Morto Eugenio Corti: fu testimone di mezzo secolo di storia italiana

L'autore de "Il Cavallo Rosso" è morto nella sua casa di Besana Brianza a 93 anni. Ha raccontato con lucidità e crudezza gli orrori della guerra e le sofferenze dei soldati italiani in Russia nel 1942-43

Eugenio Corti
Eugenio Corti

Ci sono scrittori che raccontano le storie di altri o che fanno della fervida fantasia la chiave per conquistare i lettori. Ce ne sono altri, invece, che partono dalla propria esperienza e sentono il bisogno di diventare scrittori per raccontare quello che hanno vissuto in prima persona.

Eugenio Corti
Una di questi era Eugenio Corti, narratore e saggista brianzolo morto il 4 febbraio nella sua casa di Besana Brianza, dove era nato novantatré anni prima, nel gennaio del 1921. Corti ha legato la sua notorietà soprattutto al suo celebre romanzo-trilogia Il Cavallo Rosso, probabilmente il più lucido, avvincente e crudo racconto del drammatico e devastante ripiegamento dei soldati italiani dal fronte orientale in Russia sfociato nella Battaglia di Nikolajewka il 26 gennaio 1943. Una vicenda che Corti aveva vissuto personalmente e nuovamente rivive negli occhi dei suoi personaggi. Dove la sofferenza, il coraggio, l’eroismo ed il sacrificio diventano quotidianità.

I più non ritornano

Fu un vero e proprio caso letterario, che portò a controversie e riconoscimenti: il Cavallo Rosso uscì nel 1983 dopo trent’anni di “silenzio” di Corti seguiti alla edizione dei suoi primi due romanzi sulle vicende della Grande Guerra e della sacca del Don: I più non ritornano, del 1947 e Gli Ultimi Soldati del Re del 1950 (originariamente intitolato I poveri Cristi e riedito con il nuovo nome nel 1990). Per questa sua gestazione lunga e totalmente personale, per la sua ampiezza e la profondità dovuta alla riflessione di anni nel tentativo di collocare quelle incredibili e tragiche vicende nella traiettoria della storia e nel significato della vita di un uomo, il Cavallo Rosso divenne da subito qualcosa di più che un romanzo, ma la storia di una intera generazione dal 1940 ai primi anni ’70, una generazione segnata da quella esperienza ma anche dalla fede, dalla sensazione di bellezza e grandezza della vita mai messa in discussione nemmeno da eventi assolutamente tragici e da un dolore incredibile. Un successo suggellato dalle 29 edizioni che il romanzo ha conosciuto nei trent’anni successivi. Un successo che non accenna a fermarsi.

I prigionieri in marcia forzata dal fronte russo, 1942
I prigionieri in marcia forzata dal fronte russo, 1942

Testimone oculare

Eugenio Corti
Corti, giovane soldato
Cattolico dalla fede solida e “contadina”, anticomunista convinto e per questo “emarginato” dalla cultura dominante, amico di Don Carlo Gnocchi con cui condivise la tragedia della Russia, Corti era figlio di un industriale tessile che aveva iniziato a lavorare a tredici anni come garzone di bottega. Era benestante, dunque, ma conosceva il significato della fatica e del lavoro. Studente nel Collegio San Carlo a Milano, si arruolò nel 1941 e fu mandato sul fronte orientale nel giugno del ’42, come sottotenente. Tornò esattamente un anno dopo, al termine di una incredibile marcia in ritirata dove il suo battaglione di 17.000 unità conobbe 13.000 morti. Nominato da Carlo Azeglio Ciampi Cavaliere all’ordine al merito della Repubblica Italiana nel 1999, e insignito lo scorso anno da Giorgio Napolitano con la Medaglia d’Oro ai benemeriti della cultura e dell’arte, Corti è autore di altri romanzi di successo come La Terra dell’Indio (1998), L’isola del Paradiso (2000), Catone l’Antico (2005). Ha spaziato anche nel teatro e nella saggistica. Nel 2011 un comitato promosso da diverse grandi nomi della cultura italiana raccolse 8000 firme per chiedere che fosse insignito con il Premio Nobel, ma gli Accademici di Svezia non accolsero l’istanza.


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