L’effetto gregge ed il comportamento delle folle

“Seguire qualcuno” è un istinto naturale di un “animale sociale” quale è l’uomo. Almeno secondo l’interessante studio svolto da un pool di ricercatori romani sull’”effetto gregge”.

Seguire il “branco” come un pecorone. Farsi trascinare dalla folla. Non si tratta certo di un comportamento che può ricevere degli elogi: anzi in genere costituisce uno dei più grandi crucci di un genitore rispetto alle “compagine” dei figli oppure uno dei meccanismi più autoalimentanti che possono portare ad esplosioni di violenza o disordini collettivi. Nella migliore delle ipotesi si tratta di “non pensare con la propria testa”. Ma ciò non è del tutto vero. Da un punto di vista scientifico si chiama “effetto gregge” ed è un fenomeno assai interessante che, se ha i risvolti “pericolosi” sopra accennati, può anche essere applicato a scopi “positivi”come per esempio prevedere le “reazioni” della folla in caso di pericolo e pianificare correttamente piani di evacuazione e di emergenza. Insomma, capire le reazioni “condizionate dal gruppo” da parte di un individuo non è solo una importante analisi sociologica e, spesso, psicologica, ma anche tecnico-scientifica con un insieme di regole definite e prevedibili. L’effetto gregge è stato al centro di un interessante studio internazionale cui ha partecipato con un ruolo di protagonista, anche un gruppo di ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma.

Una reazione da “animali sociali”

Non si tratta dunque di un fenomeno legato al solo mondo degli animali oppure che può capitare ad individui particolarmente poco dotati dal punto di vista del “discernimento”. Al contrario, si tratta dell’applicazione al comportamento di veri e propri modelli matematici, prevedibili e definibili. Affascinante: in matematica un “gregge” non è un insieme casuale di soggetti, ma quello che si definisce come sistema auto-organizzante, ovvero dove i singoli individui nella loro interazione applicano semplici e costanti regole la cui dinamica è influenzata direttamente dagli altri individuai ad essi più prossimi. Insomma, la scomposizione della reazione della folla ad un evento al suo interno, come quella del muoversi di un gruppo di pecore, giunge fino all’individuazione della singola “reazione elementare” la cui concatenazione definisce la reazione del gruppo. In più: non si tratta affatto di un modo di comportarsi proprio di esseri viventi “stupidi”, ma espressamente caratteristica di “animali sociali”, ovvero di quelli che considerano la relazione con i propri simili, per istinto o per coscienza, come un elemento fondamentale dell’esistenza quotidiana.

Piani di sicurezza

L’idea sperimentale, descritta da Emiliano Cristiani, uno dei curatori del documento pubblicato dalla Cornell University Library in cui sono contenuti i risultati ottenuti, è partita da una semplice considerazione: quando qualcuno “non sa dove andare” con sicurezza, tende a seguire chi gli sta vicino, soprattutto se questo sembra convincente nel suo incedere. Per dimostrarlo, sono stati creati due gruppi di quaranta persone che avevano il compito di andare in un luogo sconosciuto a tutti tranne che ad una persona sola per gruppo, ovviamente in incognito. L’esito è stato sorprendente: per aggregazione “naturale” le persone hanno finito per seguire “senza saperlo” la persona che conosceva la meta. Tale ricerca può avere applicazioni interessanti i diverse situazioni ed in particolare quando occorre “prevedere” il comportamento di una folla di persone, come nel caso in cui si debba definire i piani di sicurezza di un evento: sembra infatti che l’influsso dell’effetto gregge sia più incidente che nemmeno la presenza di qualcuno che “impartisca ordini” dall’alto.


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