¡Flamenco! Storia e anima di un ballo affascinante

Dalla Spagna, un’arte unica, affascinante, che ci porta a scoprire emozioni profonde e dà loro corpo attraverso la chitarra, il canto e il ballo

Chitarra flamenca (Marco Perona)
Flamenco, un mondo da scoprire (fotografia di Fulvio Pettinato)

La misteriosa storia di un’arte unica

bailaora flamenco (Eva la Yerbabuena)
Eva la Yerbabuena, bailaora (fotografia di Fulvio Pettinato)

Definirlo è impossibile. Dichiarato dall’UNESCO Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, il flamenco è un’arte unica, che accoglie e fonde in sé la storia e la cultura dei popoli che, nei secoli, attraversarono l’Andalusia.

Vi sono varie ipotesi – più o meno pittoresche – sulle sue origini: certo è che nel flamenco si intrecciano il folklore andaluso, l’eredità araba, l’influenza ebraica e la cultura dei gitanos, popolo di origine indiana che, agli inizi del XV secolo, si stabilisce dopo lungo errare e infinite peripezie nel Sud della Spagna.

È proprio ad opera dei gitanos che, verso la fine del 1700, inizia a prendere forma quello che oggi conosciamo come flamenco.

Poco a poco, il cante esce dal mondo privato della famiglia, dei cortili, dalle taverne, mette il naso fuori dalle fiere e dalle piazze fino ad approdare, a metà Ottocento, ai Café cantante (tra i primi, ricordiamo a Siviglia il Café cantante di Silverio Franconetti, grande cantaor di origini italiane) e a riscuotere l’interesse di un pubblico sempre più vasto.

A quasi duecento anni di distanza, l’essenza del flamenco è ancora in grado di stregare chi ascolta il suo canto, di ammaliare con i fraseggi della chitarra, di incantare con il ritmico incedere dei bailaores, in un’alchimia di suoni e movimenti che non trovano eguali in nessun’altra danza.

El cante: quando il flamenco è emozione pura

Da sempre, l’arte narra le storie più vere e più profonde, per raggiungere e svelare gli abissi – oscuri o luminosi che siano – dell’animo umano. Il flamenco, in questo, è insuperabile: ad ogni sfaccettatura delle emozioni – e, in fondo, della vita – corrisponde una struttura ritmica e melodica (palo), che il cante racconta attraverso le letras (testi) cui dà voce con sapienza e intensità il cantaor. Così, con testi popolari o ripresi ed elaborati da grandi poeti (ad esempio, Federico Garcia Lorca) ci vengono raccontate vicende quotidiane o eccezionali, fatte di amore, rabbia, allegria, dolore, tristezza, gioia, ironia.

cantaor flamenco
Un'intensa immagine di Jose Salguero al cante (fotografia di Fulvio Pettinato)

La chitarra flamenca: sonorità inconfondibili

Leggermente diversa dalla chitarra classica, la chitarra flamenca sottolinea e accompagna con maestria le evoluzioni del cante e i passi di danza dei bailaores. Le sonorità sprigionate dallo strumento, che si suona con tecniche particolari tipiche del flamenco – pulgar, alzapuà, rasgueo, golpe, picados, arpegio – trasportano immediatamente l’ascoltatore nelle strade di Jeréz, Cadice, Siviglia, Granada…

Ballare, vivere

La danza flamenca è il corpo visibile della musica e del cante: il bailaor o la bailaora costruiscono e ricamano lo spazio e il tempo senza mai abbandonare il compàs, il ritmo tipico di ogni palo, anzi, ne sottolineano la struttura con il lavoro ritmico dei piedi (zapateado) e con movimenti del tronco, delle braccia e delle mani (braceo).

flamenco
A sinistra, Maria José León Soto, bailaora jerezana: arte, sapienza, emozione. A destra, un dettaglio che, da solo, racconta tutta l'intensità del baile flamenco (fotografie di Fulvio Pettinato)

Così come non esistono due esseri umani identici, nel flamenco non vi sono due bailaores che abbiano lo stesso stile: ognuno è unico e inconfondibile, in continua evoluzione. Come la vita stessa.

Tutte le fotografie sono di Fulvio Pettinato.


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