Un italiano in cima al K2 sessanta anni dopo

Michele Cucchi, 44 anni, guida alpina di Alagna Valsesia, ha raggiunto la cima della seconda montagna più alta del mondo nell'ambito della spedizione celebrativa italo-pakistana K2 60 "Years Later"

Foto di Michele Cucchi dall'Himalaya

31 luglio 1954, una data storica. Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, grazie alla fondamentale collaborazione di Walter Bonatti riconosciuta solo negli ultimi tempi dopo anni di polemiche e rivendicazioni, nell’ambito della spedizione italiana comandata da Ardito Desio, conquistarono per primi la vetta del K2, la seconda montagna più alta del pianeta con i suoi 8611 metri, ma anche la più impegnativa e pericolosa del mondo, nota fra gli alpinisti come Montagna Selvaggia a causa della sua media di vittime per tentativi di ascesa vicina all’uno su quattro. Un’impresa leggendaria che fu possibile non solo grazie all’ardimento dei componenti italiani, ma anche alla dedizione ed al coraggio dei pakistani che li accompagnarono fino quasi alla vetta. A 60 anni esatti da quella leggendaria, per celebrarne la ricorrenza, una nuova spedizione “K2 60 Years Later” ha raggiunto la cima del ChogoRi, come è conosciuto in lingua balti: fra loro anche un italiano, il 44enne Michele Cucchi, nato ad Abbiategrasso ma da anni residente ad Alagna Valsesia dove lavora come guida alpina.

Foto di Michele Cucchi dall'Himalaya

Vetta!

Una spedizione eccezionale e suggestiva. Se nel 1954 furono i pakistani ad accompagnare gli italiani, questa volta sono stati i nostri connazionali ad aiutare la squadra pakistana a raggiungere la cima più impervia del loro paese. Michele Cucchi ha accompagnato fino alla cima sei dei sette componenti del gruppo pakistano che hanno toccato la vetta fra 15 e le 15.30 ora locale di oggi, 26 luglio. Simone Origone, valdostano, campione mondiale di velocità sugli sci e secondo italiano che doveva completare l’impresa, ha invece rinunciato fermandosi al campo ad 8200 metri, dopo aver soccorso e trasportato più a valle il settimo pakistano vittima di un principio di edema. Il terzo componente italiano della spedizione è Daniele Nardi, che ha svolto il suo compito di documentazione fotografica e video dal campo 4. Michele Cucchi ha raggiunto la vetta senza l’ausilio di ossigeno supplementare, come tutti gli altri componenti della spedizione.

Foto di Michele Cucchi dall'Himalaya

L’impresa de “Il Lungo”

K2 60 Years Later è stata la prima spedizione sul K2 della storia che aveva come protagonisti alpinisti pakistani non a supporto di tentativi di gruppi altre nazioni. Inoltre, la spedizione non aveva solo una valenza simbolica e celebrativa ma anche obiettivi scientifici come quello di rimisurare il profilo altimetrico dello Sperone degli Abruzzi, la via “normale” della salita, e l’altezza della vetta stessa della montagna. Gli alpinisti, in fase di discesa, svolgeranno anche un compito da “spazzini ad altissima quota”, portando a valle una gran quantità di rifiuti abbandonati lungo le la via da altri alpinisti che avevano precedentemente tentato l’ascesa. “Il Lungo“, così è soprannominato dagli amici l’unico italiano ad aver raggiunto la cima nell’ambito della spedizione: Michele Cucchi aveva già trascorso diverso tempo in Pakistan dove aveva tenuto proprio ai suoi attuali compagni di avventura corsi di primo soccorso e di tecnica alpinistica. Era partito solo “per dare una mano ai ragazzi pakistani a salire in vetta”, ma alla fine ha fatto molto di più: ripercorrere le orme dei suoi illustri connazionali, riportando il tricolore in vetta alla Montagna Selvaggia.

Michele Cucchi. Photo: Montagna.ty
Michele Cucchi. Photo: Montagna.tv

 

Photo Credit: Montagna.tv


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