Lettera sul Venezuela: cosa sta accadendo veramente

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una nostra lettrice venezuelana, che con coraggio parla di cosa sta succedendo veramente nel Paese sudamericano

Venezuela

Gentile redazione di UnaDONNA,

Mi chiamo Julia Torres, sono venezuelana, ho 40 anni. Sono residente in Italia da 23. Dopo il matrimonio con Paolo sono diventata “anche” italiana.

Caracas, 23 febbraio
Caracas, 23 febbraio
Ho deciso di scrivere questa lettera perché ho letto sui giornali commenti sulla situazione nel mio Paese che non tengono contro della realtà, facendo dietrologie politicamente schierate e senza nemmeno sapere che cosa veramente sta succedendo. La mia famiglia è in Venezuela, sta vivendo questi momenti difficili e io sento il forte bisogno di raccontare qual è la vera situazione del mio Paese. Premetto che non sono in grado di fare un’analisi socio politica, né tanto meno economica, ma mi interessa solamente dire cosa è accaduto e cosa sta accadendo sul serio.

Il Venezuela, dopo la scoperta del petrolio all’inizio del secolo scorso, è sempre stato un Paese ricco (quinto Paese esportatore di petrolio e primo come riserve); un Paese dove chi cercava una vita migliore e aveva voglia di lavorare poteva prosperare; infatti tantissimi sono gli italiani, gli spagnoli e i portoghesi che, scappati dalla Guerra, si sono trasferiti nel mio Paese. E così anche tanti sudamericani, colombiani ed ecuadoriani principalmente.

Come in tutti i Paesi sudamericani, anche in Venezuela le ricchezze non erano distribuite equamente fra la popolazione: una piccola parte di essa (circa 10%) era molto ricca, la maggior parte apparteneva alla classe media ed una percentuale (circa 20%) era povera. Purtroppo la classe dirigente si è sempre dimenticata della parte più povera della popolazione e i servizi, concentrati nelle grandi città, non erano accessibili a tutti. Questo ha portato alla migrazione della popolazione dai centri rurali alle grandi città. La mancanza di politiche sociali e di infrastrutture ha portato all’impoverimento di una buona parte della classe media e all’ulteriore aumento di povertà di chi era già povero. Intanto chi era al governo si arricchiva enormemente.

14 anni fa una grande illusione, la rivoluzione socialista di Hugo Chávez, il cosiddetto chavismo, ha fatto sperare che le cose sarebbero cambiate e che il governo si sarebbe finalmente occupato del popolo, anche dei più poveri, rendendo accessibile a tutti educazione, sanità e servizi.

Caracas
Caracas, 26 febbraio: le immagini censurate della folla in piazza

Il signor Chávez ha iniziato cambiando le leggi (la costituzione,  la bandiera, la struttura del governo, la suddivisione dei poteri) ma lo ha fatto solo per assicurarsi la permanenza al potere. Soprattutto, però, ha cominciato una vera e propria campagna propagandistica, un vero “lavaggio del cervello” nei confronti del popolo, inculcando l’idea che i veri nemici dei “poveri-buoni” fossero i “ricchi-cattivi”. Pian piano, questo concetto si è insinuato nelle coscienze, arrivando a creare una enorme discordia sociale che ha addirittura separato le famiglie stesse (la mia ne è un esempio). Mentre succedeva questo, è stato lasciato spazio libero al sig. Chávez di fare quello che voleva: da un lato l’opposizione era preoccupata solo dalla perdita del potere e dal trovare il modo di continuare a “succhiare” la ricchezza del Venezuela; dall’altro il popolo non si era reso conto di quello che si stava succedendo, vuoi perché fiducioso nella rivoluzione, vuoi perché rassegnato al non poter fare niente.

Lilian Tintori
22 Febbraio, Caracas. Lilian Tintori, moglie di Leopoldo Lopez, leader dell'opposizione arrestato

Ben presto l’illusione della rivoluzione è stata smascherata e i venezuelani si sono resi conto che la situazione economico-sociale non era affatto cambiata: l’unica cosa che era cambiata era la classe politica che, esattamente come quella precedente, continuava ad arricchirsi. Per effetto di questo, il popolo non solo era sempre più povero, ma ormai completamente diviso! Abbiamo cominciato a guardarci gli uni gli altri con odio semplicemente perché uno era “borghese-cattivo” e l’altro “povero-buono”; Il signor Chávez è riuscito inoltre a far credere che ogni cosa detta da lui fosse verità, anche davanti all’evidenza dei fatti.

Intanto la situazione economica continuava a peggiorare, nonostante il prezzo del petrolio fosse alle stelle (ricordate i 150 $ al barile?). Il denaro non è stato investito in Venezuela, non è stata fatta nessuna manutenzione alle infrastrutture (il sistema stradale è lo stesso dal 1950!!), la salute e l’istruzione pubblica erano inesistenti per cui le famiglie facevano enormi sacrifici per mandare i figli alle scuole private e per fare assicurazioni mediche in modo da garantirsi assistenza sanitaria. Le uniche misure economiche attuate dal governo sono state puramente populiste, tanto per dare “il contentino” alla gente: sono state regalate alle famiglie povere case in centri dove non c’erano strade, servizi, scuole ed infatti non ci è andato nessuno. Si rivendevano gli elettrodomestici per poi ritornare nelle città a vivere nelle favelas. Oppure è stato regalato un terreno sulle colline intorno a Caracas per poter costruire una favela, ma era un terreno cedevole e le prime piogge le hanno abbattute. Un altro esempio: il governo impedisce l’acquisto di moneta estera. Per comprarla devono essere soddisfatti dei requisiti che diventano sempre più complicati con il passare del tempo. Queste misure ovviamente non sono applicate al piccolo gruppo al governo e ai loro “amici”. Tutto ciò ha creato un sistema parallelo di cambio moneta al mercato nero. Questa misura provvisoria dura da più di 10 anni!

