Le dieci più belle poesie d’amore

Una scelta (arbitraria) e coraggiosa fra le più belle poesie d'amore di tutti i tempi

Innamorati

La poesia è nata prima della scrittura stessa, affondando le sue radici nelle tradizioni orali, tramandate fra le generazioni fin dalla notte dei tempi. E così, come la poesia, anche l’amore, un sentimento connaturato con la struttura stessa dell’uomo e che lo ha accompagnato di fatto lungo tutta la sua storia. Naturale quindi il fatto che amore e poesia costituiscano uno dei più duraturi ed indissolubili binomi che hanno accompagnato la storia dell’uomo, l’evoluzione della sua cultura, del suo sentire e del suo essere fino ad oggi. Comporre poesie fin da subito, ha coinciso in modo del tutto istintivo con il parlare d’amore e innumerevoli sono stati gli autori, noti e non, che si sono cimentati nel tentativo di esprimere, a parole, ciò che è di fatto inesprimibile… come dire ti amo.

Sceglierne dieci di loro fra tutta la produzione disponibile è una impresa titanica: per questo la affrontiamo con umiltà e sapendo di non essere né esaustivi né infallibili. Facciamo le nostre proposte e ogni contributo in merito sarà bene accetto. Ma adesso, ci proviamo…

Catullo: “Odio et Amo”

Odio e amo. Perché mi succede questo?

Non lo so, ma così sento e mi tormento.

 

Dante Alighieri: “Tanto gentile e tanto onesta pare”

Tanto gentile e tanto onesta pare

la donna mia quand’ella altrui saluta,

ch’ogne lingua deven tremando muta,

e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,

benignamente d’umiltà vestuta;

e par che sia una cosa venuta

da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,

che dà per li occhi una dolcezza al core,

che ‘ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova

un spirito soave pien d’amore,

che va dicendo a l’anima: Sospira.

 

 

Francesco Petrarca: “Benedetto sia l’ giorno”

Benedetto sia ‘l giorno e ‘l mese e l’anno

e la stagione e ‘l tempo e l’ora e ‘l punto

e ‘l bel paese e ‘l loco ov’io fui giunto

da’ duo begli occhi che legato m’ànno;

e benedetto il primo dolce affanno

ch ‘ i’ ebbe ad essere con amor congiunto,

e l ‘ arco e le saette ond ‘ io fui punto,

e le piaghe che ‘infin al cor mi vanno.

Benedette le voci tante ch’io

chiamando il nome di mia Donna ò sparte,

e i sospiri e le lagrime e ‘ l desio ;

e benedette sian tutte le carte

ov’io fama l’acquisto, e ‘l pensier mio,

ch’è sol di lei , sì ch’altra non v’à parte

Guido Cavalcanti: “Io vidi li occhi dove Amor si mise”

Io vidi li occhi dove Amor si mise

quando mi fece di sé pauroso,

che mi guardar com’ io fosse noioso:

allora dico che ‘l cor si divise;

e se non fosse che la donna rise,

i’ parlerei di tal guisa doglioso,

ch’Amor medesmo ne farei cruccioso,

che fé lo immaginar che mi conquise.

Dal ciel si mosse un spirito, in quel punto

che quella donna mi degnò guardare,

e vennesi a posar nel mio pensero:

elli mi conta sì d’Amor lo vero,

che[d] ogni sua virtù veder mi pare

sì com’ io fosse nello suo cor giunto.

Giacomo Leopardi: “Alla sua donna”

Cara beltà che amore

Lunge m’inspiri o nascondendo il viso,

Fuor se nel sonno il core

Ombra diva mi scuoti,

O ne’ campi ove splenda

Più vago il giorno e di natura il riso;

Forse tu l’innocente

Secol beasti che dall’oro ha nome,

Or leve intra la gente

Anima voli? o te la sorte avara

Ch’a noi t’asconde, agli avvenir prepara?

Viva mirarti omai

Nulla spene m’avanza;

S’allor non fosse, allor che ignudo e solo

Per novo calle a peregrina stanza

Verrà lo spirto mio. Già sul novello

Aprir di mia giornata incerta e bruna,

Te viatrice in questo arido suolo

Io mi pensai. Ma non è cosa in terra

Che ti somigli; e s’anco pari alcuna

Ti fosse al volto, agli atti, alla favella,

Saria, così conforme, assai men bella.

