Carly Fleischmann
Lifestyle

La voce di Carly Fleischmann

L’incredibile storia di una ragazza autistica che ha saputo “rompere” le barriere che la dividono dal mondo sensibile. E nulla può essere più come prima…

La mente umana rimane un vero mistero, come il pensiero, la coscienza, i sensi. O meglio, se ne ha una comprensione scientifica, a volte meccanica o fisica, ma che in nessun modo riesce ad esaurirne le pieghe, a spiegarne fino i fondo gli automatismi e tantomeno il significato. Ma come diceva Antoine de Saint-Exupéry nel Il piccolo principel’essenziale è invisibile agli occhi“. E spesso insondabile. Credo sia questo stupore di fronte al mistero della vita il sentimento che prima di ogni altro affiori imbattendosi nell’incredibile storia di Carly Fleischmann, la personificazione vivente del fatto che nessun essere umano è definibile solo con i dati “fisici” che lo determinano. Carly è una teenager decisamente speciale: ha un blog molto popolare, è una giornalista che ha intervistato personaggi famosi, è apparsa diverse volte in talk show televisivi, ha scritto un libro, “La voce di Carly”, insieme a suo padre. Ma è autistica, in una forma estremamente grave che le impedisce di parlare. Per tutti, medici compresi, era un caso disperato.

Carly e l’imprevisto

Carly Fleischmann
Carly
Carly nasce a Toronto, in Canada. A suo padre Arthur e a sua madre Tammy, che hanno altri due figli, i medici non danno molte speranze: lei ha due anni quando le diagnosticano una grave forma di autismo che le inibisce la facoltà di parlare, di percepire il mondo che la circonda e che le impedirà di superare la capacità intellettiva di un bambino di 5 anni. Gli sforzi della sua famiglia e dei numerosi terapisti che tentano di migliorare la sua situazione non danno alcun effetto apparente e la bambina resta come “rinchiusa” in un suo mondo, prigioniera di se stessa, dei suoi tic e del suo incessante movimento. Poi, quando ha dieci anni, accade l’imprevisto: Carly si siede davanti alla tastiera di un computer e scrive: “aiuto, ho male ai denti”. Da quel momento, non ha più smesso di scrivere e ha rivelato una intelligenza acuta, sensibile, fuori dal comune. Usando l’unico dito della sua mano che riesce a “controllare”. Oggi Carly ha diciannove anni ed è diventata una sorta di ambasciatore per i bambini autistici in tutto il mondo: ha condiviso la sua storia, ha raccontato la sua esperienza rispondendo regolarmente dal suo blog o da Twitter o su Facebook – dove ha centinaia di migliaia di followers – alle domande su cosa vuol dire vivere con la sua condizione. Spiegando nei particolari le sensazioni che prova, non nascondendo nemmeno la sua frustrazione: “è difficile essere autistico perché nessuno mi capisce. Le persone mi guardano e danno per assunto che sono stupida, perché non posso parlare“. Carly Fleischmann ha dato voce agli autistici. Ed è una voce potente.

Carly e noi

Un caso che ha segnato anche una svolta, si potrebbe dire epocale, nella concezione medica del problema dell’autismo. Perché Carly è una costante, continua, diretta visione “dall’interno” della malattia che mai nessuno prima aveva potuto garantire. “Si, sono proprio io che sto scrivendo sul computer da sola!”: così si presenta Carly nel suo blog. Il video che racconta la sua storia, ancora poco nota in Italia, seppur in inglese è a dir poco scioccante. Forse ancora di più lo è “Carly’s Café”, girato riproducendo le sensazioni che lei percepisce semplicemente stando in un bar, dove accadono cose normali. “L’autismo è qualcosa che mi chiude in un corpo che non controllo“. Una storia incredibile. Che interroga ciascuno e che dovrebbe aprire un abisso di domande sulla concezione di ciò che è “sano” e ciò che non lo è, sulla normalità, sul valore intrinseco della vita.



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