lamentarsi troppo

Lamentarsi è dannoso: ecco perché

Quando la critica eccessiva diventa “lagna” è necessario correre ai ripari.

Lamentarsi non aiuta, anzi peggiora le cose: l’energia negativa sprigionata dal risentimento non è risolutiva e fa risaltare il lato negativo delle cose con un valore profetico: pensare all’aspetto peggiore sembra attirare la possibile soluzione disastrosa di un problema, come ci insegna la cosiddetta Legge di Murphy. Le continue lamentele possono essere anche giuste ma lagnarsene non cambia nulla, perché se all’inizio si prova un leggero e temporaneo sollievo, come se tirare fuori ciò che ci affligge porta a sentirne di meno il peso, poi si ripiomba nello stato d’animo iniziale perché la causa è ancora lì a tormentarci. Ecco allora che in fila nel traffico borbottiamo sul tempo perso o imprechiamo contro il malcapitato che ci sta davanti, al lavoro ce la prendiamo con un collega o con il capo, a casa ci sfoghiamo con i nostri figli, con il compagno, con la cena da preparare o con la consueta montagna di panni da sistemare. Se poi manca un motivo concreto per sfogare il nostro “groppo interiore” allora possiamo prendercela con il tempo meteorologico, le tasse, la crisi economica, la corruzione dei politici e molto altro.

Perché lamentarsi

Chi si lamenta si sfoga e in qualche modo domanda ad altri la soluzione del problema, come se fosse uno spettatore risentito di uno spettacolo che non lo riguarda. Questo vale per le questioni generali e per la quotidianità, perché magari basterebbe qualche piccola strategia per superare ostacoli che sembrano insormontabili, e ai quali contrapponiamo soltanto le nostre parole. Se poi qualcosa non può essere modificata, non dovremmo subirla, ma invece accettarla senza accumulare la rabbia che scatena il lamento, ci rende più brutti e nuoce gravemente alla salute.

Possiamo lamentarci in molti modi diversi, scegliendo come bersaglio una persona, una circostanza esterna o noi stessi. Nel primo e nel secondo caso la nostra osservazione assomiglia a un giudizio e l’altro (o il mondo intero) viene caricato delle responsabilità che fanno scaturire il disappunto. Se ce la prendiamo con noi stessi invece lo facciamo spesso per sentirci contraddire, sfiorando il narcisismo, o per rassicurarci con un po’ di vittimismo. Nel farlo non ci accorgiamo però che questo comportamento causa spiacevoli conseguenze.

donna che si lamenta
La pazienza non è infinita

Chi ascolta i continui rimbrotti prima o poi sentirà una forte tentazione di allontanarsi, perché magari è stufo di sentir parlare soltanto di quello che non va. Alcuni scienziati hanno dimostrato che si tratta di un istinto di sopravvivenza che in questi casi agisce per evitare di sottoporsi a inutili torture psicologiche e auditive. Potremmo così perdere la gioia di relazioni importanti che invece ci possono aiutare contro il pessimismo e ci insegnano a guardare sempre di più al bicchiere mezzo pieno.

 



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