Fra cotanto dolore

Quanto all’umana età propose il fato,

Se vera e quale il mio pensier ti pinge,

Alcun t’amasse in terra, a lui pur fora

Questo viver beato:

E ben chiaro vegg’io siccome ancora

Seguir loda e virtù qual ne’ prim’anni

L’amor tuo mi farebbe. Or non aggiunse

Il ciel nullo conforto ai nostri affanni;

E teco la mortal vita saria

Simile a quella che nel cielo india.

Per le valli, ove suona

Del faticoso agricoltore il canto,

Ed io seggo e mi lagno

Del giovanile error che m’abbandona;

E per li poggi, ov’io rimembro e piagno

I perduti desiri, e la perduta

Speme de’ giorni miei; di te pensando,

A palpitar mi sveglio. E potess’io,

Nel secol tetro e in questo aer nefando,

L’alta specie serbar; che dell’imago,

Poi che del ver m’è tolto, assai m’appago.

Se dell’eterne idee

L’una sei tu, cui di sensibil forma

Sdegni l’eterno senno esser vestita,

E fra caduche spoglie

Provar gli affanni di funerea vita;

O s’altra terra ne’ superni giri

Fra’ mondi innumerabili t’accoglie,

E più vaga del Sol prossima stella

T’irraggia, e più benigno etere spiri;

Di qua dove son gli anni infausti e brevi,

Questo d’ignoto amante inno ricevi.

 

Giacomo Leopardi: “A Silvia”

Silvia, rimembri ancora

quel tempo della tua vita mortale,

quando beltà splendea

negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,

e tu, lieta e pensosa, il limitare

di gioventù salivi?

Sonavan le quiete

stanze, e le vie dintorno,

al tuo perpetuo canto,

allor che all’opre femminili intenta

sedevi, assai contenta

di quel vago avvenir che in mente avevi.

Era il maggio odoroso: e tu solevi

così menare il giorno.

Io gli studi leggiadri

talor lasciando e le sudate carte,

ove il tempo mio primo

e di me si spendea la miglior parte,

d’in su i veroni del paterno ostello

porgea gli orecchi al suon della tua voce,

ed alla man veloce

che percorrea la faticosa tela.

Mirava il ciel sereno,

le vie dorate e gli orti,

e quinci il mar da lungi, e quindi il monte.

Lingua mortal non dice

quel ch’io sentiva in seno.

Che pensieri soavi,

che speranze, che cori, o Silvia mia!

Quale allor ci apparia

la vita umana e il fato!

Quando sovviemmi di cotanta speme,

un affetto mi preme

acerbo e sconsolato,

e tornami a doler di mia sventura.

O natura, o natura,

perché non rendi poi

quel che prometti allor? perché di tanto

inganni i figli tuoi?

Tu pria che l’erbe inaridisse il verno,

da chiuso morbo combattuta e vinta,

perivi, o tenerella. E non vedevi

il fior degli anni tuoi;

non ti molceva il core

la dolce lode or delle negre chiome,

or degli sguardi innamorati e schivi;

né teco le compagne ai dì festivi

ragionavan d’amore.

Anche peria tra poco

la speranza mia dolce: agli anni miei

anche negaro i fati

la giovanezza. Ahi come,

come passata sei,

cara compagna dell’età mia nova,

mia lacrimata speme!

Questo è quel mondo? questi

i diletti, l’amor, l’opre, gli eventi

onde cotanto ragionammo insieme?

questa la sorte dell’umane genti?

All’apparir del vero

tu, misera, cadesti: e con la mano

la fredda morte ed una tomba ignuda

mostravi di lontano.

 

William Shakespeare: “All’amata”

Se leggi questi versi,

dimentica la mano che li scrisse:

t’amo a tal punto

che non vorrei restar

nei tuoi dolci pensieri,

se il pensare a me

ti facesse soffrire.

 

Alda Merini: “Io sono folle d’amore per te”

Io sono folle, folle, folle d’amore per te .

io gemo di tenerezza perchè sono folle, folle, folle

perchè ti ho perduto.

Stamane il mattino era cosi caldo

che a me dettava quasi confusione

ma io era malata di tormento ero malata di tua perdizione.

 

Emily Dickinson: ” Che sia l’amore tutto ciò che esiste”

Che sia l’amore tutto ciò che esiste

È ciò che noi sappiamo dell’amore;

E può bastare che il suo peso sia

Uguale al solco che lascia nel cuore.

