Cisessuale: significato e differenze con gli altri orientamenti

Cosa indica l’aggettivo cisessuale e quando viene usato: facciamo chiarezza

Tra i tanti termini che sono entrati nel dibattito pubblico a partire dagli studi di genere sul tema dell’identità c’è anche l’aggettivo cisessuale, il cui significato è forse tra i meno noti e dal significato meno immediato.

Significato del termine cisessuale

Il termine viene utilizzato per identificare persone la cui identità di genere corrisponde al sesso che è stato assegnato loro alla nascita. Si tratta dunque di identificare persone che sentono di appartenere esattamente al genere con cui sono stati registrati all’anagrafe al momento in cui sono venute al mondo. Spesso viene usato anche il termine equivalente cisgender. In sostanza si usa il prefisso “cis” (dal latino cis o citra, “da questa parte”, in opposizione al prefisso trans, “dall’altra parte”) per indicare la concordanza tra il sesso biologico, l’identità di genere percepita dalla persona e il modo in cui si è percepiti dalla società. Semplicemente, è cisessuale chi si sente perfettamente a proprio agio con la propria biologia e ritiene che la propria identità di genere coincida col proprio sesso.

Cisgender vs transgender

Il termine cisgender viene considerato opposto della parola transgender, che invece indica persone che non si sentono rappresentate dal loro sesso biologico e dal genere che è stato loro assegnato alla nascita. Quest’ultimo termine si è affermato negli studi di genere all’inizio degli anni Settanta, mentre cisgender è un termine di cui si sente parlare dalla fine del secolo scorso, a partire dagli anni Novanta, con l’ampliarsi degli studi di genere e dell’analisi del concetto di transessualità. In sostanza, se prima per indicare una persona perfettamente a proprio agio col suo corpo, il suo sesso biologico e la sua identità percepita interiormente ed esternamente si usavano termini oggi ritenuti offensivi (ad esempio “normale” o “naturale”, instillando un’idea di devianza nei confronti delle altre identità di genere), con l’introduzione del termine cisessuale si è fatto un notevole passo avanti in quanto a sensibilità e consapevolezza del tema affrontato. Questo termine, infatti, identifica quelle stesse persone senza che si rechi offesa a coloro che invece si identificano come transgender: forse per qualcuno sembrerà ridondante e non necessario, ma in realtà l’aggettivo cisessuale garantisce una certa tutela del nostro linguaggio da errori e sgrammaticature, in quanto permette di non usare termini problematici per identificare le persone che non sono transessuali. Un po’ come la contrapposizione tra eterosessuale (anch’esso un tempo erroneamente ed offensivamente indicato come “normale”) ed omosessuale quando si parla, invece, di orientamento sessuale.

Non fate confusione tra identità e orientamento

Da notare, infatti, che cisessuale si riferisce all’identità di genere, cioè a come la persona percepisce se stessa e il proprio genere di appartenenza, mentre è diverso il discorso sull’orientamento sessuale. I due piani vengono spesso confusi nei comuni discorsi sull’argomento, ma va chiarita la profonda differenza tra identità e orientamento. Quest’ultimo riguarda il tipo di persone da cui si è sessualmente attratti e può essere il più disparato per una persona che si considera cisgender: un uomo o una donna cisgender possono essere eterosessuali, gay, bisessuali, pansessuali eccetera. Lo stesso vale per le persone transessuali, che possono essere etero, gay o avere qualsiasi altro orientamento sessuale.

Come spiega molto chiaramente il saggio Il “genere”: una guida orientativa reso disponibile dalla Società Italiana di Psicoterapia per lo Studio delle Identità Sessuali, sesso, identità di genere e orientamento sessuale sono i tre criteri principali usati per indicare e classificare le identità sessuali in medicina (psicologia, psichiatria, sessuologia ed altre branche mediche), ma non sono concetti fungibili né legati in modo univoco tra loro, visto che la biologia (nascere maschio o femmina in senso anatomico) non corrisponde necessariamente alla propria identità di genere (sentirsi uomo o donna o neutro) né condiziona il proprio orientamento sessuale (da chi ci si sente attratti).

Il primo caso di certificato di nascita con genere U

Questo è il motivo per cui sempre più genitori, ad oggi, preferiscono ad esempio non assegnare ai propri figli un genere al momento della loro nascita, lasciando che siano essi stessi a decidere, una volta maturata una consapevolezza della propria identità di genere, a definirsi come maschi, femmine o di genere non binario (anche detto gender-queer). Ha fatto notizia, ad esempio, il caso di un bambino nato in Canada e, su richiesta del genitore, non identificato come maschio o femmina sul suo tesserino sanitario. La decisione di non specificarne il sesso è stata presa proprio per la volontà di lasciare che sia il bambino, una volta cresciuto, a scegliere da solo in quale genere identificarsi a seconda di come sente di essere. Quello del piccolo Searyl Alti è il primo caso al mondo di un certificato di nascita in cui il genere è identificato con una U (vocale considerata dalla comunità LGBTQ+ non discriminante, in quanto non associata nel linguaggio comune ad alcun genere, e che può significare in inglese unassigned, non assegnato, e/o undetermined, non determinato). Il tesserino è stato compilato in questo modo su richiesta di suo padre che si definisce persona di genere non binario o gender-queer, non riconoscendosi dunque esclusivamente nel genere maschile o femminile. La sua scelta è stata sostenuta dalla Gender-Free ID Coalition, organizzazione che promuove l’idea di non assegnare un genere alla nascita sulla mera base del sesso dei bebè, per permettere che siano loro ad identificarsi poi in un genere che non deciso arbitrariamente dai genitori in base alla sola anatomia.

Un altro caso molto noto è quello di Shiloh Jolie Pitt, figlia dei noti attori Brad Pitt ed Angelina Jolie, oggi tredicenne e con un’identità di genere diversa dal suo sesso biologico: Angelina Jolie ha dichiarato più volte pubblicamente che lascerà a Shiloh la massima libertà di scegliere come chiamarsi, come vestirsi, come percepirsi. Da tempo, infatti, ha scelto di farsi chiamare John e si veste da uomo perché ritiene di sentirsi tale. E l’attrice ha condiviso la sua libera autodeterminazione: “Io non forzerò mai nessuno dei miei figli ad essere quello che non è. Il mondo è pieno di diversità e lo sarà ancora di più per i nostri figli e per quelli che verranno” ha dichiarato in merito.



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