Roberto Cavalli SS 2016

Roberto Cavalli SS 2016: l’anno zero di Peter Dundas

Peter Dundas annuncia un “rinnovamento” dell’estetica e dello stile di Roberto Cavalli per la sua prima sfilata alla guida della maison, ma il risultato è una vera e propria rivoluzione dal risultato incerto

C’era molta attesa per la prima sfilata Roberto Cavalli firmata Peter Dundas a Milano Moda Donna. Fedelissimi e sostenitori della continuità non vedevano l’ora di sparare a zero sullo stilista norvegese, mentre chi non ha mai amato l’estetica “selvaggia” della maison e i fautori del rinnovamento contavano su una rivoluzione da parte dell’ex direttore creativo di Pucci.

Nessuna delle due fazioni ha visto disilluse le proprie aspettative e – proprio per questo – la collezione primavera-estate 2016 Roberto Cavalli by Dundas è una sorta di oggetto misterioso che non ha convinto nessuno.

Easy style e daywear

Sette anni dopo, Peter Dundas è tornato da Roberto Cavalli. Ma questa volta non più da semplice stilista, bensì come direttore creativo della maison dopo la vendita del 90% del brand al Gruppo Clessidra SGR e l’addio da parte del suo fondatore. Un “ritorno” che faceva sperare in una certa continuità di stile, nonostante la nota indipendenza creativa del fashion designer norvegese.

Alla fine, un minimo tentativo di conciliare vecchio e nuovo c’è stato, ma con un risultato bollato dai più come “deludente”.

Dundas infatti ha preso dall’heritage della maison le stampe animalier (poche), lo stile “selvaggio” e le lavorazioni tie-dyed, ma per il resto ha tenuto fede alla promessa di rinnovare (stravolgere) l’approccio e l’estetica del brand con una serie di capi easy, dall’allure sporty-chic e una netta predominanza di abiti per il giorno.

Un radicale cambio di passo rispetto al passato, quando il glamour e il lusso erano protagonisti assoluti, insieme a una quantità di vestiti da sera che rappresentava l’80% delle collezioni.

Un “compromesso” – se così lo si vuole chiamare – che probabilmente incontra l’approvazione dei reparti marketing e vendite della nuova proprietà, ma che a livello di stile e creatività ha deluso un po’ tutti.

Se da un lato infatti nella collezione primavera-estate 2016 della maison è molto difficile riconoscere il mood Cavalli, dall’altro non si capisce neppure qual è la linea che Dundas vuole dare al marchio. Giovane e smart? Ma giovane e smart è Just Cavalli. Coolness and easy? Allora non è Roberto Cavalli tout court.

La “trappola” degli anni ’80

Affascinato come molti colleghi dai lustrini e dagli eccessi anni ’80, Peter Dundas ha attinto a piene mani dall’estetica degli eighties per il processo di rivisitazione e rinnovamento dello stile della maison Cavalli. Tuttavia il risultato non è esattamente quello che si dice “convincente”.

Tra maxi fiocchi, balze giganti, denim delavé e tie-dyed, pelle, lavorazioni a squame metalliche, frange e una palette di colori che dà l’impressione di essere male assortita, i capi che hanno sfilato in passerella non comunicano una sensazione glamour e lussuosa, ma piuttosto di qualcosa di incompiuto, inespresso, rimasto sospeso tra idea e realizzazione e – soprattutto – pericolosamente trash.



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