distacco dal ciuccio

Come togliere il ciuccio: 3 regole da seguire

Molte mamme l’hanno definita “mission impossible”, serve tanta pazienza e un distacco graduale.

Impresa titanica o missione possibile? Togliere il ciuccio, ecco come fare in 3 mosse.

Le mamme lo sanno che far abbandonare l’amato ciuccio al proprio pargolo non è una cosa da poco, per i bambini è un piccolo trauma.

L’età giusta per abbandonare il ciuccio è intorno ai tre anni, bisogna evitare che il distacco avvenga troppo bruscamente o che coincida con periodi particolari come l’inserimento all’asilo o la nascita di un fratellino.

L’amato ciuccio, cosa rappresenta per i bambini?

Si può dire che il ciuccio sia una specie di surrogato del seno materno, dà al bambino sensazioni piacevoli e lo tranquillizza.

Le differenze tra il ciuccio e il seno materno sono incolmabili, è ovvio, ma rispetto al seno il bambino ha il vantaggio di poter avere il ciuccio sempre, ovunque e in qualunque momento. Proprio questa “onnipresenza” del ciuccio darebbe ai bambini la sensazione di averne il controllo pieno e di poterlo usare a loro piacimento.

Non è un caso che il termine inglese per indicare il ciuccio è “pacifier”.

Come gestire il distacco dal ciuccio

Qualche caso fortunato esiste: bambini che verso i tre anni, abbandonano spontaneamente il ciuccio. Il distacco normalmente coincide con l’acquisizione di maggiore sicurezza e con il minor bisogno di ricevere conforto.

Nel caso che il distacco non avvenga spontaneamente, bisognerà fare in modo che sia graduale ed evitare di farlo coincidere con periodi particolarmente stressanti per il bambino.

La soluzione ideale sarebbe evitare di adottare il ciuccio e far abituare il bambino alla suzione del “pacifier” sin dalla nascita. Un’idea? Non inseritelo nella valigia per l’ospedale così da non cadere in tentazione al primo pianto, successivamente, se vi rendeste conto di averne bisogno, potete sempre procurarvelo.

I casi più comuni sono quelli in cui il bambino deve essere guidato nella fase di distacco. Dopo i tre anni, i bambini sviluppano una sorta di dipendenza psicologica dal ciuccio e, quindi, quanto più si tarda nel togliere il ciuccio tanto più l’impresa diventa ardua.

In questi casi, bisogna evitare:

♦ Di far sparire il ciuccio come per magia, senza dare spiegazioni. Il distacco improvviso nuoce al bambino avendo per effetto: nervosismo, inappetenza e insonnia.
♦ Il distacco troppo brusco potrebbe avere un risultato ben peggiore del ciuccio: il ricorso al pollice come elemento consolatore.
♦ Evitare frasi come “Sei grande, dobbiamo abbandonare il ciuccio”, rischiamo di creare uno stato d’ansia inutile ed esagerato a un bambino così piccolo.

Ecco tre mosse semplici ma molto utili per un distacco non troppo drammatico:

Togliete il ciuccio di giorno. Diciamo al bambino che, mentre la sua giornata si svolge tra varie attività di gioco e uscite al parco, il ciuccio si riposa o “fa la nanna”. È utile anche selezionare con il bambino un posticino dove mettere a “riposare” il ciuccio. Siate decise e ferme e non cedete a pianti e capricci di sorta.
♥ Concordate i momenti tenendo conto del suo “sentimento”. I bambini sono in grado di dirvi in quale momento possono rinunciare al ciuccio, eventualmente concedete qualche momento “pro ciuccio”, al momento della nanna o quando la mamma non c’è.
Gratificate il vostro bambino premiandolo con alcuni regalini, che abbiano un carattere puramente simbolico. L’idea di base è che se il bambino riesce a staccarsi dal ciuccio durante il giorno, riuscirà anche a farne a meno la notte. Inoltre, una favola, una coccola in più o la vostra semplice presenza prima della nanna darà calore e sicurezza al bambino, certamente più di quanto possa fare il ciuccio.

Se nessuno di questi metodi saranno bastati a ottenere il distacco, ricorrete a questo metodo un po’ drastico ma efficace: fate in modo che il ciuccio appaia consumato o “rotto” e che il bambino non possa più usarlo. Ovviamente non dovrete comprarne uno nuovo.



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