 

 

Pablo Neruda: “Sonetto XVII”

Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio

o freccia di garofani che propagano il fuoco:

t’amo come si amano certe cose oscure,

segretamente, tra l’ombra e l’anima.

T’amo come la pianta che non fiorisce e reca

dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;

grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo

il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,

t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:

così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,

così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,

così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno

 

E quando le parole non bastano, puoi pensare di aggiungere un dono inaspettato come quelli proposti da troppotogo.

Oppure, se la destinataria della missiva romantica è una dolce donzella, perché non conquistarla abbinando al biglietto d’amore un bel paio di scarpe? Noi donne ne andiamo matte! Il modello perfetto è un paio di décolleté, eleganti e sensuali: su Zalando c’è l’imbarazzo della scelta.

 


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Commenti

  • Andrea

    Il sonetto di Shakespeare è solo un estratto… Non è completa.

  • Romina

    Desideri

    Quando scongiuro il tuo respiro
    quando imploro le tue mani
    come esule,
    penosamente
    anela al ritorno
    tu non ti nascondere.
    Quando ti chiedo un tenero sguardo
    quando confido nel tuo abbraccio
    per sopire i miei tormenti
    non distrarti.
    Continua a cercarmi
    quando l’inverno
    appesantisce i passi,
    continua a chiamarmi
    quando il silenzio
    annichilisce i venti
    e quando, infine
    deciderai di perdermi
    tu,
    almeno
    dedicami un’attesa,
    l’incanto dell’ultima vista al faro
    prima del mare aperto.

    questa è una poesia che ho trovato sul web…a mio giudizio è semplicemente meravigliosa!

  • Nicola

    C’era qui
    Un unico momento,
    Dentro di me.
    Ma era fantastico ed
    Era in cui riuscivo a pensare
    Solo a te.

  • bruno

    Una bella poesia non si valuta da chi la scrive perchè altrimenti sarebbe solo ipocrisia e ipocrita sarebbe chi alimenta e sopravvaluta lo spessore e la sostanza. Solo belle parole sentite e vissute anche senza rime possono dare sostanza a una frase e un’ altra ancora per colpire a fondo e poter dire di aver letto una poesia che ha lasciato il segno nel cuore che un cuore ha solo dettato il vissuto che ha sentito forse gioito per fortuna sofferto per sfortuna o semplicemente amato.

  • Francesco Ianniciello

    In gabbia (prigioniero in un tunnel)

    C’è il sole stamattina ,
    seduto sulla mia brandina
    noto che c’è il sole stamattina,
    mi illumina è caldo è una forza di vita.
    Ma all’improvviso un brivido
    mi pervade e sale su per la schiena,
    il sole lascia il posto a nubi fredde e nere
    ho male alle ossa e mi vien da vomitare.
    Alternanza di bene e male,
    benessere totale e voglia di morire.
    Poi di nuovo il sole sulla mia pelle
    ed i miei buchi sembrano stelle .
    C’è il sole stamattina .
    11/06/1994

  • Raffael

    Trovo le poesie molto interessanti, sobrie..usufruibili da parte di un largo pubblico mediamente colto..quindi vasto..
    E’ la prima volta..che mi collego a voi..

  • Valeria

    Nessuno sa quanto ti amo
    non il cuore mio
    distratto com’è dall’amore.
    Nessuno sa come ti amo
    nemmeno i miei occhi
    attenti come sempre
    al tuo sguardo.
    Non le parole
    che ti raccontano
    né le stagioni
    che ti assaporano
    nessuno immagina quanto ti amo
    neppure queste labbra
    a te devote.

