Rifarsi il seno prima e dopo gli step da seguire
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Rifarsi il seno prima e dopo: gli step da seguire

Rifarsi il seno prima e dopo: tutti i consigli, gli step e gli accorgimenti da seguire quando si decide di sottoporsi a mastoplastica additiva o riduttiva.

Sono tante le donne che, per i motivi più disparati, decidono di rifarsi il seno. Gli interventi di mastoplastica additiva (per avere un seno più grande) e riduttiva (al contrario, per avere un seno più piccolo e meno pesante) sono praticamente all’ordine del giorno. Tuttavia, non è di certo una scelta da prendere in modo avventato. Sottoporsi a un intervento al seno è una decisione importante e delicata, che in quanto tale va ponderata con molta attenzione. Occorre valutare i pro e contro che fanno parte del rifarsi il seno prima e dopo l’intervento. Parliamo, infatti, di un vero e proprio intervento chirurgico, ragion per cui è fondamentale che la paziente abbia le idee molto chiare su come viene eseguita l’operazione, se rifarsi il seno fa male e quali sono le accortezze legate al post operatorio.

Se volete avere informazioni su quanto costano altre operazioni di chirurgia estetica leggete qui!

Rifarsi il seno: cosa accade prima dell’intervento

Ogni caso e a sé e il chirurgo plastico valuta attentamente e con obiettività ogni aspetto della richiesta della sua paziente. Prima di tutto, un bravo chirurgo plastico capirà subito se la motivazione della paziente è tale da giustificare l’intervento chirurgico o se, invece, si tratta semplicemente di un capriccio passeggero. Solitamente, si tende a far riflettere la paziente su i pro e i contro del rifarsi il seno, illustrando in modo chiaro quali sono i rischi a cui si va incontro e quali le accortezze da tenere presenti dopo l’operazione.

Una volta che si è deciso per l’intervento, lo specialista prescrive una serie di esami specifici a seconda dell’età della paziente e le sue condizioni di salute. In particolare, solitamente, gli esami da effettuare sono ecografia, mammografia e in alcune situazioni la risonanza magnetica. Ricordiamo, infatti, che molte donne si sottopongono a un intervento al seno anche in seguito a problemi di salute importanti, primo su tutti il tumore al seno cui nei casi più gravi segue la mastectomia.

Dopo aver sostenuto tutti gli esami del caso, il chirurgo chiederà alla paziente dettagli circa patologie precedenti e circa la storia della famiglia di quest’ultima, in modo da valutare la sua situazione nel complesso e senza trascurare alcun dettaglio.

Ad anamnesi ultimata, lo specialista illustra tutti gli step di cui si compone l’intervento, presenta alla paziente i vari tipi di protesi che è possibile impiantare e si arriva alla fase finale dell’iter per rifarsi il seno, ossia fissare insieme la data dell’operazione. Procediamo, adesso, con un breve excursus sui principali tipi di intervento al seno.

Il lifting per il seno cadente

In particolari situazioni, come dopo l’allattamento o dopo un forte dimagrimento, ma anche semplicemente per l’avanzare dell’età, il seno perde di tonicità e tende a “scendere”, diventando cadente.

Il seno cadente è un inestetismo che accomuna molte donne e che viene vissuto con grande disagio dalla maggior parte di loro. Quando le creme tonificanti seno non bastano e il problema diventa pesante da sostenere da un punto di vista psicologico oltre che semplicemente poco gradevole esteticamente, i medici consigliano il lifting del seno o mastopessi.

In sostanza, proprio come in un lifting, i tessuti vengono rialzati eliminando la pelle in eccesso. In alcuni casi, l’intervento prevede anche l’inserimento di una piccola protesi di silicone o quella che gli esperti chiamano lipofilling, cioè un’iniezione di grasso prelevato dalla paziente stessa.

Il costo è piuttosto elevato: varia, infatti, dai 6mila ai 10mila euro.

Mastoplastica additiva: in cosa consiste l’intervento

La mastoplastica additiva è il più comune intervento per rifarsi il seno. Consiste nell’aumento del seno mediante l’inserimento di due protesi siliconiche in una cavità che si crea tra le mammelle. Le protesi vengono posizionate o nei pressi del muscolo pettorale o dietro le ghiandole mammarie. Tutto dipende dal risultato che il chirurgo vuole ottenere per la sua paziente e, nondimeno, dalla sua storia personale.

Lo specialista effettua una piccola incisione – di solito, la cicatrice non è particolarmente visibile – e impianta le protesi. Il costo in Italia va dagli 8mila ai 12 mila euro.

Mastoplastica riduttiva: in cosa consiste l’intervento

La mastoplastica riduttiva, invece, è l’intervento per rimpicciolire il seno. Meno richiesto del precedente, solitamente si lega a problematiche di salute anche importanti legate all’eccessivo peso e volume del seno della paziente. Sono queste, infatti, a spingere la paziente a rifarsi il seno riducendolo.

Rispetto a quella additiva, la mastoplastica riduttiva è un intervento più complesso e comporta cicatrici permanenti, alle volte piuttosto evidenti. Il costo in Italia varia dai 10mila ai 14mila euro.

Rifarsi il seno: quali sono i rischi, come comportarsi dopo e qual è il costo

Come abbiamo anticipato, decidere di rifarsi il seno è una scelta complessa e che va ben ponderata. Nonostante di solito tutto proceda per il meglio, non mancano complicazioni e rischi, tra cui il rigetto della protesi o la rottura della protesi. La loro durata, inoltre, non è poi così lunga: solitamente, resistono per circa 10 anni quando l’intervento è perfettamente riuscito. Accade a volte che sia necessario intervenire di nuovo molto tempo prima.

Passiamo adesso al decorso post operatorio. L’operazione per rifarsi il seno non fa male sul momento, in quanto la paziente è sotto anestesia, ma può essere dolorosa dopo. I seni, dopo l’intervento, saranno doloranti e gonfi. Il chirurgo procede a un bendaggio da tenere nella prima settimana e consiglia l’utilizzo del reggiseno sportivo anche per le settimane successive, in modo da tenere al riparo il seno da eventuali urti. Le donne che hanno appena rifatto il seno non devono sollevare carichi pesanti o fare sforzi, ma è garantito il rientro al lavoro – purché si tratti di un’occupazione sedentaria – entro 1 settimana circa.

Un’altra controindicazione è la scarsa sensibilità dei capezzoli. Di solito, però, questo problema rientra spontaneamente con la guarigione del seno. Ricordiamo, inoltre, che è possibile tenere a bada il dolore con dei comuni farmaci analgesici.

Non ci sono controindicazioni particolari per l’allattamento al seno, ma è sempre consigliato chiedere un parere al proprio medico. Per quanto riguarda le cicatrici, uno degli scopi del chirurgo è renderle meno visibili possibili. Come per qualsiasi intervento, in sede di operazione si può incappare in complicazioni come infezioni, reazioni avverse all’anestesia e sanguinamenti eccessivi.

Per questo, è consigliato rivolgersi sempre a personale altamente qualificato e tenersi alla larga da chi propone interventi a costi stracciati o in condizioni sospette. Ne va della propria salute.



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