Fiorella Ciaboco: design e sartorialità da Milano a Melbourne

Abbiamo intervistato Fiorella Ciaboco, titolare dell’omonima sartoria che è arrivata fino a Melbourne. Un esempio di eccellenza del Made in Italy e di imprenditoria al femminile

fiorella ciaboco

Il Made in Italy è un marchio apprezzato e amato in tutto il mondo, un sinonimo di qualità e di eleganza portato avanti da grandi nomi ma anche da tante realtà artigianali, come quella di Fiorella Ciaboco. L’abbiamo incontrata nel suo atelier in corso Como, a Milano, un salotto elegante, che apre le porte a mostre, degustazioni, anteprime e a collaborazioni con designer e creativi. Lei non si definisce una stilista, ma una sarta, un tecnico della confezione, che pensa all’abito e lo crea, scegliendo il materiale, tagliando la stoffa e seguendo ogni fase della realizzazione per consegnare al cliente un prodotto unico.

Perché hai deciso di intraprendere questa strada?
Ho avuto modo di vedere il lavoro nella fabbrica delle Sorelle Fontana negli anni ’80 e ho deciso che avrei voluto gestire anch’io un’attività così.

fiorella ciaboco
E ci sei riuscita…
Sì a 13 anni sono andata a bottega dalla sarta del mio paese, nelle Marche. Eravamo un gruppo di ragazzine, lavoravamo tanto, anche di notte se c’erano delle consegne, ma a me piaceva. Poi ho fatto la scuola di modellistica e ho continuato a perfezionarmi negli anni. Sono docente universitaria a Urbino e al Poliarte di Ancona, ho avuto collaborazioni con lo IED e organizzo workshop per allievi da tutto il mondo. La mia sfida è dominare il tessuto, interpretarlo al meglio per realizzare capi belli e di qualità.

Quanto è importante la formazione in questo settore?
Molto e infatti i miei atelier, sia quello di Milano che quello di Jesi, sono ben disposti ad accettare tirocini per imparare il mestiere sul campo. In questo settore abbiamo bisogno di personale specializzato.

Hai avuto difficoltà nel tuo percorso?
La burocrazia ti frena in queste cose, ma se il mio obiettivo è definito vado avanti per la mia strada.

Secondo te, quali sono i tuoi punti di forza? Che cosa ci vuole per diventare un imprenditore/imprenditrice di successo?
Ci vuole determinazione, intuizione, apertura e capacità di comunicare. Bisogna saper far bene il proprio lavoro ma anche il marketing è importante. Questa è la base, ma purtroppo genio e soldi non viaggiano mai insieme quindi ci vuole anche un investitore!

Come nasce la tua collezione?
Nasce in base a quello che la donna vuole, ascoltando le richieste e i gusti delle clienti e ispirandomi agli anni ’40-’50, gli anni d’oro della sartoria e dell’abito che ti veste bene. Le sfilate dell’atelier sono come quelle di Chanel negli anni ’40: le modelle camminano lentamente e aprono il capo, lo fanno vedere anche l’interno perché gli abiti sono come le persone, il bello è dentro. I capi sono rifiniti accuratamente in ogni particolare, utilizzando sempre materiali di prima qualità che io stessa ricerco e seleziono per offrire sempre un prodotto esclusivo.

Tu lavori con un gruppo di sole donne. Come ti trovi?
Gestire un gruppo di donne non è facile, ci vuole grinta perché c’è l’invidia, ognuna ha il suo carattere, le sue paturnie,… ma ci si può anche aiutare. Ho ricevuto il Premio valore e lavoro 2009 della regione Marche per i servizi aziendali che ho inserito come quello di baby sitting o della spesa a domicilio. Devi avere carisma e portare risultati, oltre a saper scegliere bene il personale.

Raccontaci della tua esperienza in Australia a novembre…
È stata una bella sfida, ma il fatto di essere una rappresentante del Made in Italy e master taylor mi ha aperto molte porte. Sono stata all’evento della camera di commercio italiana a Melbourne invitata dal console, ho conosciuto il sindaco della città e altre personalità tra cui il sarto Adriano Carbone, maestro della sartoria uomo, con cui ho lavorato nel periodo in cui ero lì. Ho poi realizzato un corner con i miei capi nel suo showroom nella nota Block Arcade di Melbourne. Ora sto lavorando ad altri progetti di internazionalizzazione.


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