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C’era una volta a New York, il nuovo film di James Gray

C'era una volta a New York

Un altro triangolo amoroso, tanto caro al regista James Gray, che in C’era una volta a New York ritorna ancora una volta dopo il film Two lovers in cui un tormentato Joaquin Phoenix era combattuto tra le bellissime Gwyneth Paltrow e Vinessa Shaw.

Benché non si tratti di una pellicola autobiografica, molti elementi provengono dalla storia personale del regista, soprattutto della sua famiglia sbarcata a Ellis Island dalla Russia: questo nuovo film, C’era una volta a New York, vede nuovamente tre protagonisti d’eccezione: Joaquin Phoenix, MarionCotillard e Jeremy Renner.

Presentato in prima mondiale allo scorso Festival di Cannes, e nelle sale italiane dal 9 gennaio, C’era una volta a New York vuole ripercorrere la forza e le emozioni tipiche del melodramma: racconta infatti il regista di essersi commosso per l’opera di Puccini Suor Angelica, e di aver cercato di portare il suo nuovo lungometraggio verso quella direzione.

La trama

Come dicevamo, sullo sfondo di un triangolo amoroso, scivola via la storia di Ewa Cybulski (Marion Cotillard), che insieme alla sorella lascia la Polonia per cercare fortuna in America. Il destino si insinua e separa le due donne, lasciando Ewa in balia degli eventi e della disperazione, che la porteranno tra le strade di Manhattan dove incontrerà Bruno (un malvagio Joaquin Phoenix) e Orlando (Jeremy Renner). Tra disperazione, gelosia, passione e speranza C’era una volta a New York vi riporterà indietro nel tempo.

Le tematiche dell’immigrazione e delle differenze sociali sono da sempre state il fulcro della cinematografia di Gray, dovute anche alla sua stessa natura di emigrante e alle sue radici di ebreo russo.

Come è nato il film

La trama del film è nata da alcune fotografie il nonno del regista scattò al suo arrivo ad Ellis Island nel 1923, mescolate ai numerosi racconti di famiglia tramandati dal suo bisnonno che a quell’epoca gestiva un piccolo bar. Le riprese del film si sono svolte a New York, in teatri di posa e, naturalmente, sull’isola di Ellis Island, vero e proprio emblema dell’immigrazione e del sogno americano.

Per ricostruire alla perfezione quell’atmosfera e quel periodo storico di New York, la fotografia del film è stata affidata al pluripremiato Darius Khondji. Per oltre un anno di ricerche, Kondji e Gray hanno visitato musei, osservato attentamente dipinti e foto dei primi anni del XX secolo, tutto per poter ricostruire e restituire allo spettatore nei minimi dettagli le sensazioni di quelle persone che quasi un secolo fa attraversavano l’Oceano in cerca di speranza.

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