Intolleranza al frumento

Intolleranza al grano (o al frumento)

Conosciamo meglio l’intolleranza al frumento: cos’è, come si cura, i sintomi e la dieta consigliata.

È uno dei disturbi più comuni legati all’alimentazione, insieme ai fastidi causati dall’intolleranza al lattosio. Di cosa si tratta? Dell’intolleranza al grano, anche detta intolleranza al frumento. Consiste in una reazione avversa dell’organismo nei confronti di uno dei cereali più diffusi sulla tavola degli italiani. Va nettamente distinta dall’allergia al grano, che è una risposta eccessiva ed errata del sistema immunitario alle proteine del frumento, che scatenano la produzione di anticorpi anti-IgE.

Sintomi

Causa asma (la famosa asma del panettiere), rinite, orticaria da contatto, eczema, febbre da fieno o mal di stomaco. Chi soffre di intolleranza al frumento, di solito, lamenta sintomi ben visibili sul corpo: forfora farinacea, dermatite, diarrea (dovuta al malassorbimento dell’alimento), dolori addominali (in particolare nella parte bassa dell’addome), meteorismo, difficoltà e lentezza digestiva, cefalee di vario grado (soprattutto di tipo infiammatorio).

In alcuni casi si avverte anche formicolio alle braccia e alle gambe, gonfiore alle caviglie, dolori alle ossa, senso di spossatezza e debolezza generalizzata. In alcune persone, poi, si riscontra anche anemia.


Questi sintomi variano di intensità da persona a persona e si manifestano dopo aver assunto alimenti o bevande contenenti frumento. A differenza dell’allergia, i fastidi si manifestano dopo qualche ora dal consumo dell’alimento. Infatti l’organismo mette in atto dei meccanismi compensatori per riuscire a tollerare la sostanza, entro un certo limite.

In ogni caso è bene accertare la reale presenza dell’intolleranza al grano con un test, da eseguire presso uno specialista. Vediamo ora quali alimenti possono essere assunti e quali vanno evitati.

Cosa mangiare

Per prima cosa bisogna eliminare, almeno per un mese (il tempo necessario per disinfiammarsi), pane, pasta, pizza, dolci, crackers e altri prodotti da forno contenenti frumento, sostituendoli con altri cereali come: orzo, riso, grano saraceno, mais, miglio, quinoa, amaranto e avena. Questi cereali sono ormai molto diffusi sul mercato: in grani, come farina o in prodotti pronti all’uso. Basta pensare ai crackers di riso o di mais, alla pasta di grano saraceno, di riso o di mais, ai biscotti di quinoa, di mais o di amaranto: tanti prodotti alternativi per tutti i gusti.

Alimenti da evitare

Si devono evitare, quindi, tutti gli alimenti a base di farina bianca ed integrale. Vietati, dunque, fette biscottate, grissini, creme da pasticceria, pastelle, panature, oltre che germe di grano, birra, whisky e gin.

Bisogna escludere anche segale, farro e kamut, perché hanno proteine simili a quelle del frumento. È importante, poi, controllare gli ingredienti di cioccolato, dadi da brodo, salse, minestre pronte e ripieni dei surgelati.

Intolleranza al grano e al glutine: differenze

Non bisogna confondere però l’intolleranza al grano con quella al glutine, nota come celiachia o morbo celiaco. Questa è una malattia autoimmune, non trasmissibile geneticamente, causata dall’intolleranza permanente alla gliadina, una proteina contenuta nel glutine, a sua volta presente nel frumento, ma anche nel farro, nel kamut, nell’orzo, nella segale e in alcuni cereali minori. La celiachia rende tossici, nei soggetti affetti, tutti gli alimenti contenenti derivati di questi cerali o glutine (per effetto di una contaminazione). Questa malattia causa gravi danni alla mucosa intestinale, distruggendone i villi, preziosi per l’assorbimento delle sostanze nutritive.

Intolleranza al frumento e celiachia

A differenza dell’intolleranza al frumento, la celiachia ha un iter diagnostico consolidato, eseguito attraverso due analisi mirate.

Si parte sempre da un prelievo ematico, andando a dosare alcuni anticorpi: antigliadina (AGA), antireticolina (ARA), antiedomisio (EMA) e anti-tranglutaminasi (IgA e IgG).

In caso di esito positivo o dubbio, la diagnosi va accertata con gastroscopia con biopsia intestinale, per valutare l’atrofia dei villi.

Una volta accertata la celiachia, la persona dovrà seguire a vita la dieta gluten-free, senza poter reintrodurre alimenti contenenti glutine, nemmeno dopo un periodo di sospensione.



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