Alice Coachman-Davis morta: addio alla prima donna nera a vincere le Olimpiadi

Alice Coachman-Davis morta: addio alla prima donna nera a vincere le Olimpiadi

Si è spenta ieri a 90 anni in Georgia la leggendaria atleta afroamericana: vinse il salto in alto alle Olimpiadi di Londra nel 1948 diventando un simbolo per l'emancipazione delle donne di colore.

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16/07/2014

Il suo nome non è fra quelli più conosciuti, almeno nel nostro paese. Eppure Alice Coachman-Davis, morta il 15 luglio nella sua città natale di Albany, in Georgia, all’età di 90 anni, è stata una donna molto speciale.

[dup_immagine align=”alignright” id=”123671″]Fu infatti la prima atleta di colore a vincere una medaglia d’oro alle Olimpiadi: trionfò nella gara di salto in alto ai Giochi di Londra nel 1948, stabilendo l’allora record americano ed olimpico di 1,68 e battendo le migliori specialiste europee, la britannica Tyler e la francese Oestermeyer. Alice divenne un vero e proprio simbolo della lotta per l’uguaglianza degli afro-americani, pioniera di un lungo percorso che si concretizzò solo diversi decenni più tardi.

Nata ad Albany il 9 novembre 1923, figlia del profondo sud, Alice visse in una America ancora fortemente segnata dalla segregazione razziale, frequentò l’università nonostante le pressioni e scelse l’atletica in un’epoca dove lo sport al femminile era visto con sospetto ed era comunque feudo dei bianchi. Lei, donna e nera, talento purissimo ed eclettico che eccelleva in tutte le gare di velocità oltre che nei salti, riuscì a sconfiggere luoghi comuni, sospetti e minacce. Avrebbe vinto molto di più senza la cancellazione delle Olimpiadi del 1940 e del 1944 a causa della Guerra: infatti, fra i 22 titoli americani conquistati, Alice fu campionessa nazionale di salto in alto per dieci anni consecutivi dal 1939 – quando aveva solo 15 anni – al 1948, anno in cui si ritirò dalle competizioni, a 25 anni, per dedicarsi all’insegnamento dell’atletica nelle scuole e trasformarsi in un simbolo di emancipazione per le donne afroamericane.

Alice ha ispirato generazioni di atleti e di atlete e si può dire cha abbia segnato indelebilmente la storia dell’America: narra la leggenda che al suo ritorno dalle Olimpiadi fu accolta nella sua città da un interminabile corteo di folla che vedeva bianchi e neri insieme ad applaudirla. Ma una volta entrata nel Municipio per la cerimonia ufficiale, bianchi e neri furono separati ed il sindaco non volle stringerle la mano, impedendole di parlare. Fu in quel momento che decise di passare ad insegnare alle giovani generazioni, cosa che fece per tutta la vita. Una vera Donna con la D maiuscola.


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Anna Invernizzi
  • Scrittore e Blogger