Paura dei ragni: come superare l'aracnofobia

Paura dei ragni: come superare l’aracnofobia

Una paura molto comune che affligge sia donne che uomini di tutto il mondo. Come si fa a superare la paura dei ragni? Scopriamolo insieme.

Non è questione di grandezza e nemmeno di pericolosità: i ragni sono una delle specie del genere animale che provoca maggiore paura agli esseri umani. Donne e uomini di tutte le età sono accomunati da questa atavica fobia. A soffrire di quello che è a tutti gli effetti un disturbo è molta più gente di quanto si possa immaginare. Secondo alcuni studi, il 3-7% della popolazione mondiale sarebbe affetta da questa fobia. Anzi, stando alle statistiche metà delle donne e quasi un quinto degli uomini proverebbe paura davanti ad un ragno.

Vari livelli di paura

Numeri importanti che spiegano quanto sia diffusa questa paura e che quindi suggeriscono che il problema non sia un semplice senso di insofferenza. Questo tipo di fobia si può presentare con livelli di intensità diversi. C’è chi prova una forte sensazione di disgusto e chi puro orrore (tanto da essere portato alla fuga). E c’è anche chi può cadere in attacchi di panico che fanno perdere completamente la lucidità.

In che cosa consiste questa fobia

Il termine esatto per definire questo tipo di paura irrazionale nei confronti dei ragni è aracnofobia. Il vocabolo deriva dall’unione delle parole greche aráchnē, «ragno» e phóbos, «paura». Un’altra parola usata, sebbene in misura decisamente minore rispetto alla prima, è quella di aracnefobia. A provocare suggestioni negative su una persona che soffre di aracnofobia non è soltanto l’effettiva presenza di un ragno, ma anche la sua visione in una foto, in un video, o addirittura un disegno. Non solo: anche una semplice ragnatela sprovvista del legittimo proprietario, può causare una forte sensazione di disagio nella persona affetta da aracnofobia.

Perché abbiamo paura dei ragni

Come mai questa fobia è così diffusa nella cultura occidentale? Cosa c’è di tanto inquietante nella loro forma? A far gelare il sangue nelle vene alle persone non può essere soltanto la repulsione per le zampe, per il pelo, per le sue dimensioni o per il modo di spostarsi da un posto all’altro in maniera così furtiva.

La simbologia

La simbologia negativa del ragno ha origini antiche e vi sono testimonianze importanti già nel mondo classico. A dimostrarlo un mito antico come quello di Aracne. Una donna che osò sfidare la dea Atena in una gara di tessitura, una sfida vinta e che le costò poi la trasformazione in un ragno costretto a tessere tele per tutta la vita. Con il passare degli anni quindi i ragni sono diventati il simbolo dell’inganno, della sconfitta e anche dell’illusione. I sessuologi hanno associato la repulsione verso il ragno alla necessità di trovare un riequilibrio alle proprie pulsioni.

Il suo significato nell’era moderna

Secondo le teorie evolutive di alcuni ricercatori, l’aracnofobia (come anche la ofidiofobia) non sarebbe altro che un’eredità proveniente dai nostri antenati che vivevano nei boschi e nelle steppe. Sviluppata come utile meccanismo di sopravvivenza. La paura permetteva di restare vigili e quindi in vita, da qui la reazione istintiva alla loro vista. Ovviamente ci possono essere anche spiegazioni con un fondamento “esperienziale” e queste hanno radici in piccoli e dimenticati eventi verificatisi nel periodo dell’infanzia. Episodi apparentemente marginali, forse, ma sufficientemente potenti da riverberarsi nell’età adulta e così pervasivi da essere in grado di paralizzare completamente chi ne è affetto. Usando un’analogia è come se l’aracnofobo si sentisse intrappolato al centro di un’ipotetica ragnatela. Completamente inerme e in balia di un “mostro” a otto zampe (le sue paure), pronto a uscire dal nascondiglio per colpire la preda. A dare un forte contributo all’aracnofobia sarebbe poi stata anche la cultura popolare che avrebbe considerato questo animale, a causa del suo veleno, come un simbolo di morte e malattia.

I sintomi dell’aracnofobia

È difficile definire in maniera univoca quali possono essere i sintomi della paura dei ragni. Questi possono variare notevolmente a seconda delle persone e del grado della fobia. A livello statistico, i più comuni sono quelli che si riscontrano abitualmente nei gravi attacchi di panico. Giramenti di testa, vertigini, crisi d’ansia, pallore, dilatazione delle pupille alla vista del ragno. E ancora pelle d’oca, palpitazioni e tachicardia, eccessiva sudorazione, tremore, difficoltà respiratorie come senso di soffocamento o affanno, svenimento. Di fronte ai casi più conclamati è bene rivolgersi a uno psicoterapeuta così da poter essere guidati in questo percorso di guarigione, anche graduale, in cui imparare a gestire la fobia.

Come superare l’aracnofobia

Una delle tecniche più usate per superare l’aracnofobia è quella della desensibilizzazione progressiva. Questa tecnica espone gradualmente la persona affetta da questo disagio all’oggetto della sua paura. In genere si inizia con una foto, poi si passa a un giocattolo, infine il confronto avviene con un esemplare reale. Potrebbe essere di aiuto assistere al contatto di una terza persona con il ragno. Oppure studiare questa specie animale per sfatare luoghi comuni e false credenze. Ovviamente questo tipo di approccio permette di ottenere benefici solo a lungo termine.

La psicoterapia

Spesso vengono adoperate altre due tecniche: la psicoterapia cognitivo-comportamentale e l’ipnosi, che permettono di indagare sulle cause della fobia e di identificare gli schemi di pensiero che si nascondono dietro la paura “inspiegabile” del paziente per i ragni. Imparando a sostituire le associazioni di pensiero negative con quelle positive il livello della fobia tende a regredire.

La realtà virtuale

Nell’ultimo periodo ha preso piede anche l’utilizzo della realtà virtuale: negli Stati Uniti viene usato un simulatore 3D dal nome Virtual spider technology capace di creare un ragno tridimensionale nella stanza per permettere di affrontare “in sicurezza” questo tipo di paura. Secondo le statistiche, per superare la fobia e rimuovere i meccanismi che sono alla base delle risposte emotive irrazionali bastano poche sedute. Insomma, come se fossero innocue ragnatele da spazzare via.

Altri studi

C’è poi chi sostiene, come alcuni scienziati dell’Università di Zurigo (hanno cercato di dimostrarlo anche in maniera empirica), che un modo efficace per combattere e sconfiggere questo tipo di paura potrebbe essere quello di somministrare un particolare ormone dello stress. Questo sarebbe in grado, grazie alle sue proprietà, di inibire alcuni meccanismi della memoria e quindi “rallenterebbe” in maniera importante il riflesso del panico. Naturalmente, l’ormone si dovrebbe utilizzare come supporto alle sedute di terapia comportamentale.



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