La vera storia dell’albero di Natale

Una tradizione che ha quasi 800 anni: l’abete di Natale, simbolo per eccellenza delle Feste, viene dal Nord. E ha anche una data di nascita...

Tallin
Tallin

Tallin, Ducato di Estonia, Natale del 1441. Nella centralissima Raekoja Platz, la Piazza del Municipio, da qualche giorno è stato eretto un grande abete propiziatorio decorato con noci, mele, datteri e fiori di carta, riecheggiando le tradizioni nordiche dell’”albero sacro agli dei”. È la prima volta che succede ed intorno ad esso gli abitanti e i visitatori occasionali – Tallin faceva allora parte della Lega Anseatica ed era un importantissimo crocevia commerciale fra Scandinavia e Russia che già contava circa 8.000 abitanti – cominciarono a fare festa, a ballare e a cantare. Si formò anche un primo piccolo mercatino e, col tempo, si consolidò la tradizione secondo cui i giovani scapoli ballavano intorno all’albero nelle giornate di festa con le ragazze della zona, in cerca dell’anima gemella. Nacque così, almeno secondo le versioni ufficiali della storia, la tradizione dell’albero di Natale come lo intendiamo oggi. A Tallin l’albero sulla piazza del Municipio viene tuttora innalzato e ogni anno prende vita uno dei più storici e caratteristici mercatini dei Natale del mondo.

Riga
Riga

Una tradizione millenaria che accomuna le culture

Non mancano le leggende più o meno fantasiose che si accompagnano alla nascita della tradizione dell’albero di Natale, né le altre città che rivendicano la paternità dell’”idea” originale: Riga, in Lettonia, prima fra tutte, dato che può vantare il più vecchio documento storico certo riguardo ad un albero di Natale in piazza che risale al 1501. Comunque sia andata e chiunque abbia ragione nell’annosa disputa fra lettoni ed estoni, la consuetudine di addobbare alberi con nastri ed altri oggetti colorati con scopi propiziatori proviene da una tradizione antichissima che risale nella storia fino a perdersi nei suoi albori e che trova la sua origine nelle ataviche consuetudini comuni a diverse culture nordiche. Oggetti della devozione attraverso questa pratica erano le divinità, ognuna delle quali aveva la propria simbologia, oppure le anime dei defunti che erano rievocati con piccole candele.

Ovviamente a farla da padrone fra i diversi alberi era l’abete, estremamente diffuso in queste latitudini e che inoltre era già considerato sacro dal popolo dei germani, rappresentando infatti “l’albero cosmico” di Odino, il supremo dio della mitologia nordica. Ma la simbologia dell’albero come segno del divino non era soltanto pagana, ma anche cristiana. L’”albero della vita” è una immagine biblica che risale alla tradizione ebraica dell’Antico Testamento e successivamente la Chiesa dei primi secoli aveva visto nell’albero una prefigurazione del Popolo di Dio che fiorisce alla presenza della linfa vitale di Cristo ed un simbolo della bellezza della Creazione. L’incontro tra queste due grandi tradizioni ha fatto nascere “l’abero di Natale” come oggi lo conosciamo.

Tallin, Raekoda Plaza
Tallin, Raekoda Plaza

Dal nord al mondo: la tradizione del Natale

Da Tallin in avanti la tradizione dell’albero si è presto radicata nella popolazione e ha trovato una rapida diffusione soprattutto nelle regioni successivamente centro della Riforma Protestante, tanto che esso fu per un certo periodo considerato direttamente come una idea di Martin Lutero. Fu proprio questa etichetta di “pratica protestante” a frenarne inizialmente la sua espansione al di sotto del Reno: a superare tale ostacolo pensarono due nobili signore cui si deve, in qualche modo, la diffusione dell’albero di Natale anche nei paesi “latini”. La cattolicissima Arciduchessa d’Austria Henrietta lo “importò” a Vienna nel 1816 e sua nipote Elena, divenuta Duchessa di Orleans, lo volle a Parigi nel 1840. In Italia, il primo albero di Natale fu quello allestito al Quirinale dalla Regina Margherita, nella seconda metà dell’Ottocento: una consuetudine che si diffuse con una velocità sorprendente in tutto il Paese.

Photo Credit: Ivar Leidus


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