Antonino Cannavacciuolo: intervista al gigante buono della cucina

Burbero all'apparenza, ma dal cuore d'oro, lo chef ci racconta come vive la sua popolarità e ci parla di Cucine da Incubo 2. Il piatto forte? Le emozioni

Il “supereroe della cucina” è tornato. Dopo il successo della prima edizione lo chef partenopeo Antonino Cannavacciuolo ha affilato ancora i suoi coltelli per salvare dal baratro altri 10 ristoranti nel corso della seconda edizione di Cucine da incubo, partita il 7 maggio su FoxLife (canale 114 di Sky). E se l’anno scorso abbiamo visto “il gigante buono” rimettere in sesto anche i casi più disperati, alternando vigorose strigliate a calorose pacche sulle spalle – il gesto affettuosamente pesante che contraddistingue lo chef ha un Tumblr dedicato: lepacchedicannavacciuolo.tumblr.com – , questa volta lo troveremo alle prese con “gente più preparata e attenta”, come lui stesso ci ha raccontato, precisando: “Non aspettatevi scarafaggi nelle cucine o cibi andati a male, la maggior parte dei problemi sono stati organizzativi”. La missione ha portato lo chef lontano dal suo ristorante, la fiabesca Villa Crespi sul Lago d’Orta, in un tour lungo 18mila km, che ha percorso in lungo e in largo il Belpaese.

Cucine da incubo 2
Cucine da incubo 2
Quali sono le novità di questa nuova stagione di Cucine da incubo?
L’aspetto emotivo sarà molto forte. Ci saranno molte uscite per fare gruppo, e io cercherò di fare da paciere. I locali di quest’anno poi hanno una marcia in più e il lavoro di restyling sarà ancora più bello. Lo scenografo è un vero creativo e ha avuto un giorno in più a disposizione, che non è poco… Ha tirato fuori dei gioielli dal nulla! Ci saranno momenti molto emozionanti per i proprietari.

Sappiamo che anche a lei è scesa qualche lacrimuccia…
Sì, anch’io mi sono emozionato. Di fronte a certi abbracci e lacrime anche questo omone barbuto si emoziona. Sono umano anch’io!

Ma si aspettava di diventare un personaggio mediatico così amato dal pubblico?
Dico la verità: no, perché questo non è il mio lavoro. E infatti ancora adesso sto coi piedi per terra e cerco di dare una pacca a tutti. Ma è proprio nel mio carattere aiutare sempre gli altri. Far dispiacere una persona per me è veramente dura. Io sono così sempre, non solo in tv. Io sono felice quando gli altri stanno bene.

Riesce a vedere le puntate in onda insieme alla sua famiglia?
Dipende sempre dal lavoro. La prima l’anno scorso l’abbiamo vista tutti insieme, poi c’è sempre il lavoro di mezzo… Ma quest’anno devo vederle per forza, dai! Per buon auspicio…

La guardano anche i suoi bimbi?
Andrea è piccolo… ha 18 mesi, però guarda e capisce che sono io. Elisa ha 7 anni e sì mi guarda.

Qual è la parte più divertente della trasmissione per lei?
Quando c’è la trasformazione del locale, in cui i proprietari dopo aver sofferto per qualche giorno tornano a sorridere. Allora gli do le pacche e mi piace molto farli stare bene. Quella è la parte che faccio più volentieri. Uno può pensare che far la parte dell’incazzato mi diverta, io invece la faccio con dispiacere. I primi tre giorni io sono molto concentrato e dispiaciuto, poi quando comincio pure io a vedere il bello mi rilasso e mi piace condividere con loro i momenti di gioia. Vederli soffrire è dura, ma quando si accende una luce di speranza nei loro occhi per me è bellissimo.

Come stanno andando i ristoranti che avete visitato l’anno scorso?
Molti stanno andando bene e per me è una soddisfazione grandissima. Ricevere i messaggi tuttora da loro per me è una cosa bella. Dopo un anno non si sono dimenticati le cose che ci siamo detti e che abbiamo fatto insieme. Se sento che uno dei ristoranti che abbiamo aiutato ha chiuso per me è un dispiacere, perché io davvero in quella settimana in cui registriamo la puntata do tanto.

Di recente lei ha trovato anche il tempo di aprire un ristorante a Mosca, giusto?
Ho una consulenza nel ristorante di un cliente che si era innamorato di Villa Crespi e ha voluto ricreare questo stile lì a Mosca. Sta andando bene. Abbiamo messo lì un paio di cuochi italiani che si sono formati da me. Quando ci metto il nome io voglio persone che conosco…

Tornando alla tv: lei segue i vari talent di cucina come Master Chef e Hell’s Kitchen?
Più che altro li guarda mia moglie, per vedere dove sta il marito… (ride, ndr). Allora ogni tanto il pomeriggio quando arrivo e lei li sta guardando, li guardo pure io. Sono interessanti. Di recente ho visto Hell’s Kitchen: non è facile per ‘sti ragazzi stare davanti alle telecamere e davanti a un professionista come Cracco

Cosa pensa di Carlo Cracco?
Mi piace, l’ho sempre ammirato. È una persona seria, con le idee chiare.

Potremo mai vederla a Master Chef?
Non dico né no né sì. Credo nel destino. Per il momento sono molto fiero del mio programma. L’ho fatto da solo e ci ho messo tanto impegno. Questo in fondo però non è il mio lavoro, non dipende da me. Può essere pure che tra un anno mi sostituiscano anche a Cucine da incubo! Non si può mai sapere nella vita. Io mi trovo bene col gruppo del programma e i risultati, incrociando le dita, sembrano positivi, perciò sono felice.

Antonino Cannavacciuolo Cucine da incubo 2

Senta, lei vive in Piemonte da tanti anni… le manca la sua terra, Napoli?
Penso che a tutti manchi il paese di nascita. In particolare mi mancano i rumori unici di Napoli. Chi sta là oggi secondo me non ci fa nemmeno caso, ma per me sentirli è una musica. Dal clacson, al pescivendolo, al fruttaiolo, a quello che vende o’pere e o’muss(o)…

Scusi?
Le bancarelle per strada che vendono i cartocci con il piede e il muso delle bestie, conditi con limone e pepe. C’è ancora tanto lavoro sulla strada lì, e per farsi notare i venditori urlano… Poi penso ai profumi delle piante, ai colori, al mare, alla Costiera Amalfitana. In questo periodo poi ci sono giornate magnifiche e ti viene voglia di stare ore e ore ad ascoltare i rumori del posto.

Per concludere: lei sa che per certi versi ricorda Bud Spencer… Le fa piacere?
Sì, molto. Io da ragazzino ero attratto da quell’omone che dava le pacche e non vedevo l’ora di vedere i suoi film, in cui tutti si picchiavano, ma alla fine si rialzavano. Non si vedeva cattiveria, come capita in tanti film di oggi. E adesso capisco perché i bambini si divertono a guardare Cucine da incubo. In me vedono quello stesso omone che sembra cattivo, ma che in realtà è buono.

Lo chef Cannavacciuolo risponde direttamente alle domande dei fan su Twitter con l’hashtag #cucinedaincuboIT. Su Foxlife.it da non perdere le “Perle di Cannavacciuolo”, cartoline digitali dello chef da condividere in rete, e le “Storie da incubo” con fumetti degli episodi della nuova serie.


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