Alberi al posto delle lapidi: la sepoltura green secondo Capsula Mundi

Ritornare nell’alveo del “ciclo della vita” diventando un albero dopo la morte. La stravagante – e discutibile – proposta per una sepoltura green.

Foresta

Non vorremmo sdrammatizzare troppo una cosa che è in realtà molto seria come la morte. E nemmeno prendere troppo sul serio una di quelle trovate un po’ bizzarre che poi spesso fanno più notizia sulla carta rispetto a quanto in effetti non accada nella realtà dei fatti. Tuttavia ci cimentiamo lo stesso nel parlare di Capsula Mundi, un’idea absolutely green che riguarda un tema scottante come la propria sepoltura, ultima tappa di quel “ciclo della vita” che, ineluttabile, regola i destini del mondo e che ci si affanna ad esorcizzare a volte con lucido cinismo altre con stravaganti divagazioni che spesso sfiorano il grottesco. Insomma, ecco l’idea: siete stufi dei “lugubri” cimiteri grigi fatte di foto e lapidi? Ecco il “cimitero verde” di Capsula Mundi: un contenitore a forma di uovo biodegradabile in cui mettere in posizione fatale il corpo del defunto per poi interrarlo insieme ai semi di un albero. Così non sarà una fredda pietra a ricordare il caro estinto, ma un albero, la cui tipologia può essere scelta dal defunto stesso, che crescerà letteralmente “sopra” di lui, sancendo, a detta dei promotori, il riposizionamento della morte come “fenomeno naturale, di trasformazione delle sostanze, il trapasso come un momento di ricongiunzione dell’essere alla natura, al suo perpetuo mutare”.

Capslua Mundi

Geniale o ridicolo?

Avete letto bene, non meravigliatevi. La prova che spesso la realtà supera di molto la fantasia. Non siamo particolarmente certi che sia il caso di trattare un tema così radicale come quello del termine “fisico” della nostra vita, su cui è indispensabile muoversi con il massimo rispetto ed in punta di piedi, associandolo ad una notizia che tutto sommato fa sorridere. E non pensiamo nemmeno che si tratti di classificare un’idea come quella di Capsula Mundi secondo gli orientamenti religiosi o secondo le convinzioni più o meno “ecologiste” di ciascuno. E’ il buon senso, quello che forse la nostra moderna società che non sa esattamente dove sbattere la testa sta perdendo, a far suonare nella mente di chi legge una notizia del genere una sensazione strana, tutto sommato poco decifrabile. D’accordo, la visione dell’esistenza umana posta all’interno di un disegno naturale più grande che interpreta la morte come un “ritorno alla natura” può avere risvolti affascinanti e, al di là che ne sia condivida o meno l’essenza, pesca da tradizioni filosofiche millenarie e richiama inclinazioni che l’uomo ha sempre sentito su di sé. Ma ridurre tutta la drammatica domanda del senso dell’esistenza e, di conseguenza, sull’inevitabilità della morte senza farne un tabu – come recita il progetto Capsula Mundi – ad una tecnica stravagante e, mi si conceda, un po’ ridicola di sepoltura è forse troppo.

Capslua Mundi

L’impatto ambientale della bara

A prescindere dal fatto che si possa immaginare di mettere una persona cara appena defunta in un sacco a forma di uovo, nudo ed in posizione fetale – decisione che sembra tutt’altro che immediata da prendere e non certo per questioni di “tradizione” o consuetudine – il punto più grottesco della proposta è quello che richiama come uno dei fattori a favore del progetto sia – cito testualmente – l’impatto ambientale della bara, della quale si tralascia tout court non solo l’aspetto sanitario, ma anche la possibilità che dà di recuperare i resti del defunto dopo l’esumazione senza che questi siano “dispersi” nel terreno. Insomma, per “risparmiare la vita di un albero e proporre di piantarne uno in più” – come recita uno degli slogan dell’iniziativa – ci sono probabilmente altre strade. Lasciamo alla morte la sacralità che ha. Che non è un tabu, ma un fatto oggettivo.


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