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Mangiare in modo compulsivo per poi svuotarsi: la bulimia

La bulimia è un disturbo del comportamento alimentare molto subdolo. La persona che ne soffre infatti non dimostra i tratti emaciati della persona anoressica e riesce a mantenere un peso abbastanza nella norma.

I sintomi della bulimia

I cambiamenti di peso sono un elemento caratteristico di questa condizione per la continua alternanza di pasti esagerati e pasti ridotti. La persona bulimia introduce una grossa quantità di cibo, specialmente dolci o cibi altamente calorici, in poco tempo, in modo compulsivo, senza provare lo stimolo della fame. Durante questa azione, che avviene in modo quasi meccanico, la persona prova una sgradevole sensazione che è quella di perdere il controllo e di non riuscire più a fermarsi. Il soggetto a volte arriva perfino a introdurre il cibo fintanto che il suo stomaco non si dilata pienamente provocando anche dei lievi dolori e tensioni addominali.
I soggetti, dopo queste abbuffate, si sentono estremamente in colpa e per depurarsi fanno uso di lassativi, enteroclismi, diuretici o di vomito autoindotto. Queste condotte espulsive hanno conseguenze negative sull’organismo. Il corpo infatti subisce una forte disidratazione, con conseguenti scompensi elettrolitici, presenza di gonfiore alle braccia e alle gambe, raucedine, presenza di calli sulle nocche delle mani (dovute all’atto continuo di procurarsi il vomito da sole), apatia, spossatezza, emicrania, carie dentale, vertigini e aritmie cardiache.
Altri soggetti invece dopo l’abbuffata preferiscono fare un esercizio fisico molto intenso e si costringono a digiuni forzati per giorni. Per essere classificata come comportamento bulimico questi spiacevoli episodi devono capitare in media due volte alla settimana per circa tre mesi di seguito. Possiamo collocare l’età d’esordio della patologia, che è tipicamente femminile, intorno ai 12-14 anni, oppure nella piena maturità e quindi intorno ai 20 anni.

[dup_immagine align=”alignleft” id=”90777″]Bulimia e psicologia

Che personalità hanno i soggetti bulimici? Sicuramente una scarsa se non nulla autostima, lieve o marcata depressione, fragilità, ansietà e una percezione distorta del proprio corpo. Questi soggetti si vergognano molto del loro comportamento e quindi sono facilmente isolati dal resto della comunità con pochissima vita relazionale sia intima sia affettiva. La persona che soffre di bulimia in un certo senso cerca di colmare con il cibo un vuoto affettivo ed esistenziale molto profondo.
I soggetti infatti che soffrono di disturbi alimentari, tra cui rientra a pieno titolo la bulimia, non hanno trovato nella loro vita una giusta comprensione e non hanno ricevuto quel sostegno incondizionato da parte delle loro figure genitoriali: infatti sono spesso persone sole, timide e molto insicure. Le fasi della bulimia sono molto altalenanti, si possono notare infatti dei periodi relativamente buoni con dei miglioramenti e fasi più critiche dove il disturbo è presente ed emotivamente devastante.

Bulimia e anoressia

Come per l’anoressia nervosa, anche i comportamenti legati a questo disturbo servono a dare un momentaneo sollievo dalle tensioni e da altre problematiche che si credono irrisolvibili. Tutte le attenzioni si concentrano sul peso e sul cibo e altri pensieri passano in secondo piano. Si può guarire da tutto questo? Si può e si deve assolutamente. In entrami i casi bisogna imparare ad accettare qualsiasi emozione anche negativa e lasciarla fluire liberamente, altrimenti il cibo diventa un sedativo di facile portata.

Come guarire

Il primo passo per guarire dalla bulimia è quello di ammettere di avere un problema e di essere consapevoli che è necessario l’aiuto di un professionista, che sia aperto, rassicurante, positivo e mai giudicante. L’approccio cognitivo-comportamentale resta, come per tutti i disturbi alimentari, il metodo elettivo per uscire da questo tunnel. Il soggetto impara ad avere più autostima, a cambiare i suoi pensieri negativi e a prendere confidenza con il proprio corpo. Attraverso una ristrutturazione cognitiva del pensiero stesso, unita a una psico-educazione alimentare, le persone affette da questo disagio si possono riappropriare di un senso di normalità perduto e imparare a piccoli passi, ma costanti, a cibarsi in modo sano e naturale.
Anche una terapia di gruppo può essere di grande aiuto e hanno dato ottimi risultati soprattutto per le adolescenti e per ragazze, perché si instaura una comprensione reciproca all’interno del gruppo e non ci senti più soli. In base alle esigenze del singolo paziente viene studiato un programma terapeutico ad hoc che coinvolga la consulenza di vari specialisti. Non dimentichiamo l’importanza del supporto dei familiari per la buona riuscita della terapia.
È importante non isolarsi ma confidarsi con le persone che sentiamo più vicine a noi e che ci possano aiutare nei primi momenti. Come per tutti i disturbi alimentari prima si interviene e prima si possono ottenere dei risultati apprezzabili e duraturi.

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