Bambini e tecnologia… un rapporto in continua evoluzione

Bambini e tecnologia… un rapporto in continua evoluzione

Nel 2001 si parlava di nativi digitali. Oggi di bambini digitali. I più piccoli hanno infatti sempre più familiarità con tablet e telefonini: un rapporto, quello tra bimbi e tecnologia, in continua evoluzione, che nasconde rischi, ma anche tanti vantaggi.

14/10/2014

I bimbi molto piccoli non dovrebbero guardare tv, giocare con telefonini e altre “diavolerie” di ultima generazione. E’ questo l’appello lanciato da psicologi e pedagogisti. Fino ai 2 anni compiuti è sconsigliato far vedere cartoni animati, e lo stesso vale per telefonini, smartphone e tablet, perchè gli apparecchi elettronici possono causare un ritardo nello sviluppo del linguaggio e problemi a livello cognitivo. Tenerli a distanza dal telefonino di mamma e papà non è però affatto facile. Già a partire dall’ultimo anno di nido e ancor più con l’ingresso alla scuola dell’infanzia i bambini manifestano un interesse quasi incontenibile per tutti gli apparecchi elettronici e così capita sempre più spesso di incontrare bambini che non sanno tenere in mano un libro e girarne le pagine, mentre sono capacissimi di utilizzare smartphone, tablet e di schiacciare, forse un po’ a caso, i tasti del pc.


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Generazioni digitali

Un rapporto, quello tra bambini e tecnologia, in continua evoluzione. Se infatti è a partire dal 2001 che si parla di nativi digitali (termine coniato dallo statunitense Mark Prensky, sociologo ed esperto di educazione statunitense, per indicare la prima generazione di bambini cresciuta a pane e dispositivi elettronici), è decisamente più recente il termine bambini-digitali, utilizzato da quando il tablet è entrato nelle case di tante famiglie. Come spesso accade quando dei cambiamenti irrompono in maniera così “violenta” nella vita comunitaria, anche il fenomeno bimbi e tecnologia ha creato pareri e opinioni molto contrastanti fra loro. C’è chi considera i nuovi apparecchi elettronici delle opportunità di crescita, degli strumenti da utilizzare senza porre particolari freni ai più piccoli che in maniera quasi del tutto naturale li utilizzano con disinvoltura già a 24 mesi, e chi invece riscontra dei pericoli che è importante non sottovalutare, come l’affaticamento eccessivo della vista nei bimbi che fanno uso quotidianamente o quasi del tablet di mamma e papà o il rischio di isolamento accompagnato dall’incapacità di stare bene con i coetanei. Se si considerano i risultati di una ricerca commissionata da AVG, noto software house che realizza programmi per la sicurezza del computer, che testimonia che oltre il 50% dei bambini tra i 2 e i 5 anni di età sa già come giocare con un gioco per tablet di livello base, mentre solo 11% di loro è in grado di allacciarsi da solo le scarpe, è facile puntare il dito contro gli strumenti di ultima generazione rischiando così di trascurare e sottovalutare anche gli oggettivi vantaggi.


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Rischi, ma anche vantaggi per i bimbi che utilizzano il tablet

Dove sta dunque la verità? Come sempre… nel mezzo. Gli stessi psicologi ed esperti che con estrema convinzione sconsigliano di proporre cartoon e programmi tv prima del compimento dei 2 anni sostengono infatti che l’utilizzo di smartphone e altri dispositivi digitali in età pediatrica porta con sè anche numerosi vantaggi (alcune app possono ad esempio aiutare i più piccoli a scoprire i numeri e le lettere, e coinvolgerli in letture interattive). Demonizzare pc, tablet e smartphone è dunque sbagliato, a patto che il loro uso sia sempre monitorato dall’adulto e limitato nel tempo. I genitori devono dunque avere la capacità di trovare il giusto equilibrio senza costringere il bambino a scegliere fra una corsa al parco insieme agli amici e l’app preferita. Il segreto per far stare bene i bambini, permettendogli di giocare con i coetanei a nascondino (proprio come si faceva una volta) senza privarli della possibilità di avvicinarsi al mondo virtuale offerto da tanti apparecchi elettronici, sta proprio nel individuare il “giusto” tempo per tutto.