Unioni di successo: donne e agricoltura

Cresce il numero di donne manager in agricoltura e, con il loro contributo, il settore si rinnova. Nascono gli agriasili e le "agritate"

Donne in campo

Il settore primario, l’agricoltura, dallo stato di abbandono in cui versava, torna alla ribalta. Un orizzonte cui guardare anche e soprattutto come risposta alla crisi economica. La terra dà i suoi preziosi frutti e a coglierli sono, sempre più, mani femminili. I campi si popolano di donne e si rinnova il loro amore per la campagna.
I dati della Confederazione italiana agricoltori del 2012 e quelli emersi da un’analisi Coldiretti, relativa al terzo trimestre del 2012, parlano chiaro: aumentano le donne manager in agricoltura, più del 33% di aziende agricole sono guidate da imprenditrici, le donne rappresentano il 40% della forza lavoro complessiva.

Donne in campo

Le donne in agricoltura innovano

La presenza femminile nell’agricoltura italiana, di per sé un cambiamento di rotta rispetto alla vecchia dominanza maschile, significa anche innovazione. La rosa di attività rurali, con il contributo femminile, si amplia, ci sono splendidi esempi di trasformazione dei prodotti (tramite il riuso): l’utilizzo degli scarti della vinificazione per realizzare matite colorate ed imballaggi; la coltivazione dell’aglio ripensata nell’ottica di nuovi tipi di commercio; l’invenzione di un mestiere: il designer della paglia.
E poi gli agriasilo, la pet-therapy, l’adozione di piante ed animali online, l’agricoltura biologica, mercato di cui le donne sono traino, per la produzione e la consumazione.
Lorella Ansaloni, responsabile nazionale di Donne Impresa Coldiretti, ha abbandonato l’attività in banca per scegliere di affiancare il marito nella gestione dell’azienda agricola e sostiene che si debba perseverare nell’ottica della modernizzazione dell’agricoltura favorendo la presenza e l’insediamento femminile.

Tate e bimbi sotto il segno della natura

Con gli agriasili le donne fanno da protagoniste  e confermano questo interessante sodalizio con la campagna.
Erika Amair, una giovanissima donna di Barge, in provincia di Cuneo, è una “agritata”, una delle prime dieci maestre che, in Piemonte, ha trasformato l’azienda agricola di famiglia in un asilo nido. A fine giornata su un quadernino fa la cronaca dettagliata raccontando le gesta, fatte di pappe e scoperte, dei bimbi di cui si prende cura.
Rossana Mondino, a Mazzè, moglie di un agricoltore biologico, è un’altra agritata, ha tre figli e si prende cura di un bimbo di otto mesi. Ha ideato un cestino di tesori composto da una sessantina di oggetti fatti  con materiali naturali, il piccolo inizierà, così, a fare i suoi primi giochi.

Agritate

Come diventare un’agritata?

Il progetto “Agritata”, per ora solo piemontese ma destinato ad estendersi, nasce da un’idea di Coldiretti. Per diventare un’agritata bisogna seguire 400 ore di corso di formazione e 260 ore di stage in asilo nido, disporre di una cascina o un’azienda agricola dove poter ospitare da tre a cinque bambini, essere disposti ad offrire un servizio flessibile di baby-sitting rurale (il contratto tra Agritata e famiglia prevede orari flessibili e concordati, la spesa è di circa 6 euro l’ora).
Il progetto ha riscosso, sin da subito, un gran successo tra le  aspiranti agritate ed i genitori affascinati da questa formula di pedagogia a contatto con la natura.
Un punto di forza? La pappa a chilometro zero, prodotta in cascina e con alimenti naturali.


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