Edward Snowden eroe o traditore? Il film dell’anno è una spy story sul prezzo della libertà

Il caso di spionaggio più avvincente del secolo raccontato al cinema dal punto di vista del protagonista: chi è davvero Edward Snowden?

23/11/2016

[dup_immagine align=”alignright” id=”223973″]Snowden – The Movie è decisamente il film dell’anno. La storia di spionaggio più eclatante del secolo è diventata un avvincente thriller politico sul grande schermo grazie al regista tre volte premio Oscar Oliver Stone, dal 24 novembre nelle sale. Eroe o traditore? Paladino dei diritti civili o pericoloso eversore? Snowden – Il film non intende rispondere a questa domanda, ma raccontare questa vicenda incredibile dal punto di vista di Edward, giovane ed appassionato consulente informatico che si è macchiato di un crimine federale (o si è reso protagonista di un clamoroso atto di giustizia, a seconda dei punti di vista) realizzando la più grande violazione dei sistemi di sicurezza nella storia dei servizi segreti americani. La storia è nota: nel 2013 Edward Snowden (un convincente Joseph Gordon-Levitt), impiegato della National Security Agency, viola la segretezza del suo contratto incontrando ad Hong Kong i giornalisti Glenn Greenwald (Zachary Quinto) e Ewen MacAskill (Tom Wilkinson) e la regista Laura Poitras (Melissa Leo), per svelare loro come gli Stati Uniti siano stati in grado di realizzare una sorta di Grande Fratello orwelliano ipertecnologico, attraverso i programmi di sorveglianza informatica elaborati dalla NASA. La motivazione ufficiale per la loro implementazione è la lotta al terrorismo internazionale, ma gli effetti vanno ben oltre la profilazione di potenziali terroristi e sono devastanti: una mole enorme di dati virtuali di ogni tipo, riferibili a persone comuni ma anche ad esponenti politici, amministrazioni, enti, aziende e società, finisce ogni anno in possesso del governo americano, col pretesto di mettere la NASA nelle condizioni di “trovare il terrorista nel pagliaio di internet“.


[dup_immagine align=”aligncenter” id=”223974″]Il lavoro di consulente esperto di informatica per la NASA è il sogno di una vita che si realizza, ma si rivela presto una profonda delusione per Snowden: l’intelligence americana non è altro che un raccoglitore di informazioni digitali sensibili, in barba a qualsiasi diritto alla privacy. E allora qual è il confine, se esiste, tra sicurezza nazionale e tutela della riservatezza? Per Snowden la risposta è che il mondo deve sapere di questa enorme violazione dei diritti civili e delle libertà fondamentali sancite dal diritto internazionale. Ma la scelta non è facile: rispondere alla propria coscienza vuol dire rinunciare a tutto, al proprio lavoro, al proprio sogno, ma anche alla donna che ama, Lindsay Mills (Shailene Woodley), dopo averne inevitabilmente condizionato la vita quando diventa un ricercato.[dup_immagine align=”aligncenter” id=”223978″]

 


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Snowden non è solo una pellicola di spionaggio, ma un’indagine sul senso del dovere, sulla morale, sul conflitto tra interesse generale e particolare, sulle motivazioni che possono trasformare ciascun singolo essere umano in un patriota o in un nemico pubblico, a seconda di come la si guardi.[dup_immagine align=”aligncenter” id=”223980″]

Il pubblico entra pian piano nella vita di Snowden grazie alla sceneggiatura accurata di Stone (firmata con Kieran Fitzgerald e tratta dai libri The Snowden Files di Luke Harding e Time of the Octopus di Anatoly Kucherena) e alla sua regia che ha il compito di accompagnare lo spettatore alla scoperta delle verità scomode di pari passo con il protagonista. E spinge tutti a chiedersi: quanto vale la propria libertà? A cosa saremmo disposti a rinunciare per un ideale? E siamo davvero tranquilli nel cedere tutti i dettagli delle nostre vite ad uso e consumo di chi ci governa, nell’illusione di sentirci più sicuri? “È come una tragedia greca – spiega lo sceneggiatore Fitzgerald – Sappiamo tutti cosa ha fatto. La domanda è: come? E perché?“.

 

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