Ipotiroidismo: un problema principalmente “femminile”

La carenza nella produzione degli ormoni della tiroide colpisce soprattutto le donne e cresce con l’età

Ipotiroidismo

La tiroide è uno dei centri di “regolazione” più importanti dell’organismo, oggetto di attenzione e di studio fin dagli albori della scienza medica che da sempre ne ha intuito l’influenza sul buon “funzionamento” di notevoli porzioni del nostro organismo. Si tratta di una ghiandola a forma di H – o, più romanticamente, di farfalla, posta alla base del collo e che produce fondamentalmente due sostanze di notevolissima importanza: gli ormoni tiroidei T3 e T4, più comunemente noti come tiroxina, e la calcitonina, sostanza preposta alla regolazione dei livelli di calcio nel sangue.
L’ipotiroidismo è quindi, assai semplicemente, uno stato in cui la tiroide, per motivi che possono essere assolutamente diversi fra loro e originati sia nella tiroide stessa sia nella sequenza di “elementi” a essa contigui nella catena metabolica, non riesce a produrre in maniera sufficientemente adeguata le sostanze ormonali che normalmente sintetizza. I disturbi alla tiroide sono abbastanza frequenti e tendono ad aumentare con l’età la propria incidenza: possono essere, come è facile immaginare, di diversa gravità che può dipendere sia dalla causa scatenante cui discendono e da quanto questa sia incidente sulle funzioni dell’organismo, sia dall’età in cui si manifestano.

Tiroide

Come riconoscere l’ipotiroidismo: i sintomi

Ipotiroidismo
La carenza degli ormoni tiroidei nell’organismo è normalmente classificata sempre come ipotiroidismo e, nella stragrande maggioranza dei casi, dipende da un insufficiente “lavoro” produttivo della tiroide mentre solo più raramente è dovuto a una “resistenza” da parte dei tessuti ricettori rispetto alle azioni cui gli ormoni tiroidei sarebbero preposti. La carenza di tiroxina ha in genere conseguenze riscontrabili i diversi ambiti dell’organismo, avendo come principale effetto un generale disequilibrio nei processi metabolici. Per questo motivo, una situazione di ipotiroidismo  può avere conseguenze particolarmente gravi se si manifesta nel corso dell’età dello sviluppo, portando in questo caso a possibili deficit si cognitivi che fisici dato che la tiroxina è un fondamentale “innesco” per l’ormone della crescita, o addirittura durante la formazione del feto che può incorrere in alterazioni nella sua formazione anche profonde e irreversibili. Per contro, esiste una forma “fisiologica” di ipotiroidismo legata all’età, tanto che si calcola che una percentuale variabile fra il 2 e il 5% della popolazione ultra sessantacinquenne incorra in questo problema. Diversi i sintomi a esso connessi nella persona adulta: gli scompensi metabolici portano a un generale senso di stanchezza che può sconfinare anche in una sonnolenza cronica dovuta alla scarsa produzione di proteine cui la carenza tiroidea porta e che nei casi più gravi può arrivare alla letargia e al coma. Influendo sul consumo di ossigeno, l’ipotiroidismo porta anche a una incapacità di sopportare le basse temperature, a una pelle fredda e generalmente secca e perfino a “mutazioni” nell’espressione del viso dovute a gonfiori di palpebre e lingua, al diradarsi dei capelli e delle sopracciglia e ai cambiamenti nella posizione della mascella e della bocca. Insomma, la tiroide può influire in linea generale su qualunque processo metabolico del corpo e creare in esso problemi: dalla difficoltà di digestione all’infertilità, dall’irregolarità dei flussi mestruali a problemi “meccanici” del cuore, dalla depressione all’aumento apparentemente non spiegabile del peso.

