La Traviata travagliata: controversa “prima” alla Scala di Milano

La celebre opera verdiana ha inaugurato, come da tradizione, la stagione del teatro milanese. Ovazione per Violetta, ma anche fischi e scontento per la regia

Diana Damrau. Foto: Brescia - Amisano © Teatro alla Scala
Diana Damrau. Foto: Brescia - Amisano © Teatro alla Scala
  • Diana Damrau. Foto: Brescia - Amisano © Teatro alla Scala
  • La Scala
  • Brescia - Amisano © Teatro alla Scala
  • Violetta. Brescia - Amisano © Teatro alla Scala
  • Brescia - Amisano © Teatro alla Scala
  • Lavinia Borromeo e John Elkann
  • Roberto Bolle
  • Valentina Cortese
  • Giorgio Armani
  • Il direttore Stephane Lissner
  • Roberto Maroni ed Emilia Macchi
  • Mario Monti
Contestazioni, applausi, entusiasmo, perplessità. Di certo c’è che la prima della Scala per la stagione 2013-2014 che nell’anno delle celebrazioni verdiane ha scelto la Traviata, da sempre una vera e propria opera-simbolo del palcoscenico milanese, non è passata inosservata. Ed ha destato commenti contrastanti. Sarà forse per l’ormai cinquantennale ed ancora inevitabile confronto con le leggendarie interpretazioni della divina Maria Callas, passate di recente su molti media in occasione dei novant’anni dalla sua nascita, ma per molti versi l’edizione 2013 della più passionale fra le opere verdiane non sembra certo destinata ad entrare nella storia, nonostante i commenti diplomaticamente “felici” del sovrintendente alla Scala Stephane Lissner e le curiose dichiarazioni del maestro Daniele Gatti che ha detto che “dividere è più interessante che unificare”. La realtà è una scelta orientata al tentativo quasi ostentato di innovare che non può che lasciare alquanto perplessi.

TRaviata

Il pubblico delle grandi occasioni

Verdi è sempre Verdi e la Scala sempre la Scala. Per cui la serata ha vissuto comunque di una magia che rimane intatta negli anni, grazie alla meravigliosa musicalità del Maestro di Busseto e al solito parterre di grande prestigio. Nel palco reale il Capo dello Stato Giorgio Napolitano e la moglie Clio, il presidente della Commissione Europea Barroso, il presidente del senato Grasso, il ministro dei beni culturali Bray, il presidente della regione Maroni, il ministro della difesa Mario Mauro. E poi, il consueto gruppo di vip, tra i quali John Elkann insieme a Lavinia Borromeo, Roberto Bolle, Valentina CorteseGiorgio Armani, tornato alla Scala dopo 13 anni, che non ha nascosto la sua perplessità rispetto alla regia, con un laconico ma significativo: “le cose migliori sono le più semplici.”

Ma torniamo a questa Traviata moderna. Va detto: se c’è stata una regina incontrastata della scena scaligera, questa è stata Diana Damrau, soprano tedesca che si è confermata – dopo un inizio poco convincente – una Violetta di grandissimo livello espressivo e dalla voce potente ed armoniosa. Peccato abbia dovuto morire desolatamente sola su una sedia o interpretare un’aria cupa e drammatica come Prendi questa e l’immagine con uno scatolone in mano. E unanimemente positiva è stata l’accoglienza per il baritono Zeliko Lulic. Veniamo alle dolenti note, è il caso di dirlo, sottolineate dai fischi del pubblico in sala. Il tenore Piotr Beczala ha claudicato su diversi passaggi, facendo storcere il naso a molti. Il maestro Gatti è sembrato interpretare un suo Verdi più che tentare, come da suoi propositi dichiarati alla stampa alla vigilia della prima, di riscoprirne la partitura come “se fosse stata consegnata direttamente a lui dall’autore”.

Una regia che fa discutere

Ma dove le voci di dissenso sono state piuttosto decise è stato nei confronti della regia di Dmitri Tcherniakov, pluridecorato quarantatreenne regista moscovita, che non è certo l’ultimo arrivato ma che è evidentemente ossessionato dalla volontà di stupire e di modernizzare a tutti i costi, trasformando il libretto in qualcosa di povero – da cantare ai fornelli, come in qualche scena – e forzatamente contro la tradizione. Compresa la svolta minimalista nei costumi. Sarà anche l’ingresso nel terzo millennio e sarà la resistenza “dei conservatori” ormai anacronistica, come qualcheduno ben più esperto di me ha detto. Resta il fatto che all’occhio profano ma appassionato rimane un po’ di amaro in bocca per il fatto che, ormai, ciò che è bello diventa sempre di più una opinione e non un oggettivo e rimanere fedeli a ciò che il passato ci insegna, sia pure nel “leggero” campo dell’interpretazione artistica, sia qualcosa di cui vergognarsi. C’era un noto architetto che un giorno disse: ““Non si deve voler essere originali: chiunque deve sapersi riferire a quanto è stato compiuto in precedenza; se non lo fa, non concluderà niente, cadrà in tutti gli errori già commessi nel corso dei secoli. Non dobbiamo disprezzare l’insegnamento del passato”. Si chiamava Antoni Gaudi, e non credo possa essere tacciato di essere retrogrado…

Un successo comunque al botteghino

E dalle dolenti note alle note liete. Se c’è stata qualche novità che è sicuramente gradita di questa edizione della Traviata, questa è senza dubbio la sua diffusione “via etere” che ha permesso ad un vasto pubblico di godersi la serata anche se impossibilitato ad entrare nel Tempio dell’Opera di Piazza della Scala. Grande successo per l’iniziativa della trasmissione in diretta su Rai 5, lodevole idea della sovrintendenza alla Scala che ha “catturato” 650 mila spettatori. Addirittura travolgente, invece, il riscontro di pubblico della rassegna La Grande Stagione Live 2013/2014, cartellone di Opere in diretta nei cinema italiani, organizzata da Microcinema e che ha visto la serata scaligera trasmessa in HQ in oltre 140 sale italiane. La risposta del pubblico è stata, così come nelle serate precedenti, notevole: tuto esaurito in numerose di esse per un totale di quasi trentamila spettatori e un incasso di oltre 250 mila euro.


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