A quando le prime parole del mio bambino?

Quando pronuncerà le prime parole il mio bambino? L'importante è non avere fretta, incoraggiarlo e capire che lui comunica con noi anche con altre modalità, poi tutto verrà da sé.

La comunicazione non è solo verbale

Come quello dei primi passi, anche il momento delle prime parole è atteso quasi con impazienza da mamma e papà, ma non bisogna avere fretta. Per tutti i piccoli e grandi progressi che portano il neonato ad essere un bambino in grado di esprimersi e muoversi con autonomia occorre avere pazienza ed aspettare che il bambino maturi e si evolva secondo i propri tempi e le proprie caratteristiche personali. Preoccuparsi perché il nipotino e il figlio della vicina hanno cominciato a parlare a nove mesi, mentre il proprio bambino alla stessa età è ancora fermo alle prime fasi della lallazione non ha senso.

Alcuni bambini cominciano a formulare semplici parole bisillabe come mamma e papà, ma poi restano fermi a quel livello per mesi, mentre altri che iniziano più avanti con questo tipo di lallazione poi progrediscono in tempi molto rapidi.

La costruzione del linguaggio

Il processo che porta il neonato a completare l’espansione della sfera del linguaggio è molto complesso e va ad interessare non solo aspetti legati allo sviluppo intellettivo e neuromotorio, ma anche quello dell’area affettiva. I primi suoni che il bambino ha udito sono quelli pronunciati dalla madre, ma anche dal padre, dai fratelli maggiori o dalle altre persone che la circondavano, durante i primi mesi della gravidanza. Nel corso di tutta la gestazione ha potuto raccogliere informazioni circa i tipi di suoni senza ovviamente poterne comprendere il significato e collegarli a degli oggetti o a delle situazioni. Con la nascita la sua sfera di conoscenze relative al linguaggio si arricchisce grazie alla comunicazione non verbale che avviene con la madre, già dai primi sguardi durante l’allattamento si instaura questo tipo di relazione che andrà poi a svilupparsi con il linguaggio verbale.

Fino ai tre mesi la comunicazione del neonato è quindi non verbale ed è completamente affidata ai primi sorrisetti ed al pianto, due modalità con cui riesce a trasmettere ai genitori le sue prime esigenze e necessità. Dai tre mesi in poi comincia ad emettere i primi gorgoglii e a muovere le labbra formulando solo piccole sillabe; questi suoni non sono direttamente connessi a situazioni o ad esigenze, sono semplicemente delle “prove” che il piccolo fa imitando il movimento delle labbra degli adulti che gli parlano. In molti casi la madre, e gli adulti in genere, utilizzano un linguaggio fatto di suoni semplici e ben scanditi che aiuta il piccolo ad imparare appunto i movimenti da compiere con le labbra. Questo linguaggio che in gergo si chiama “maternese” deve però essere sostituito da un linguaggio altrettanto semplice, ma con parole corrette e non storpiate, quando il bambino comincia ad imparare a parlare per comunicare con le altre persone.

Intorno ai dieci mesi potrebbe cominciare a pronunciare suoni bisillabi tra i quali possono trovarsi anche le parole “mamma” e “papà”. In ogni lingua del mondo questi due termini sono semplici da pronunciare per un neonato e probabilmente sono anche le parole a cui è più interessato e che quindi cerca di mettere insieme prima di altre. Numerosi sono però anche i casi in cui il bambino impara per primo a pronunciare termini bisillabi che nelle sue intenzioni esprimono il nome di un fratello o di una sorella piuttosto che della nonna. Ad un anno e mezzo il suo vocabolario è composto da qualche decina di parole semplici, ma che lui riesce a mettere insieme per esprimere frasi di senso compiuto (Mamma pappa, Gioco mio, ecc…) i vocaboli che lui comprende sono però molti di più ed è questo il momento per insegnargli il giusto suono delle parole eliminando il maternese.

Con la crescita il vocabolario diventerà sempre più ricco e si accrescerà con pronomi, verbi, aggettivi. L’asilo e la scuola dell’infanzia aiuteranno questo sviluppo anche per la necessità del piccolo di comunicare con persone diverse dai propri famigliari e man mano comincerà a diventare sempre più autonomo e consapevole nella comunicazione, fino ad arrivare nella preadolescenza a pronunciare frasi che una mamma non vorrebbe mai sentire dalla bocca di quel piccolino al quale parlava in maternese, ma questa è un’altra storia e lo sviluppo del linguaggio ormai è completo.


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