Claude Barras e Zucchina

Tenero e commovente: arriva al cinema “La mia vita da zucchina”

Approda nelle sale il 1 dicembre 2016 “La mia vita da zucchina” piccolo gioiello di cinema d’animazione tratto dal libro “Autobiografia di una zucchina” di Gilles Paris.

Poster
Poster "La mia vita da zucchina". Nelle sale cinematografiche dal 1 dicembre 2016

Approda nelle sale il 1 dicembre 2016 La mia vita da zucchina piccolo gioiello di cinema d’animazione tratto dal libro Autobiografia di una zucchina di Gilles Paris, pubblicato in Italia da Piemme (Mondadori).

Diretto da Claude Barras e scritto da Céline Sciamma, La mia vita da zucchina è stato realizzato interamente in stop-motion. Dopo un trionfo all’ultimo Festival di Cannes, è considerato tra le possibili sorprese agli Oscar 2017.

La storia

Icaro è un bambino di 9 anni che tutti chiamano Zucchina. Il papà di Zucchina se n’è andato e lui vive solo con la mamma, una donna depressa e alcolizzata che recrimina sulle sue disgrazie dal divano del salotto. Zucchina trascorre le giornate a disegnare nella sua cameretta in soffitta ma un giorno la mamma ubriaca si arrabbia per un pasticcio e Zucchina, spaventato, la fa precipitare inavvertitamente giù dalle scale e la uccide. La sua vita cambia per sempre. I servizi sociali lo affidano a una casa famiglia, sotto la guida della severa ma giusta signora Papineau, ed è qui che Zucchina rinasce. Scopre una vita fatta di amici e litigi, di scuola e divertimenti, di problemi e soluzioni, di amore e anche di nuovi genitori perché alla fine il poliziotto Raymond, quello che per primo si era occupato di lui, deciderà di adottarlo.

Da vedere perché

Barras e Sciamma firmano un’opera di grande poesia e originalità, lontana da qualsiasi cliché.

È un film tranquillo e pensoso, adatto a bambini non piccolissimi (dai 7 anni in su) ma senza un vero limite di età perché i temi trattati saranno comprensibili con maggior profondità più grandi e dagli accompagnatori adulti.

La mia vita da Zucchina è un racconto di formazione che parla di quei bambini, trascurati e maltrattati, che fanno del loro meglio per andare avanti e convivere con le loro ferite.

Nella letteratura o nel cinema, gli orfanotrofi sono spesso descritti come luoghi opprimenti, mentre il mondo al di fuori è sinonimo di libertà; gli orfani sono sempre sottoposti ad incredibili crudeltà da chi dovrebbe occuparsi di loro. In La mia vita da zucchina la vicenda è molto più aderente alla realtà: i problemi vengono dal mondo esterno e la casa famiglia è un posto di riconciliazione e in cui si tenta di ricostruire un futuro. Questo rende la storia insieme classica e moderna, saldamente ancorata al presente.

Non aspettarti colpi di scena eclatanti; il film ha un ritmo proprio, è divertente ma va avanti per piccoli gesti, emozioni e attese, molto lontane dalla concitazione dei “normali” film d’animazione per bambini. È un bel modo di raccontare ai bambini che grazie all’empatia, alla solidarietà, alla condivisione e alla tolleranza si possono superare le difficoltà della vita.

Infine, dal punto di vista artigianale La mia vita da zucchina è un’opera notevole, per la cui realizzazione sono stati impiegati circa 2 anni di lavoro, 60 set costruiti e dipinti a mano, 54 pupazzi in tre tipi diversi di costumi.

Lo stop-motion, o frame by frame, è una tecnica simile a quella dell’animazione tradizionale, in cui però i disegni sono sostituiti da pupazzi, filmati fotogramma per fotogramma. Tra un fotogramma e l’altro i pupazzi vengono riposizionati per dare l’illusione del movimento: poiché i pupazzi in questione restano immobili quando vengono filmati, la raffinatezza dei gesti, la fluidità dei movimenti, le sottigliezze espressive sono determinati dalla qualità dell’animazione e dall’abilità degli animatori.


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