Dieta 5:2, il digiuno che divide gli esperti

Cinque giorni si mangia, due giorni si digiuna. Questo il nuovo metodo ideato in Gran Bretagna e proposto da Michael Mosley.

Ragazza che mangia una insalatina

Digiunare fa dimagrire. Certo è che se questo fosse lo slogan per il lancio della nuova dieta “5:2” che dalla Gran Bretagna sta sbarcando da qualche tempo in tutta Europa, si potrebbe gridare alla scoperta dell’acqua calda. E’ come dire che mangiare fa ingrassare o che di notte c’è buio. In realtà, al di là delle facili ironie, si tratta di un metodo nuovo che sta già raccogliendo un discreto consenso fra scienziati e nutrizionisti, specie nel Regno Unito, dove la tecnica è stata elaborata e ha cominciato la sperimentazione. E’ quindi una cosa seria, attualmente allo studio per verificarne l’effettivo “rigore” ed assicurarne la compatibilità con la salute. Sta di fatto che chi l’ha provata ne ha generalmente una percezione positiva. Il che, se non è certamente una prova, è quantomeno il primo indizio.

L’equilibrio nutrizionale e il digiuno “intermittente”

Michael Mosley è un medico inglese che conduce da tempo sulla BBC una rubrica televisiva dal titolo Horizon. E’ lui che ha sperimentato per primo su sé stesso questo nuovo metodo che, ancora prima che la perdita di peso, ha come obiettivo primario il “riequilibrio” dell’alimentazione e la sua maggiore “aderenza” alle esigenze effettive del corpo. Da questa esperienza, nata quasi per caso come soggetto di un suo documentario, è scaturito il libro che Mosley ha scritto e in cui ha lanciato la sua idea: Eat, Fast and Live Longer, ovvero “Mangiare, digiunare e vivere più a lungo“. L’idea, come si può intuire, è semplice: sembra piuttosto sostenibile scientificamente il concetto che brevi periodi di digiuno, se correttamente effettuati e controllati, siano in grado di generare diversi benefici per la salute: alcune energie “operative” del corpo vengono dedicate ad attività diverse dalla assimilazione del cibo e dal suo immagazzinamento – o “crescita”, se si vuole – come la “riparazione” o l’utilizzo delle riserve energetiche in eccesso o la pulizia dalle scorie generate, comunemente, dall’attività quotidiana dei diversi organi ed apparati. Il digiuno, quindi, non prolungato ma “Intervallato” con il mangiare mette in moto questi meccanismi, con un effetto di “riequilibrio” generale dell’organismo. Lo slogan dietro a cui si “cela” il segreto del metodo, che non può considerarsi una vera dieta ma piuttosto un particolare regime alimentare, è anche la frase ricorrente del libro di Mosley: “digiunare, esattamente come mangiare, è la miglior cosa, se fatta con moderazione“.

Sandwich?

La dieta del digiuno: come funziona?

La tecnica è assai semplice e, se vogliamo, richiede anche uno “sforzo” mentale e di volontà meno acuto di una dieta tradizionale. Per seguire il metodo 5:2 occorre intervallare 2 giorni di digiuno – ovvero, assunzione di pochissime calorie nell’arco delle 24 ore, in genere meno di 500 per le donne e 600 per gli uomini – con gli altri cinque giorni della settimana in cui mangiare di tutto, con il solo accorgimento di “non esagerare” e scegliere cibi sani e, in questo caso, senza la necessità di controllare le quantità di quanto ingerito. Naturalmente la tecnica proposta da Mosley ha subito “spaccato” gli esperti fra chi sostiene che comunque un moderato digiuno non ha controindicazioni e chi ritiene che non ci siano in realtà sufficienti rilievi scientifici per pronunciarsi. In effetti, non si possono prendere affrettatamente posizioni definitive sul tema: si tratta semplicemente di una proposta interessante eventualmente da verificare consultando medici specializzati e ricordando che tale pratica è suggerita da Mosley per soggetti sani ed adulti: non va ovviamente presa in considerazione durante l’età della crescita o in presenza di stati di debolezza, malattia o in gravidanza, quando non è assolutamente adatta.

Michael Mosley
Michael Mosley

 

Photo Credit: Poznyakov/Shutterstock; Yuri Arcurs/Shutterstock


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