 Ipotiroidismo: cause e classificazioni scientifiche

Data la vastità e la varietà dei possibili sintomi, spesso la diagnosi di ipotiroidismo non è immediata: dal punto di vista medico, tuttavia, è sufficiente un semplice esame del sangue focalizzato al controllo del livello degli ormoni T3 e T4 e dei connessi valori ematici TSH per inquadrare con ragionevole certezza quello che può essere un sospetto. Se in linea generale, cioè considerando tutte le fasce di età, la carenza tiroidea colpisce in diversa misura una fascia di popolazione oscillante tra lo 0,5 e l’1% del totale, è un fatto accertato che i casi nelle donne siano nettamente più frequenti rispetto a quelli negli uomini, cosa che fa dell’ipotiroidismo un problema tipicamente femminile.
La medicina tende a individuare tre “tipologie” di cause che portano all’ipotiroidismo che vengono generalmente definite primarie, secondarie e terziarie. Quelle primarie sono legate direttamente alla funzionalità della tiroide stessa, sia per problemi “fisici”, come una malformazione congenita o un suo sviluppo non completo, che “chimici” come la incapacità di sintetizzare quantità normali di ormoni. Sono invece secondarie e terziarie le cause derivanti dal cattivo funzionamento di altre due ghiandole, l’ipofisi e l’ipotalamo, le cui secrezioni sono in grado di influire pesantemente sulla funzionalità della tiroide e sulla sua capacità di “veicolare” nel copro i suoi “prodotti. Noto è infine il fatto che un cattivo funzionamento delle funzioni della tiroide sia legata a una carenza, congenita o contingente, dello iodio, minerale la cui presenza in quantità adeguate nell’organismo è fondamentale per assicurare le normali funzionalità della ghiandola e la cui regolazione è in genere il primo elemento con cui affrontare un problema tiroideo.

Ipotiroidismo

Affrontare l’ipotiroidismo: importanza del controllo medico

Come tutte le malattie di carattere metabolico, anche l’ipotiroidismo richiede una attenzione notevole sia per la delicatezza delle conseguenze che ha, sia perché ogni tentativo di limitarne scompensi e alterazioni deve essere attentamente valutata perché può portarne altre in “diversi” ambiti rispetto a quello primariamente monitorato. Si tratta, in poche parole, di un equilibrio delicato che va recuperato, ove possibile, con calma e con un percorso terapeutico che richiede una costante attenzione. In genere, l’approccio è quello di un recupero, in prima istanza, delle funzionalità della tiroide, attraverso farmaci specifici e, se necessario, l’integrazione alla produzione carente di tiroxina assumendola per via orale. In genere è buona norma affrontare anche, se presenti, i sintomi “collaterali” dell’ipotiroidismo, come possono essere la costipazione o l’anemia, con interventi specifici, sempre rigorosamente seguiti dallo specialista medico. Inoltre è necessario mettere a punto un percorso nutrizionale che favorisca abitudini alimentari, con particolare attenzione alle fibre, in grado di contrastare le difficoltà digestive e intestinali che tradizionalmente accompagnano la problematica principale e di integrare il fabbisogno di iodio. A questo scopo sono utilissimi alimenti quali il latte vaccino o il pesce azzurro (approfondisci altre proprietà del pesce azzurro e non solo), mentre per lo stesso motivo sono da evitare i consumi di alimenti che incrementano la necessità di iodio quali rape e cavolfiori.


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Commenti

  • Annamaria Bonafè

    Come negli ultimi anni di questa stagione inizia per me un periodo piuttosto pesante: stanchezza, depressione, batticuore immotivato, sensazione di stringimento al petto e alla gola.
    L’Eutirox ordinatomi dal medico dopo esame del sangue per la tiroide , Livial e Venalfaxina Tena 75 mg. che assumo da anni per tenere a bada la mia depressione (ho perso un figlio ) sono i medicinali che assumo giornalmente.
    E’ opportuno un esame completo alla tiroide? sono nata l’8 dicembre 1940 e ho avuto mio figlio a 38 anni.
    Grazie per un vostro consiglio.

  • Anna Invernizzi

    Buongiorno Annamaria.
    Come tutti i nostri articoli sul tema della “salute”, il nostro scopo non può che essere informativo e non può certo sostituire un parere medico. Ti invito, quindi, a consultare il tuo medico curante che saprà consigliare sicuramente meglio di quanto lo possiamo fare noi, conoscendo anche personalmente il tuo caso. Grazie.

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