London Fashion Week SS 2016 day 3: melting pot di stili

Romanticismo e creatività, low style e fast style, provocazione e mood bohèmien convivono nel terzo giorno di sfilate londinesi, a dimostrazione di una moda sempre in evoluzione e alla ricerca di nuove ispirazioni

29/09/2015

Dalla femminilità easy di Jonathan Saunders al mood vintage futuristico di MM6 Maison Margiela, il terzo giorno della London Fashion Week SS 2016 è stato un vero e proprio melting pot di stili.

Solo apparentemente distanti e disomogenee, le collezioni salite in passerella sono infatti tutte caratterizzate da un forte afflato sperimentale e innovativo, che va dall’estetica stessa e dalla filosofia delle diverse maison e degli stilisti fino alla ricerca di nuove soluzioni di forma, volumi e materiali.

Colore, romanticismo e creatività

Ha scelto il colore, Jonathan Saunders, come fil rouge della sua collezione primavera-estate 2016. Lo stilista di Glasgow ha utilizzato vibranti tinte in contrapposizione e intense fantasie, mescolando anche insieme le due cose, per creare una serie di abiti pieni di energia e allo stesso tempo di grazia, essenziali e seducenti. Dalle gonne a pannelli sovrapposti ai vestiti kimono-style, ogni capo della proposta per la prossima stagione è pensata infatti per vestire una donna contemporanea e pragmatica, ma dalla forte femminilità.

Proprio come quella immaginata da Alice Temperley, fashion designer dell’omonimo marchio Temperley London, che prendendo spunto dai colori e dalle suggestioni de L’Avana e dalle immagini del fotografo Robert Polidori ha confezionato una collezione sospesa tra romanticismo e schiettezza, sogno e realtà.


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E’ invece un omaggio alle donne creative e indipendenti di oggi la proposta primavera-estate 2016 di Paul Smith, che ha mescolato sete robuste, serigrafie e stampe ad alta ingegnerizzazione, morbide t-shirt e generosi caftani, tagli sbiechi, drappi e forme fluide in una collezione moderna ma rassicurante, pensata per essere indossata tutto il giorno ed essere adatta per ogni circostanza.

Low style VS fast style

Dalla rigorosa ricerca materica e stilistica di Issa London e Pringle of Scotland ai capi più che prêt-à-porter di Topshop Unique, la London Fashion Week sottolinea la differenza tra stile e moda.

Se gli abiti di ispirazione geometrica, caratterizzati da una palette di colori essenziali – bianco, nero, blu, giallo fluo – e impreziositi da materiali e lavorazioni ad alto contenuto tecnologico di Issa London e la collezione primavera-estate 2016 di Pringle of Scotland, ispirati all’estetica della scultrice Louise Bourgeois e realizzati in maglia e con tessuti lavorati per riprodurne l’effetto, rappresentano infatti il low style e un bello piacevole e funzionale, la proposta di Topshop Unique è l’emblema del fast style. Di ciò che si indossa perché fa moda e fa moda perché si indossa.


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Una contraddizione evidente, ma forse solo apparente, come dimostra la perfetta – o quasi – coesistenza dei due approcci nell’ecosistema fashion e l’indiscusso successo di entrambi.

Provocazione e mood bohèmien

Nel ricco “crogiolo” del terzo giorno della London Fashion Week c’è stato spazio anche per provocazione e mood bohèmien, genere che non manca praticamente mai alle Settimane della Moda.

E’ innegabile, tuttavia, che l’interpretazione offerta da Mary Katrantzou sia assolutamente unica e decisamente innovativa, oltre che “fedele” al sentire della stilista. Tra suggestioni folkloristiche e “spaziali”, quilting iridescenti, broccati metallici, lurex, ricami, cristalli e paillettes, trovano infatti spazio le micro-decorazioni, vero e proprio cavallo di battaglia della fashion designer.

Riesce come sempre a stupire anche Vivienne Westwood, che nella collezione SS 2016 Red Label mescola iconici capisaldi del suo stile – corsetti e influenze storiche – a una leggerezza e una portabilità inedite, mentre è un ardito mix di usato e nuovo, futuristico e contemporaneo la proposta di MM6 Maison Margiela.