Amy Winehouse: a quattro anni dalla morte un film-documentario sulla sua vita

Uscirà in Italia nel prossimo settembre, dopo lo scalpore e le polemiche seguite al suo lancio lo scorso 3 luglio in UK.

23 luglio 2011, Londra. Alle 15.53 un gruppo di medici arrivato con due ambulanze irrompe in un appartamento al numero 30 di Camden Square in un sobborgo a nord della città inglese. Sul letto, ormai priva di vita, il corpo di una ragazza. E’ Amy Whineouse. Quattro anni sono passati dalla fine della esaltante e tragica vita della cantante che forse più di ogni altra ha saputo segnare la storia della musica degli ultimi anni. Una storia, la sua, fatta di grande successo, di uno sconfinato talento, di palcoscenici internazionali, di fans sparsi per tutto il pianeta e fatta anche di paurosi abissi che solo certi artisti maledetti riescono a raggiungere. La dipendenza da alcol e droghe, i disordini alimentari, i problemi legali e con la giustizia, le vorticose e fallimentari relazioni sentimentali hanno bruciato troppo presto la vita di Amy. Ma, al di là di tutto il conosciuto, resta una artista di raro talento, dalla voce unica, graffiante, inattesa, quasi irreale se proveniente da una ragazza di poco più di un metro e sessanta e quarantacinque chili. Quando morì aveva 27 anni e non si tratta di una notazione qualunque. Quell’età è una sorta di spartiacque per molti artisti maledetti come lei che, come lei, hanno lasciato questo mondo travolti dai loro eccessi, dalla loro inquietudine e da quella incredibile sensibilità umana che li rendeva così fragili. Altri nomi appartenenti al “club del 27”? Jimi Hendrix, il cofondatore dei Roling Stones Brian Jones, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain. E da quattro anni, Amy Whineouse. Per costruire il suo mito sono bastati due album…

Una ragazza diversa dalle altre

Amy Jade Winehouse viene al mondo nella periferia di Londra il 14 settembre 1983. La sua famiglia è di origine ebraiche, il padre fa il tassista, mentre sua madre lavora in una farmacia. La musica ce l’ha nel sangue, lo si capisce presto, come presto dimostra di soffrire particolarmente le regole, le consuetudini e il fare quello che gli dicono gli altri. Così a dieci anni fonda un gruppo rap e a 13 viene espulsa dalla scuola che frequentava per la sua indisciplina: quando le fu imposto di non indossare gioielli come prescriveva il regolamento, per tutta risposta si forò il naso da sola per indossare un piercing. Dopo aver iniziato a cantare a 16 anni nella National Youth Jazz Orchestra, un suo amico le suggerì di mandare una sua demo ad una casa discografica, la Island/Universal. E così, nel 2003, esce Frank, il suo primo album. La sua voce non passa certo inosservata, ma non è l’unica cosa che stupisce. Amy scrive la musica, i testi ed interpreta le sue canzoni come solo alcune grandi del passato sapevano fare. Non per niente la risposta del pubblico e della critica è subito positiva. Ma è fuori discussione che il fenomeno-Amy esploda con Back to Black, il suo secondo album uscito il 27 ottobre 2006. Rehab, il singolo scelto per lanciare il disco, è qualcosa più di una canzone, ma una sorta di manifesto programmatico della cantante, di biglietto da visita con cui non presenta solo la sua capacità artistica ma tutta la sua complessa ed affascinante personalità. Back to Black rimane tuttora l’album più venduto nel XXI secolo in UK. Il successo è, subito, planetario. Sei Grammy Awards, decine di dischi d’oro e di platino ed un numero incredibile di riconoscimenti e di premi sono non fanno che attestare quello che milioni di fans hanno capito nel mondo: Amy è un fenomeno musicale come da tempo non se ne vedevano sulle scene.

Il terzo album

Da quel momento nessun album ed una carriera costellata da Tour seguitissimi in tutto il pianeta e “sparizioni” misteriose e frequenti per combattere con i suoi problemi, sempre più pressanti. Al centro sempre lei, Amy, mai succube delle mode o delle passeggere voluttuosità del mondo dello spettacolo. Lei che la moda sapeva inciderla, cambiarla, costruirla. Con i suoi vistosi tatuaggi, la sua pettinatura vagamente vintage, il suo inconfondibile trucco marcato che ne avevano fatto un personaggio unico. Fino alla sua tragica fine, avvenuta proprio mentre stava lavorando al suo terzo, sospiratissimo lavoro in studio, cinque anni dopo Back to Black. Non riuscì a finirlo, ma d’accordo con la famiglia, i produttori Mark Ronson e Salaam Remi lo hanno pubblicato postumo nel dicembre del 2011, raccogliendo brani inediti e registrazioni e demo anche datate sotto il titolo di Lioness: Hidden Treasures. Le sue ceneri sono state disperse, insieme a quelle di sua nonna, all’Edgwarebury Jewish Cemetery di Londra. A ricordarla resta una semplice lapide di marmo con scritte rosa, meta continua di migliaia di fan.

Amy, il film-documentario in Italia a settembre

Tra non molto la vita avventurosa, affascinante e tragica di Amy Wninheuose potrà essere ripercorsa da tutti i suoi appassionati italiani, grazie ad un evento cinematografico che promette davvero di essere sconvolgente. Uscirà infatti il 15, 16 e 17 settembre prossimi – un giorno dopo quello che sarebbe stato il trentaduesimo compleanno della cantante – il film-documentario sulla sua vita: Amy, diretto da uno specialista del genere come il regista indiano Asif Kapadia, già autore dello splendido bio-doc Senna, sulla vita del campione automobilistico brasiliano morto ad Imola nel 1994. Amy – come lo fu Senna – non è una fiction, ma una minuziosa ricostruzione della vita della Winehouse grazie a brani e filmati inediti ed originali – frutto di una minuziosa ricerca – ed interviste con i personaggi che l’hanno conosciuta ed incontrata. Il film ha già suscitato grande scalpore in Gran Bretagna, dove è uscito lo scorso 3 luglio, soprattutto per l’intervista-choc all’ex-marito Blake Fielder-Civil che Amy sposò a Miami nel 2007 e da cui divorziò due anni dopo e che da molti è indicato come colui che l’ha indirizzata all’abuso di alcol e droga. Polemiche sono state sollevate anche da Mitch, padre della Winehouse, che nel film non è certo trattato con i guanti. Grande attesa dunque per tutti gli amanti di Amy e per chi, nostalgicamente, rimpiange una delle voci più straordinarie della musica mondiale degli ultimi vent’anni.

 

Photo Credit: Rama, Daniel Arnold


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