Francesco Zavatta in mostra con Venezia Lightings

Gli italiani hanno una marcia in più. Parola del giovane pittore riminese che si racconta in un'intervista esclusiva alle porte della sua personale "Venezia Lightings", dal 18 ottobre al 23 dicembre

Prendere l’arte e metterla da parte? Non in Italia, che vanta il 50% del patrimonio artistico mondiale e ben 49 siti patrimonio dell’umanità dell’Unesco, seguita da Cina (45), Spagna (44) e Francia (38). Fortunatamente a pensarla in questo modo ci sono anche giovani talentuosi come Francesco Zavatta. Pittore, nasce a Rimini nel 1986, studia a Firenze, si perfeziona a Venezia per poi stabilirsi a Milano, tre città-simbolo per l’arte del Belpaese. Ma non finisce qui. Ecco cosa ci ha raccontato…

Quando nasce l’amore per l’arte e in particolare quello per la pittura?
La prima volta che ho pensato che dipingere mi piaceva è stata a 17 anni: ero in piazza Cavour a Rimini e, davanti a tutti, in occasione di una estemporanea organizzata dal mio liceo, stavo realizzando col carboncino l’opera di Van Gogh “Alle soglie dell’eternità”. La gente che passava si fermava a guardare e questo fatto mi colpì. Fondamentale è stato a un certo punto un dialogo con una professoressa, che mi disse: “Se c’è qualcosa che ti interessa, vacci a fondo!”. Iniziai ad andare a trovare alcuni pittori tra cui Giovanni Frangi, Davide Frisoni, Eron, e rimasi rapito dagli spazi in cui lavoravano, l’odore dell’olio, i quadri appena finiti appesi alle pareti, i salottini con le poltrone e le librerie con migliaia di cataloghi. Stare in quell’ambiente mi piaceva, mi incuriosiva… Da lì, da quei dialoghi è partito il mio viaggio di conoscenza del mondo dell’arte.

Lei ha studiato ed esposto in grandi città-baluardo per l’arte italiana. Firenze, Venezia, Milano: quale di queste l’ha maggiormente influenzata e quale ha dato una “spinta” per nuove creazioni?
La città che mi influenzato di più è stata Firenze: nei tre anni in cui ho vissuto lì, per il triennio di Accademia di Belle Arti, ho avuto la possibilità di stare ore ed ore davanti alle opere di Michelangelo, Masaccio, Pontormo e imparare da loro. Fondamentale sono stati anche i continui dialoghi e discussioni in Accademia con il mio professore di pittura Adriano Bimbi e i miei compagni. Una continua tensione a chiederci perché dipingevamo, che senso avesse dipingere, chi erano i pittori da guardare. La città invece che mi ha più dato una “spinta” è stata ed è Milano, dove vivo e lavoro ora. Dipingere Milano ha irrobustito tanto il lavoro di pittore sia tecnicamente che umanamente: a livello pittorico mi devo continuamente mettere in discussione, per saper rendere la sua dinamicità, il fascino nascosto anche dentro la moltitudine degli edifici e il groviglio dei fili. Inoltre è una città viva, che mi offre tanti incontri e provocazioni. Per quanto riguarda Venezia, i due anni vissuti in quella città sono stati un’esperienza unica, sia di lavoro che di incontri: guardando Tintoretto e Turner ho imparato l’uso del colore e delle ampie vedute, e ho iniziato a entrare nella contemporaneità con la Biennale e altri eventi. Venezia è una città che mi è rimasta nel cuore e dove spesso ritorno.

L’Italia è ancora un Paese che ha da insegnare in campo artistico?
Tantissimo. L’ho capito quando a giugno di quest’anno ho visitato la Art Basel a Basilea, la fiera più importante a livello mondiale per l’arte contemporanea. Guardando alcune gallerie italiane, come ad esempio la Galleria dello Scudo di Verona, ho visto dei quadri da capogiro di Vedova, Burri, Fontana, Scialoja… L’arte italiana è apprezzatissima fuori dal nostro Paese. Sono sempre più convinto che noi italiani abbiamo una marcia in più, perché abbiamo una lunga tradizione, grandi ideali e tanta creatività! Dobbiamo solo smettere di guardare solo il nostro ombelico e alzare la testa e renderci conto che abbiamo tanto da comunicare al mondo.

