Instagram censura #curvy e scoppia la polemica

Il termine, spiegano, è stato utilizzato per condividere contenuti che violano le linee guida sulla nudità. Ma il blocco ha suscitato indignazione e appare come una discriminazione

curvy

Niente più curvy per Instagram: l’app ha bloccato la parola nei risultati di ricerca, per paura che venisse usata per condividere foto di nudo non consentite dal regolamento.
Le nuove regole del social network hanno delineato un approccio molto più severo rispetto al passato, anche se poi qualche contraddizione, nel sistema, c’è sempre. Per esempio, si possono ancora ancora cercare, al momento,“#curvygirl” e “curvywomen”.
“Confermo che abbiamo bloccato l’hashtag #curvy. Era usato per condividere contenuti che violano le nostri linee guida sulla nudità – ha spiegato un portavoceVa sottolineato che il blocco non ha niente a che vedere con il termine ‘curvy’ in se stesso“.

La censura dell’hashtag ha aperto però un grosso dibattito in rete circa ciò che è lecito postare all’interno dei social network. Curvy è l’aggettivo inglese che indica una donna dalle forme prosperose, e l’hashtag che l’accompagna dovrebbe avere la funzione di disseminare e trovare più facilmente contenuti collegati a questo tema.
Hashtag come #anorexic, #anorexilove, #straightwomen che corrono lo stesso rischio non sono stati bannati. Perciò la decisione ha creato un vero e proprio movimento d’opinione e sollevare polemiche visto che questo termine viene ormai utilizzato per indicare corpi formosi in un’accezione positiva, in lotta con le discriminazioni fisiche.
In un articolo su una testata americana si fa presente che due terzi delle donne sono considerate #curvy e chiedono di essere rappresentate sulle passerelle, sulle riviste, nei film. Il problema non è che #curvy è meglio di #skinny nella società o nel settore della moda. Perché si lotta per l’inclusione e l’accettazione di tutte le forme e dimensioni, perché si può essere belle sempre fino a quando si è in forma e sani.
Perché dovrebbe essere meglio vedere una modella magrissima in una foto piuttosto che una donna #curvy?

Il tema è capire se i social network possono decidere al posto nostro e operare nella direzione opposta del principio su cui sono nati e si sono evoluti: dare a tutti la possibilità di incontrarsi e discutere su tutto, nel regno in perenne costruzione della libertà d’espressione. Tornando al caso “curvy”, anche i contenuti sotto l’hashtag #Thin possono condurre a nudità di altra natura, a immagini di donne magre, esili, sottili, perfino anoressiche. Allora chi decide cosa deve essere bannato? Sappiamo che ci vuole una segnalazione che viene raccolta da uno gruppo di esperti che lavorano al servizio di queste piattaforme.
Esistono poi delle tabelle, con le istruzioni a cui debbono attenersi, che gli consente di agire immediatamente di fronte a violazioni evidenti della policy dell’azienda e del sito per cui lavorano: immagini scioccanti come corpi nudi, sangue, pedopornografia, testi equivoci, insulti.
Ma le cose non sono sempre così semplici. Ha fatto il giro del mondo la richiesta di neomamme e dei loro supporter di non cancellare i post in cui si vedono neonati allattati al seno. Facebook non lo permetteva. Altre volte la decisione è semplice: ad esempio la rimozione delle teste mozzate dall’Isis all’interno dei post di Twitter.


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