Quant’è bello il cohousing

Quant’è bello il cohousing

Coabitare può essere una valida soluzione per gli over 65 per non gravare sulla pensione e combattere la solitudine: ma il "Silver Cohousing" può riguardare anche generazioni diverse come pensionati e studenti...

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25/02/2014

Coabitare per rallegrarsi, sorseggiare un caffè in compagnia al mattino, fare una partita a carte con il tè fumante delle 5 o’clock, dividere le bollette e le mansioni per tenere in ordine la casa. In due è meglio che se si è uno. Coabitare è dunque l’antidoto per le signore attempate che vogliono scacciare la solitudine come faceva Fra Tuck con lo sceriffo di Nottingham in Robin Hood.

Ed ecco che nasce il “Silver cohousing”: prendi due simpatiche vecchiette e mettile insieme a condividere un’abitazione oltre alla spesa, le bollette, l’affitto. “Silver” sta ad indicare il colore argenteo delle loro chiome.

Le ultime previsioni Istat parlano chiaro: nel 2050 ci saranno 263 anziani ogni 100 giovani.

Un buon rimedio per integrare la pensione consiste proprio nel coabitare: lo sostiene con forza la Fondazione Gianfranco Imperatori attraverso il testo “Condivisione Residenziale. Il silver cohousing per la qualità urbana e sociale in terza età” che ha fatto di questa pratica un vero e proprio mestiere, mettendo in contatto tra loro anziani interessati ad esperienze di questo tipo.


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Anna e Paola, per esempio, sono due silver women che hanno scelto, in modo molto spontaneo, di coabitare. La prima è una vedova napoletana che nei periodi di festa si reca a Roma per il figlio Ciro, la seconda abita nello stesso condominio del figlio di Anna in un appartamento troppo grande.

Il rapporto tra le due donne si limita al buon vicinato fino a quando Ciro introduce la madre nel gruppo di signore che si riunisce il pomeriggio. L’idea del “circolo” non solo piace tanto ad Anna ma diventa un appuntamento imperdibile dal quale nasce una grande amicizia tra lei e Paola. Preparare i manicaretti, fare la spesa e acconciarsi i capelli sono solo alcune delle cose che fanno insieme.

A quel punto, Ciro e la sorella propongono ad Anna di vendere la casa a Napoli e trasferirsi definitivamente a Roma e qui giunge la sorpresa: Anna, pronta ad abbandonare la terra natìa, accetta e va a stare da Paola. Lei stessa dice di sentirsi una privilegiata: pochi passi la separano dal figlio Ciro, può essergli vicina senza essere un peso, è un aiuto per Paola a livello economico e umano.

Gli anziani, dunque, si riorganizzano. Il tema è all’attenzione di associazioni come “Auser”, una rete di volontari presente su tutto il territorio e operante nel settore dell’invecchiamento attivo. A Roma la rete interviene attraverso realtà territoriali come AeA (AbitareeAnziani), un’associazione che dà sostegno agli over 65 che fanno richiesta. L’associazione ha dotato i suoi membri di tablet e Anna Maria, 82 anni e in pensione, racconta che le basta un clic per chiedere la consegna di farmaci a domicilio o della spesa. Se all’inizio quell’aggeggio le sembrava ostile, oggi non saprebbe come fare senza. Il progetto dei tablet, cofinanziato da Cnr, eResult, Bioresult e Finabita, è partito in Francia e ha riscosso successo anche in Inghilterra e in Italia.


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Le coabitazioni non riguardano solo i “silver” ma anche generazioni tra loro diverse. È il caso della signora Rosetta, 72 anni, e Salvatore, 23 anni, studente iscritto al terzo anno di ingegneria presso il Politecnico di Milano. Sono due anni che vivono insieme e le cose vanno molto bene da ambo le parti: Salvatore può concedersi una sistemazione a costi contenuti condividendo con Rosetta bollette e spese quotidiane.

Barbara Vaglio
  • Scrittore e Blogger