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Ferie non godute: come si calcola la retribuzione

Le ferie non godute non vanno perse: ecco come si calcola la retribuzione in busta paga.

Quante volte abbiamo evitato di prendere giorni di ferie dal lavoro nonostante ne avessimo bisogno? Succede spesso, soprattutto agli stacanovisti, di ritrovarsi alla fine dell’anno con diversi giorni di ferie non godute e di non sapere come si calcoli la loro retribuzione.

Quello al riposo dal lavoro è un diritto riconosciuto dalla legge italiana, tutelato in Costituzione, oltre che dal Codice Civile. Le ferie sono una delle più comuni tra le forme di astensione dall’attività lavorativa, che permette ai dipendenti tanto del settore pubblico quanto di quello privato di riposare, dedicare tempo a se stessi e alle relazioni personali, ma soprattutto di recuperare energie rispetto agli sforzi profusi durante la propria attività professionale.

Le ferie distribuite nell’arco di un anno, previste dai contratti di lavoro a tempo determinato e indeterminato, sono di norma retribuite, ma in maniera differente a seconda del Contratto Collettivo di riferimento.

Quanti sono i giorni di ferie?

Per legge, esiste un limite minimo imprescindibile, che è quello delle 4 settimane di ferie all’anno, ovvero 28 giorni non lavorativi. La maturazione delle ferie avviene durante l’attività lavorativa anche in periodo di lontananza come ad esempio durante i congedi parentali o la malattia. Il sabato e la domenica – a seconda di come sono considerati dal contratto collettivo nazionale del settore in questione – possono concorrere al calcolo del periodo di ferie nel caso in cui questo si estenda per diverse settimane consecutive. A norma di legge un lavoratore non può rinunciare alle ferie, che vanno godute per almeno 2 settimane consecutive durante l’anno in cui sono maturate, mentre di quelle residue possono essere godute nei 18 mesi successivi. Una volta trascorsi i 18 mesi, le ferie residue – su cui il datore di lavoro avrà pagato i contributi all’Inps – potranno essere comunque godute, ma essere monetizzate solo nel caso di cessazione del rapporto di lavoro.

Le ferie non godute

Le ferie non godute nell’arco dell’anno non vengono dunque perse dai lavoratori, ma finiranno in una sorta di tesoretto di cui si potrà godere al momento della risoluzione del contratto di lavoro o del passaggio alla pensione. Il conferimento di questa indennità è inteso sia come un risarcimento per il periodo di riposo a cui si è rinunciato pur avendone diritto, sia come retribuzione ulteriore prevista dal contratto di lavoro per un periodo che avrebbe potuto essere destinato ad altro.

Le ferie non godute, infatti, vengono computate in un’indennità che verrà corrisposta al momento della cessazione del rapporto di lavoro: le ferie che non sono state consumate durante l’attività professionale sono considerate retribuzione imponibile e dunque sono tassate, in genere secondo la tassazione corrente per quelle maturate nell’anno in cui termina il rapporto lavorativo, mentre quelle non godute in anni precedenti sono soggette a tassazione separata.

La retribuzione delle ferie non godute è calcolata in base al proprio contratto di lavoro. Per calcolare il valore di un giorno di ferie non goduto bisogna prima dividere l’importo Reddito Annuo Lordo indicato in busta paga per 12 (i mesi dell’anno) e poi dividere l’importo così ottenuto per 22, se si lavora 5 giorni a settimana, o per 26, se si lavora 6 giorni la settimana. Il risultato ottenuto indica quanto vale il singolo giorno di ferie, ovviamente al lordo di tutte le ritenute fiscali e sociali.

A conti fatti

Considerando anche la tassazione cui si è soggetti, ognuno può decidere se ritiene più conveniente godersi tutti i giorni di ferie disponibili o optare per la retribuzione di quelle residue in busta paga. Spesso, infatti, visto che le ferie non godute sono tassate e che si possono monetizzare solo a fine rapporto, potrebbe essere più auspicabile fruirne durante l’anno per godersi una meritata pausa dal lavoro.



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