Pino Daniele, l’ex moglie disperata rivela: cosa sarebbe successo se…

18/03/2022

Dopo la scomparsa di Pino Daniele, è tornata a parlare la sua ex moglie, Fabiola Sciabbarrasi. A distanza di sette anni, la donna ha raccontato durante la trasmissione “Oggi è un altro giorno” di avere un grande rimpianto e di essere sicura che le cose sarebbero state diverse se… 

Pino Daniele, venuto a mancare il 4 gennaio di 7 anni fa, è rimasto nel cuore di tutti. Il grande cantautore napoletano ha avuto un amore fortissimo per Fabiola Sciabbarrasi, a cui è stato legato per 9 anni di matrimonio e da cui ha avuto tre figli. Una storia indimenticabile, che racchiude però anche qualche rimpianto.

L’ex moglie di Pino Daniele, ospite nello studio di “Oggi è un altro giorno“, ha raccontato il primo incontro tra lei e il cantante, per poi rivelare quella che ritiene una certezza. Se Pino Daniele non fosse venuto a mancare prematuramente, forse per loro ci sarebbe stata una seconda possibilità…


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Pino Daniele: l’amore dell’ex moglie

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Fabiola Sciabbarrasi ha raccontato che l’inizio della storia d’amore con Pino Daniele è stato anche merito di Massimo Troisi: 

C’erano alcuni amici e mi presentò Pino. Io non volevo andare a quella cena, sono andata tardi. Ho capito che è stata la sera che ci ha cambiato la vita. E’ stato un colpo di fulmine: ci siamo riconosciuti da subito, ma siamo rimasti amici per più di un anno.

Un legame fortissimo quello di Fabiola Sciabbarrasi con Pino Daniele, tanto che l’ex moglie del cantante si è detta certa che sicuramente i due sarebbero tornati insieme se non fossero stati separati in maniera così tragica. “Non abbiamo avuto il tempo di chiederci scusa”, ha confessato la Sciabbarrasi, non nascondendo il rimpianto per non essere riuscita a riconciliarsi con il grande amore della sua vita.

Tornando sul rapporto tra Pino Daniele e Massimo Troisi, vero Cupido nella loro storia d’amore, Fabiola Sciabbarrasi ha raccontato di una similitudine tra i due:

Loro non si sentivano mai malati. Pino reagiva quotidianamente, dava talmente tanto che non lo percepiva. Il mio ruolo era quello di rassicurarlo che non c’era nulla che andasse male. Lui e Troisi avevano l’ossessione di fare bene le cose.