Diritti delle donne in Iran

Diritti delle donne in Iran

Diritti negati e diritti acquisiti, un excursus storico per comprendere la situazione attuale dei diritti delle donne in Iran.

Le donne iraniane hanno capelli folti e scurissimi. E nei loro occhi, intensi e caldi, corre un guizzo di tenerezza.

Bellissime, ma controllate, messe in secondo piano: i diritti delle donne in Iran sono fortemente limitati. Limitati rispetto a quelli degli uomini, limitati rispetto a quelli della cultura occidentale.

È una mutilazione visibile anche agli occhi: tra le altre cose, le donne non possono uscire in pubblico senza indossare l’hijab. Ossia il velo allacciato sotto il collo che copre capo e spalle. È un po’ ciò che accade in altri Stati a guida islamica, come l’Afganistan o lo Yemen, ma l’Iran ha le sue peculiarità.

L’Iran, infatti, è uno Stato che ha conosciuto un grosso progresso nella libertà delle donne. Dagli anni Trenta con Reza Shah e poi fino al 1979 con Reza Pahlavi, i diritti delle donne in Iran furono enormemente ampliati.

Tuttavia, con la rivoluzione islamica del 1979, guidata dall’ayatollah Khomeini, tutti i progressi ottenuti in diversi anni vennero meno.

Nel paese tornava una interpretazione molto severa della sharia, la legge islamica, e la donna tornò a essere una semplice appendice dell’uomo.

Alla rivoluzione del 1979 parteciparono tantissime donne. Come tanti altri iraniani che si mobilitarono in questo senso, non deve sembrare strano che anche le donne premettero per un ritorno più solido della religione nella società.

Lo Scià Reza Pahlavi pochi anni prima, nel 1971, celebrò a Persepoli i 30 anni della sua incoronazione. In quel contesto, al quale parteciparono i capi di Stato di quasi tutto il mondo, e dal quale il popolo iraniano fu come tagliato fuori, si proclamò erede di Ciro il Grande.

E non solo: annunciò di comandare per diritto divino e si nominò “Re dei re” e “Luce degli Ariani”. Un gesto, quello di porsi al di sopra dell’insegnamento di Allah, che né il clero, né molti iraniani videro di buon occhio.

E che produsse i suoi effetti devastanti solo alcuni anni dopo. Durante le rivolte, che le repressioni non riuscirono a clamare, lo Scià fuggì all’estero. Da quando Khomeini, che dall’estero aveva istigato il popolo contro lo Scià, rientrò trionfalmente in Iran, molto cambiò nel campo internazionale, molto nella società iraniana.

E, soprattutto, molto cambiò per le donne.

I diritti delle donne prima del 1979

Già nel 1936, Reza Shah eliminò l’obbligo del velo e permise l’iscrizione all’università per le donne.

Con Reza Pahlavi, specialmente a partire dal 1962, iniziò una profonda opera di modernizzazione.

Questa concesse molti diritti alle donne in Iran: il suffragio universale e il diritto al divorzio.

Limitò, inoltre, alcune prerogative degli uomini. Prima di tutto rendendo più difficoltoso per loro separarsi dalle mogli e, inoltre, limitando la poligamia.

L’età del matrimonio venne portata, poi, a 18 anni. Le donne, inoltre, erano libere di vestirsi come volevano.

La moda occidentale degli anni Sessanta si diffuse anche in Iran. Fino alla fine degli anni Settanta le ragazze, più o meno giovani, indossavano mini-gonne, short, tenevano l’ombelico scoperto, andavano al mare con i bikini e i costumi di allora, indossavano jeans stretti.

Di tutto ciò, ne sono testimonianza le copertine delle riviste dei tempi. Ci furono anche donne che intrapresero con successo la strada della politica.

Un esempio è Farrokhroo Parsa. La fisica e insegnante iraniana, fu la prima ministra ministra donna dell’Iran, dopo aver servito per anni al Ministero dell’Istruzione.

I diritti delle donne in Iran oggi

Oggi in Iran non ci sono più donne che circolano in pubblico con altre parti del corpo, oltre al viso e alle mani, in vista.

Un requisito di modestia che presto posto nel 1979, quando in Iran venne instaurata una Repubblica Islamica guidata da Khomeini.

Massima autorità dei musulmani sciiti, abbassò di nuovo l’età del matrimonio, ristabilì la poligamia, impedì alle donne sposate di continuare il percorso di formazione e istruzione.

Pratiche che ancora oggi sono in vigore e che contemplano anche: il divieto per la donna di abbandonare il Paese senza il permesso del marito, di fare attività sportive e di assistere a eventi sportivi.

Molto lentamente, tuttavia, si fanno dei passi avanti per quanto riguarda i diritti delle donne in Iran.

Ad esempio, nelle elezioni del 2017, entrarono nel Parlamento iraniano 17 donne. Un record storico, anche se la partecipazione politica femminile è ancora bassissima e ostacolata.

Numerose le attiviste per una maggiore emancipazione femminile. Tra queste Masih Alinejad.

Giornalista costretta all’esilio, vive tra Londra e New York: anche da lontano non smette di gridare contro le ingiustizie del regime.

Diritti negati, diritti acquisiti: alcuni esempi

La storia dei diritti delle donne in Iran, oltre che sui libri, si aggiorna oggi nelle cronache internazionali.

Da quella bellissima terra che fu la Persia, arrivano spesso notizie su sconfitte e conquiste delle donne in Iran.

Negli ultimi anni, ad esempio, si è letto dell’arresto di un gruppo di ragazze perché circolavano in bicicletta. Cercavano di raggiungere un evento di ciclismo della città, quando le autorità le hanno fermate e costrette a giurare di non ripetere la violazione.

Nel 2016, un “blitz” su Instagram ha portato all’arresto di un gruppo di donne. Erano ree di aver postato delle foto “volgari” sul social network.

Il che significa che non indossavano alcun copricapo, obbligatorio per legge. Tuttavia, a fronte dei diritti negati, ci sono si leggono anche notizie di aperture nei confronti delle donne in Iran.

Ad esempio qualche mese fa a 500 donne su una platea di 80 mila persone, è stato consentito di partecipare a una partita di calcio. Separate dagli uomini, le tifose hanno assistito a un evento sportivo per la prima volte dopo 37 anni di oscuro divieto.

Spinte dal richiamo delle attiviste o semplicemente dalla volontà di mostrare la propria bellezza, sempre più giovani iraniane si tolgono l’hijab e mostrano i loro bellissimi occhi.

I diritti delle donne in Iran sono un’evoluzione da seguire.

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