    (Michele Gentile)

  • Claudio

    una pausa di vita meravigliosa leggendo parole e versi immortali
    ma usufruibili ogni istante che li leggi

  • Salvatore Armando Santoro

    LA MIA POESIA “UNA VITA UGUALE” E’ L’UNDICESIMA POESIA TRA LE PIU’ BELLE CHE CANTANO L’AMORE

    UNA VITA UGUALE

    Sposa mia, ti sento,
    mentre nella solitudine dei miei pensieri,
    nell’immensità
    delle possibilità di evasione
    che mi offre il mio elaboratore,
    batto ritmicamente la tastiera
    e compongo i miei pensieri
    col sentimento delle mie passioni.
    Ti sento, già così presto,
    affaccendarti anche sulle mie cose
    ed una tenerezza immensa m’opprime.
    Avverto l’inutilità della mia immobilità
    davanti ad uno schermo, bigio ed insensibile,
    e le colpe della mia pigrizia
    mi rimbalzano in petto
    come i giochi del pallone
    che il computer a volte mi presenta.
    Non so se basta,
    ma il tuo curare le mie cose
    apre il mio cuore al grande affetto che ti porto,
    e se la voce tua
    interrompe l’intensità dei miei pensieri,
    scusa il mio sciocco sgridare,
    la presunzione che solo conta
    questo inutile tempo
    ch’io trascorro in silenzio
    rubando, ai tuoi interessi,
    i momenti migliori del nostro vivere insieme.
    Ma pur nel mio silenzio,
    odo la voce tua
    che questo cuore empie di vita e amore,
    sempre!

    Santoro Salvatore Armando
    ( Aosta 1.1.1993 – h.10,30)

    – Pubblicata nel volume “Cara Famiglia” edito dalla Keltia Editrice di Aosta (Collana di Poesia e letteratura romantica) – Ed. 1995) 

  • Salvatore Armando Santoro

    Se fosse stato Petrarca a scriverla la mia poesia a voglia quanti commenti ci sarebbero stati. Per questo tutti i poeti contemporanei bravi che abbiamo non verranno mai letti. Perché questi coglioni di lettori leggono sempre i “morti”. I vivi non li legge mai nessuno!

  • lupo Alberto

    Che cos’è l amore?….il vero amore?
    In poesia? E… non?
    Ommariasantissimissima
    Cheppalle ma è facilissimisimissimo
    Ok
    …ci provo. … hm……

    ”’La morte mia
    Per la vita sua”’

    Finito
    …. e che altro santiiddio

    …parole parole parole

  • Salvatore Armando Santoro

    Lupo Alberto….”Insomma, un trapianto… una cessione di organi vitali… il cuore ad esempio”!

  • Tony

    Buon giorno Salvatore Armando Santoro….ho pubblicato la tua poesia in una raccolta, insieme a Neruda, Alda Merini, Bukowski, Prévert (anche se non sei Petrarca). Ciao e continua così non mollare.

  • Salvatore Armando Santoro

    Tony, se mi mandi il link o condividi sulla mia pagina di FB, lo gradirei!

  • Salvatore Armando Santoro

    FANTASMI

    Fantasmi nei pensieri
    come lenzuolo bianco su quell’acqua
    che unisce l’Adriatico allo Jonio,
    linea sottile che alle volte appare
    quando a Ristola il ciel splende sereno
    e d’azzurrino tenero è il suo mare.

    Fantasmi i miei sospiri
    persi in un sogno antico che rivive
    in mezzo al volo bianco dei gabbiani
    al rauco grido che risuona in cielo
    s’espande come un pianto che m’implora
    ad un perdono che lei non vuol capire,
    come preghiera palma a palma unisco
    ma adesso instabili tremano le mani.

    Fantasma è questo amore
    che sussulta,
    a tratti s’infiamma del vermiglio dei tramonti
    a tratti candido riappare
    come la neve stanca dei miei monti.
    Candido fu e candido lo vissi
    anche se misto a insana ipocrisia
    libido e trasgressione ricamò
    le notti di vera passione
    con lei bendata a letto
    ripiena di lussuria e perversione.

    Perse la sua gioventù su madide lenzuola,
    ma il profumo dei sensi ancor rivivo
    vezzeggio ed accarezzo la sua pelle
    il suo sudor detergo con le dita
    ed il salato assaggio con la lingua
    che scivola a carezzar le sue mammelle.

    Tremori che riportano un passato
    che cerco invano di dimenticare
    come drogata, a volte,
    sconvolta la sua immagine riappare.
    Provo nel petto tanta tenerezza
    …… m’ha regalato la sua giovinezza.
    Sosto a Ristola, medito sul passato,
    mentre sulla falesia antica
    cerca ristoro il cuore mio malato.
    Scivola l’onda,
    e corre il mare a riabbracciare,
    – “ritrova pace in cuor” – pare che dica.

    Salvatore Armando Santoro
    (Donnas 27.3.2018 – 9,40)

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