronzo preparata dall’Agenzia Spaziale Italiana e che riporta, oltre all’effige dell’astronomo e scienziato seicentesco, anche una copia in alluminio della pagina originale del manoscritto con cui, nel 1610, descriveva per la prima volta i “Satelliti Medicei” che aveva visto intorno a Giove.

Missione Juno
Il lancio di Juno da Cape Canaveral, 5 anni fa.

Un pezzo di Italia

Una missione internazionale ma, come detto, con una forte connotazione italiana. Sono infatti diversi i contributi scientifici e tecnici che il nostro Paese ha messo a disposizione di Juno: in particolare lo spettrometro ad infrarosso JIRAM (acronimo di Jovian InfraRed Auroral Mapper, ovvero Mappatore all’Infrarosso di Aurore Gioviane) costituisce il vero “cuore” dell’apparato scientifico ed è nato in Italia presso l‘Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziale dell’Inaf, finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiane e realizzato da Leonardo-Finmeccanica.

Lo strumento fu realizzato sotto la supervisione di Angioletta Coradini, una delle più grandi astrofisiche italiane, deceduta però in seguito ad un cancro nel 2012 e a cui lo strumento è stato intitolato.


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