Vacanze in Spagna: spettatore incantato a Valencia

Valencia incanta con i suoi contrasti: la modernità della Città delle Arti e delle Scienze e la parte della città vecchia, dove svetta il campanile della Cattedrale

Hospederia del Pilar / Barbara
Hospederia del Pilar / Barbara
  • Hospederia del Pilar / Barbara
  • Sport nei Giardini del Turia / Barbara
  • Giardini del Turia / Barbara
  • Pini immersi in acqua / Barbara
  • Ciudad de las Artes y las Ciencias / Barbara
  • Città delle arti e delle Scienze / Barbara
  • Delfinario / Barbara
  • Voliera / Barbara
  • Divertimento in piscina / Barbara
  • Doppia Elica Dna_Museo delle Arti / Barbara
  • Velivolo_Museo delle Arti / Barbara
  • Piazza del Toro / Barbara
  • Facciata Estacio Nord / Barbara
  • Sportelli Estacio Nord / Barbara
  • Statue varie, la Tartaruga / Barbara
  • Processione Corpus Domini, Statua in oro / Barbara
  • Processione in costume / Barbara
  • Lancio dei petali di rosa dai balconi / Barbara
  • Mercato Centrale / Barbara
  • Interno Mercato Centrale / Barbara
  • Cupola Mercato Centrale / Barbara
  • Miguelete, Campanile della Cattedrale / Barbara
  • Cattedrale / Barbara
  • cattedrale di Santa Maria, conosciuta anche come cattedrale del Santo Calice, con il campanile El Miguelete
  • Vista sulla città di Valencia dal campanile / Barbara
  • Mercato della Seta / Barbara
  • Sombrereria / Barbara
  • Plaza del Carmen / Barbara
  • Murales su un palazzo / Barbara
  • Paella Valenciana / Barbara
  • Horchateria de Santa Catilina / Barbara
  • Plaza de la Virgen

Valencia te encanta

Ci sono viaggi che lasciano un segno, quelli che ti entusiasmano dall’arrivo alla partenza, ti volti indietro un’ultima volta prima di entrare nel “tube” in direzione aeroporto.
Ti è piaciuto tutto dalla coppia smielata in fila al check in che si sarà scambiata nell’attesa 24.000 baci, “il molleggiato” avrebbe trovato nella coppia suddetta una perfetta rappresentazione, al vuoto d’aria sull’aereo che ti fa spalancare gli occhi e dopo, tornato tutto alla normalità, sorridere; dal biglietto della metro spiazzante, non si capiva dove inserirlo, alla porta di accesso che stava per fare di te il numero della donna divisa in due (senza prestigiatore).
Poi la difficoltà a spiegarsi, gli spagnoli che, davanti ad una parola in inglese, invocano l’esorcista. L’aggirarsi con una mappa per capire e, un momento dopo, andare da soli come se quelle strade siano state tue altre innumerevoli volte.
Un viaggio con l’amica di sempre. La spettacolarità di Valencia e della sua modernità, la bellezza delle tradizioni che non muoiono mai, del sacro e profano.

Barrio, movida. Fiesta!

Tutto comincia con l’approdo a Valencia, il tragitto per raggiungere la Pensione nel pieno del Barrio del Carmen, la Ciutat Vella.
Il nome faceva pensare ad un ricovero ospedaliero, così per noi è diventato, “L’Ospedale”. Il nome vero “Hospederia del Pilar”.
All’interno un Signore attendeva noi ospiti.  Con l’aiuto di un evidenziatore ci ha segnato su cartina dove eravamo, dove era la movida, dove la Playa e la metro più vicina, dove la Città delle arti e delle scienze, i quartieri da evitare perché poco illuminati. Da quel momento avevamo una preziosa guida evidenziata in giallo.
Una cena presso la “Sardineria” ci ha rifocillato benissimo con un bel Bacalao, dopo la passeggiata nel pieno del Barrio del Carmen, Carrer CaballerosCerveza a tutto spiano, giovani ed esuberanti gruppi di persone, italiani in trasferta per l’addio alla condizione di nubile e celibe. Tanta gente e movida, nel pieno del suo significato.
Ma di contorno a questo divertimento giovane e fresco, nei pressi di Plaza del Virgin, una statua vistosa di Gesù era stabile in un punto, attorno una banda suonava, donne e uomini ballavano nel centro.
C’era proprio festa nell’aria. Valencia, come tutta la Spagna, va a letto tardi, pure noi con Lei.

Cosa vedere a Valencia, tra pesci tropicali, sacro e tapas

La città prende letto tardi e altrettanto tardi lascia il giaciglio. Alle 8.30 del mattino è tutto chiuso.
Dopo la colazione, si parte in direzione Ciudad de las Artes y las Ciencias, passando per i Giardini del Turia bellissimi, verdi, e frequentati da sportivi, tra corridori e ciclisti.
La Città la si vede già a distanza: cupole ed ostentazioni dell’architettura; un’arpa  bianca sembra solcare il cielo, vederne la sommità è quasi impossibile tanto è forte il sole.
L’Oceanographic è un vero spettacolo per piccoli ed adulti che, come me, non avevano mai visto nulla di simile: pesci tropicali, squali, amantidi, pinguini e delfini. E pensi a quanto sia perfetta la natura.
Segue la visita al Museo delle Arti che ospita installazioni maestose come la doppia elica del Dna, un velivolo che sembra ricordare schizzi leonardiani, una mongolfiera. Ci si diverte un bel po’: il ciclo di vita della materia, fisica, matematica, effetti ottici, schermi touch.
Poi l’Emisferic dove il documentario sul Nilo, proiettato sulla superficie sferica, ti avvolge quasi abbracciandoti.
Finita l’escursione si torna in centro: Plaza del Toro e la vicina Estacio del Nord. Qui ti vien voglia di prenotare un biglietto allo sportello, per poterlo vedere ancor più da vicino tanto è bello.
Di ritorno al nostro “Ospedale”, le strade sono affollate per il passaggio della Processione del Corpus Domini. Sfilano statue varie (tartaruga, drago, quella più propriamente sacra di Gesù), costumi, bimbe vestite di bianco e bimbi da marinaretti, la statua in oro del Corpus domini avvolta dall’incenso. Al suo passaggio da un balcone vengono giù tantissimi petali di rosa. Le bandiere spagnole sono spiegate sui balconi, e quanti guardano fanno il segno della croce e battono le mani.
Alla sera Tapas e tanto gusto di Spagna.

Dall’alto del Miguelete tutta Valencia

Il mattino seguente è la volta del Miguelete, campanile della Cattedrale.
203 gradini per guadagnare un punto d’osservazione privilegiato e alto sulla città di Valencia, si vede tutto da lì, anche un gruppo di persone prendere il sole sul terrazzo.
Poi la visita alla Cattedrale, vistosa nella facciata e custode di tesori quali il Corpus Domini, una scultura in oro che viene portata in giro durante la Processione, il Sacro Graal, due dipinti di Goya.
Per finire il Mercato centrale e il Mercato della Seta, Patrimonio Unesco, con sale sontuose, lampadari in ferro e pregiati, tanto oro.
Stradine e murales catturano l’attenzione, tra sombreri e horchate, odori e menù affissi con la paella in primo piano.


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