L’arte è ancora un regalo per pochi, un dono riservato a una élite?
Credo piaccia a tante persone, non solo agli addetti ai lavori o agli intenditori. Per quanto mi riguarda in questo ultimo periodo sto ricevendo diverse visite in studio di famiglie con figli piccoli, imprenditori o professionisti, studenti, pensionati, coppie che si stanno per sposare, insegnanti, fisioterapisti. Per me questo è il segno che la mia arte è per tutti! Tutte queste persone, con le domande e le osservazioni che mi fanno, mi aiutano a crescere, come uomo e come artista, perché l’arte per essere veramente bella deve saper andare diretta al cuore, deve saper dire qualcosa di vero a tutti.

Lei ha collaborato con lo stilista comasco Erasmo Figini. Quanto l’arte può servire e ispirare la moda?
L’incontro con Erasmo Figini è stato decisivo per la mia vita. È una persona eccezionale, con una sensibilità, un’energia e un gusto di vivere che desidero avere sempre anch’io nella mia vita. Inoltre è un grande amico che mi ha accolto sin dal primo incontro, e mi ha detto parole preziose in momenti cruciali della mia vita. Lavorando con lui ho scoperto che veramente tutto quello che si ha tra le mani ci è dato per renderlo più bello e utile al mondo, e che vale la pena fare sacrifici se poi alla fine il risultato è che i luoghi di lavoro diventano più belli e pieni di vita.
Da lui ho imparato uno sguardo affascinante sul lavoro artistico-creativo, in tutte le sue fasi, dal rapporto con il cliente, alla fase creativa, all’allestimento di un evento. Nel mio caso dunque sono stato io a imparare da lui, benché sia stato lui a cercarmi, colpito da un mio lavoro visto in casa di amici!

Lei è molto giovane, “in carriera” e recentemente si è anche sposato. Come riesce a unire la professione di pittore con il fare una famiglia?
Mi ha colpito tanto come mia moglie, fin da subito, abbia riconosciuto e abbracciato questa mia vocazione di dipingere. Questo ha voluto dire che abbiamo preso insieme tante decisioni che permettessero e aiutassero il mio lavoro, da dove abitiamo, al lavoro che fa lei, alla ricerca per me di un lavoro “complementare” (l’imbianchino!) fino alla vita quotidiana. Anche il controllare il conto in banca e vedere le spese, ogni settimana, non è pesante o angosciante perché lo facciamo insieme, e si affronta tutto, con realismo. Nella mia vita personale di pittore non mi era mai capitato di fare entrare un’altra persona in un modo così profondo nel mio lavoro. Con lei entro nel merito di ogni questione, dalla creazione dell’opera, alla ricerca dei materiali, alle fatture, fino a capire come fare a portare 30 quadri a Venezia. Questa unità mi sorprende tantissimo, è un dono.

Cosa potremo ammirare alla sua prossima personale, Venezia Lightings?
La mostra Venezia Lightings è nata all’interno del progetto ART@Hilton, proposto e curato dalla galleria di Venezia con cui lavoro, la Giudecca 795 Art Gallery. Saranno presenti delle opere su Venezia cariche di progettualità, di luce e movimento, tutte di questo ultimo periodo. Più che parlarvene posso farvene vedere qualcuna in anteprima! La mostra sarà aperta dal 18 Ottobre al 23 Dicembre 2013 presso l’hotel Hilton Molino Stucky Venice e la Giudecca 795 Art Gallery, alle Fondamenta di San Biagio, Isola Giudecca.

Nei prossimi mesi ha in programma qualche evento anche a Milano?
Sto preparando una personale presso lo Spazio Lumera, in via Abbondio Sangiorgio (zona Cadorna), per febbraio 2014. In questa mostra presenterò i miei ultimi lavori su Milano.


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