22 febbraio: proteste dei venezuelani a New York
22 febbraio: proteste dei venezuelani a New York

La delinquenza aumenta a dismisura così come l’impunità dei reati; la gente ha paura ad andare per strada, ci si chiude in macchina, si cerca di non fermarsi ai semafori, si va in giro senza gioielli e senza far vedere il cellulare, di sera si esce se è proprio necessario e le forze dell’ordine che dovrebbero difendere la popolazione, sono totalmente assenti se non complici dei malviventi. Ricordate il caso della Miss Venezuela e del marito uccisi davanti alla loro figlioletta? È solo uno delle centinaia che succedono ogni mese.

Spesso  si è parlato di brogli elettorali da parte del sig. Chávez, ma la gente è sempre più rassegnata a sopportare, anche se una buona parte del popolo chavista ha iniziato a rendersi conto della falsità della rivoluzione. La morte di Chávez nel 2013 si pensava che potesse essere l’occasione per il cambiamento. Ma ancora una volta il popolo è rimasto deluso perché con un margine molto stretto è stato eletto il delfino di Chávez, Nicolàs Maduro (che senza averne diritto aveva guidato il Paese fino alle elezioni). Si parla ancora insistentemente di frode elettorale e si richiede il conteggio dei voti appellandosi alle molteplici prove evidenti di irregolarità ai seggi. Il popolo scende in piazza per protestare in modo costituzionale, ma viene represso con aggressività. 7 morti e centinaia di feriti.

22 febbraio: proteste dei venezielani a Miami
22 febbraio: proteste dei venezielani a Miami

Maduro in pochi mesi è già riuscito a peggiorare ancora la situazione: si è verificata la maggior svalutazione della moneta che si sia mai vista negli ultimi 50 anni e incominciano a mancare gli alimenti nei supermercati. Mancano i beni di prima necessità: latte, carta igienica, riso, farina, zucchero, ecc., per non parlare della situazione della sanità e dell’istruzione.

Il governo giustifica ciò che accade cercando di dare la colpa all’industria privata, accusandola di trattenere il cibo e di affamare il popolo, ma ovviamente ciò non fa che peggiorare la situazione. Organizza anche il saccheggio delle industrie e dei negozi perché “il capitalismo è contro il popolo”, ma in realtà solo per coprire l’enorme corruzione e l’arricchimento del piccolo gruppo che si spartisce il potere e che, guarda a caso, ha i propri beni al sicuro nell’odiata America imperialista.

Il 12 Febbraio, in occasione della giornata della gioventù, gli studenti sono scesi in piazza in diverse città con una manifestazione pacifica per chiedere dal governo sicurezza, misure economiche contro la scarsità nei supermercati, libertà di espressione.

In Venezuela tutti i mezzi di comunicazione sono controllati dal governo. Durante questi giorni di protesta, la televisione di stato e tutti i giornali non hanno detto o scritto assolutamente niente su quello che stava succedendo. Maduro, come già faceva anche Chávez, impone alle televisioni una trasmissione unica a reti unificate per nascondere la realtà. Ormai le uniche informazioni che possono raggiungere i venezuelani passano attraverso cittadini che si improvvisano coraggiosi reporter e che usano la rete come mezzo per divulgare foto e filmati fatti con ogni mezzo. Ah! Dimenticavo, ogni tanto “cade” la rete e neanche quello rimane.

Il governo ha cercato di fermare la protesta pacifica, caricando la folla – perché di folla si tratta – e sparando ad altezza uomo, violando la proprietà privata, lanciando lacrimogeni anche contro i palazzi residenziali. Queste azioni non sono svolte da militari e poliziotti ma da gruppi armati al soldo del governo stesso, appoggiati e protetti dalla Guardia Nazionale al momento di attaccare le persone. Di fronte a ciò, il governo continua a parlare di un piccolo gruppo di destra ultra radicale guidato dall’impero yankee, cosa totalmente falsa perché ormai la maggior parte dei venezuelani è contro la loro falsità: basta guardare le immagini delle manifestazioni per le strade che avvengono contemporaneamente in diverse città del Venezuela e del mondo (sabato 22 febbraio ne è stata una dimostrazione).

22 febbraio, Caracas

Il Venezuela non vuole questo! Il Venezuela vuole essere libero. Noi venezuelani vogliamo poter scegliere liberamente i governanti, desideriamo essere informati su quello che capita nel Paese e nel mondo, protestare e criticare il governo quando questo non mantiene ciò che ha promesso. Vogliamo poter uscire tranquillamente per le nostre strade, poterci comprare quello che vogliamo e viaggiare se lo desideriamo. Vogliamo politiche sociali che garantiscano a tutti un’educazione e un sistema sanitario adeguati.

La comunità internazionale non può lasciarci da soli ed essere complice di questa dittatura per il semplice fatto che riceve benefici da questa banda di delinquenti. Voi dovete sapere e conoscere la verità. Viva il Venezuela libero!

Grazie per lo spazio che mi avete concesso.

Julia Torres Dias, 27 febbraio 2014.


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