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Il parto: paura e gioia si confondono

Avere un figlio è la cosa più naturale del mondo e molte donne aspettano questo momento con gioia e trepidazione.

Sentire una vita che cresce dentro di sé è un’esperienza unica ed impagabile e il più delle volte le aspiranti mamme affrontano questo periodo, anche se caratterizzato da diversi malesseri, con grinta ed entusiasmo.

Ma, con l’avvicinarsi della data del termine, la paura del parto si fa sempre più insistente, soprattutto per le donne che affrontano questa esperienza per la prima volta.

Chi ha già partorito, però, non è detto che sia immune da ansie e timori: ogni parto ed ogni nascita sono diversi e pertanto è naturale preoccuparsi per le salute propria e del bambino.

A maggior ragione se una donna ha subito delle complicazioni al momento del primo parto, è quasi inevitabile che viva con angoscia i parti successivi.

Come combattere l’ansia

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Un buon sistema per fronteggiare l’ansia connessa a questo momento può essere quello di affrontare un corso di preparazione al parto, la cui frequenza inizia generalmente a partire dal secondo trimestre di gravidanza. Si tratta di incontri settimanali tenuti generalmente da personale ostetrico, che hanno come obiettivo quello di garantire alle utenti il maggior numero di informazioni possibili su tutto quello che ruota attorno alla nascita di un bimbo. Dalla  gravidanza e tutto ciò ad essa connesso, al parto e soprattutto al ritorno a casa con la presenza di una nuova vita. Molto utili sono anche gli insegnamenti delle tecniche di respirazione e di rilassamento che saranno uno strumento indispensabile per affrontare in maniera serena e consapevole il momento del travaglio.

Gli incontri si svolgono sia negli ospedali, sia nei consultori e sicuramente il contatto con altre donne che stanno vivendo la stessa esperienza aiuta la futura mamma a fronteggiare il suo stato molto più tranquillamente.

Infatti, nonostante si tratti di una condizione assolutamente fisiologica, spesso il parto viene visto come un evento molto pericoloso, e a questo contribuiscono le notizie di malasanità e i rari casi in cui le cose sono andate male, che purtroppo fanno notizia.

A fare paura sono soprattutto i parti prematuri, anche se abbiamo testimonianze di bambini nati anche a metà della gestazione e riusciti ugualmente a sopravvivere grazie alle competenze dei medici.

Ma anche superata la 37esima settimana, quando ormai si parla di gravidanza a termine i dubbi e i timori non si placano.

Parto naturale, parto indotto e parto cesareo?

La maggior parte delle mamme vorrebbe avere un parto naturale, possibilmente con l’aiuto dell’anestesia epidurale, ormai messa a disposizione da quasi tutti gli ospedali.  Ma ci sono anche donne che, per non dover sopportare il travaglio, preferiscono sottoporsi direttamente ad un cesareo, magari programmato. Sicuramente il bambino nascerà più in fretta, ma, trattandosi di un’operazione, il recupero della mamma sarà più lento e faticoso.

C’è poi il parto indotto: si ricorre cioè ad alcune tecniche farmacologiche per stimolare le modificazioni del collo uterino e le contrazioni necessarie a dare il via al travaglio.

Può essere indotto se non si avvia spontaneamente entro termini entro circa 14 giorni alla data dl termine, oppure quando per vari motivi si deve far nascere il bambino in anticipo rispetto ai tempi naturali e, si vuole evitare il cesareo.

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