Sontuoso esordio alla regia per Natalie Portman in Sognare è Vivere, dal romanzo di Amos Oz (recensione in anteprima)

Natalie Portman esordisce alla regia in un film che ha sceneggiato e di cui è protagonista, l'adattamento del best seller internazionale di Amos Oz Una storia di amore e di tenebra.

Sognare è Vivere, Natalie Portman
L'esordio alla regia di Natalie Portman in Sognare è Vivere

Il sogno di una vita di Natalie Portman, un progetto a cui l’attrice premio Oscar ha lavorato per quasi un decennio, approda al cinema dall’8 giugno: basato sul best seller internazionale di Amos Oz, Una storia di amore e di tenebra (Sognare è vivere nell’adattamento italiano) è la storia della giovinezza dello scrittore israeliano, dall’infanzia alla tarda adolescenza, sullo sfondo della fine del Mandato Britannico per la Palestina e nei primi anni della creazione dello Stato di Israele dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Il cuore del film è il rapporto del giovane con la sua madre: un legame a tratti poetico, a tratti drammatico, che segnerà i suoi esordi come scrittore e ne condizionerà il modo di guardare il mondo. Sognare è vivere non è certo un biopic tradizionale, ma un film estremamente ambizioso, molto lontano dagli standard hollywoodiani del momento per la portata delle sue aspirazioni.

Sognare è Vivere, foto dal film
Natalie Portman in Sognare è Vivere con Amir Tessler e Gilad Kahana
Natalie Portman si è lasciata convincere a fare da sceneggiatrice e ad interpretare uno dei ruoli principali pur di trovare i finanziamenti per la sua opera prima e questo fa sì che l’intero film porti il marchio della sua sensibilità che traspare in ogni scena: l’attrice parte dal punto di vista del piccolo Amos (Amir Tessler) per raccontarne, tra momenti familiari ed eventi storici, la storia di un ragazzo che cresce nella Gerusalemme degli anni che precedono la nascita dello Stato di Israele, per poi affrontare il principio dell’eterno conflitto israelo-palestinese con le conseguenze che ciò comporta sulle vite delle persone che l’hanno subito. Figlio di genitori ebrei, sfuggiti all’Olocausto e approdati in Palestina sotto mandato britannico, Amos vive con suo padre, Arieh (Gilad Kahana), un ordinario professore e studioso, e sua madre Fania (Portman), una inguaribile sognatrice: è attraverso i suoi occhi che il ragazzo riesce a leggere i conflitti all’interno della famiglia e quelli ben più grandi nel Paese. Con la sua fantasia, l’amore per le storie avventurose e il loro valore paradigmatico, quello per la poesia e più in generale per le parole, Amos ha avuto un primo determinante approccio con quello che sarebbe diventato il suo mondo, la scrittura.

Sua madre gli ha insegnato il potere delle parole, alimentando un rapporto di scambio reciproco finché il sogno di una nuova vita viene infranto dalla realtà della guerra e la depressione si impossessa di Fania, spingendo Amos a prendersi sulle spalle il peso del malessere esistenziale della donna ed affrontarlo come avrebbe fatto un adulto. Il tutto mentre Israele dopo l’occupazione dei territori palestinesi diventa uno stato indipendente ma entra in un conflitto che, settant’anni dopo, è ancora senza risoluzione.

Natalie Portman in Sognare è Vivere
Natalie Portman in Sognare è Vivere con Amir Tessler, il piccolo interprete di Amos Oz

Il film è rispettoso delle atmosfere della scrittura di Amos e cerca di raccontare inizialmente attraverso delle microstorie e poi con una linea narrativa sempre più consistente e coerente la crescita dello scrittore nella Gerusalemme tra il 1945 e i primi anni ’50. Romanzo di formazione, ma anche vero e proprio atto d’amore di Oz verso la sua terra, l’adattamento Una storia di amore e di tenebra ha avuto una gestazione lunghissima: Natalie Portman ci ha lavorato per nove anni prima di riuscire ad ottenere i finanziamenti necessari per mettere in piedi la macchina produttiva del film.

Natalie Portman in Sognare è Vivere
La nascita dello Stato di Israele raccontata in Sognare è Vivere

Sognare è vivere porta la cifra della sua eleganza, dello sguardo femminile e intimo con cui scruta i dettagli di rapporti familiari profondi e segnati dai tempi, cercando di inserirli in un quadro generale drammatico ma anche ricco di aspettative. Un esordio alla regia sontuoso e a tratti ardito per Natalie Portman – favorito della fenomenale fotografia di Slawomir Idziak – che non sembra affatto un’esordiente dietro la macchina da presa per l’intensità che ha saputo conferire al racconto e la capacità di trasferire sullo schermo una storia che è personale e collettiva al tempo stesso.


Vedi altri articoli su: Celebrity |

Commenti

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *