Senza lasciare traccia: un film di Gianclaudio Cappai, con Michele Riondino

Senza lasciare traccia: un film di Gianclaudio Cappai, con Michele Riondino

Esce al cinema il primo lungometraggio di Cappai, prova attoriale che conferma il talento di Michele Riondino, il giovane Montalbano.

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12/04/2016

Arriva nelle sale il 14 aprile Senza lasciare traccia, primo lungometraggio di Gianclaudio Cappai, con Michele Riondino, Elena Radonicich, Vitaliano Trevisan e Valentina Cervi.

[dup_immagine align=”alignright” id=”201088″]Senza lasciare traccia racconta la storia di Bruno (Michele Riondino), che ha cercato di dimenticare un abuso subito nell’infanzia, ma è perseguitato dal passato, con cicatrici mai guarite e una malattia che sembra volerlo consumare lentamente. Non ha mai confidato il suo tormento nemmeno a Elena (Valentina Cervi) ma – quando scopre che lei deve partire per un lavoro di restauro proprio vicino al luogo dove era stato seviziato da ragazzino – decide di seguirla e tornare dove tutto è cominciato: una fornace ormai abbandonata. Il podere, ipotecato e in rovina, è ancora dell’antico proprietario (Vitaliano Trevisan) e della figlia (Elena Radonicich). Nessuno dei due riconosce l’intruso né immagina le sue intenzioni. Bruno cerca il colpevole della sua sofferenza per guardare in faccia l’origine del suo male, ma i ricordi sono ingannevoli e il giudizio difficile.

Michele Riondino è un attore che si sta mettendo in luce, uno dei giovani talenti italiani, capace di espressività e fisicità, anche se ha raggiunto il cuore del grande pubblico – ammettiamolo, molto femminile – grazie all’interpretazione televisiva nella serie Il Giovane Montalbano. La sua capacità – e quella degli ottimi interpreti che lo affiancano in Senza lasciare traccia – supplisce i numerosi non-detti della sceneggiatura, firmata Cappai-Tafuri, promuovendolo senz’altro oltre la fase glamour, pronto a ruoli che necessitano di una tavolozza mimica più sfumata.

Vitaliano Trevisan offre un’interpretazione di grande qualità scenica, molto salda, con un corpo e un volto che sembrano scolpiti in un legno antico; nei panni della figlia – una Lolita invecchiata – la Radonicich si trasforma in un essere scialbo, vigliacco e radicalmente immorale.

Senza lasciare traccia sarà presentato in anteprima al Bif&st 2016 nella sezione ItaliaFilmFest/Nuove Proposte. Nella sceneggiatura Cappai – che ha già portato in concorso alla Mostra di Venezia e al Festival di Rotterdam il mediometraggio So che c’è un uomo – è stato affiancato da Lea Tafuri, mentre la fotografia è firmata Fabio Paolucci, che ci regala immagini suggestive e chiaro-scuri evocativi.


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La vecchia fornace, in alcune sequenze che tolgono il fiato, diventa il simbolo dell’inferno sulla terra e del tormento interiore del protagonista. Grazie a un bel lavoro di ombre e luci, espressioni e corpi attoriali esprimono più di quanto raccontano e suggeriscono nello spettatore emozioni che non sfiorano solo il disagio ma stimolano la fantasia a galoppare verso una realtà orribile e inaccettabile.

Senza lasciare traccia è un dramma che a tratti sfuma nel thriller e a tratti nella ricerca interiore, sicuramente non di tutto riposo anche se la narrazione – non sempre saldissima e coerente – a volte fatica a trovare una strada netta e un ritmo continuo.

Da vedere con qualcuno che vi tenga per mano e che, una volta usciti dal cinema, vi porti a mangiare il gelato.

Olivia Chierighini
  • Scrittore e Blogger