Il congedo di maternità, tutto ciò che devi sapere

Quanto tempo prima della nascita del bambino si può restare a casa da lavoro? E dopo? SI viene pagate comunque? Qui tutte le risposte!

Quella che in gergo chiamiamo maternità ha il nome più preciso di congedo di maternità e si riferisce ai cinque mesi intorno alla data presunta del parto (vedremo poi come distribuiti) in cui una donna deve obbligatoriamente astenersi dal lavoro.

Quando inizia e quanto dura il congedo di maternità?

La futura mamma deve rimanere a casa dal lavoro a partire dai due mesi precedenti la data presunta del parto, se il parto avviene in ritardo i due mesi si protraggono fino al momento della nascita del bambino. Dopo il lieto evento la neo mamma deve astenersi dall’andare al lavoro per tre mesi dalla data presunta del parto, se il parto è avvenuto in anticipo ai tre mesi già previsti vanno aggiunti i giorni che intercorrono tra la data del parto e la data presunta del parto. Se una donna svolge un lavoro che lo consente e solo in presenza di un certificato medico che indichi chiaramente il buono stato di salute della gestante e del bambino, si può decidere di posticipare il momento in cui stare a casa dal lavoro; in questo caso il congedo avverrà a partire da un mese prima della data presunta e terminerà quattro mesi dopo la data presunta. Questa seconda opportunità è gradita a tutte quelle donne che vivono gravidanze serene e senza particolari malesseri, svolgono mansioni poco faticose dal punto di vista fisico e desiderano poter passare con il proprio bambino più tempo possibile.

Si viene pagati durante l’astensione obbligatoria per maternità?

Nel periodo del congedo per maternità è prevista una retribuzione che va dal 100% dello stipendio per alcune categorie all’80% per altre categorie; per conoscere la propria situazione bisogna fare riferimento al proprio contratto di lavoro, anche ai contratti collettivi nel caso si faccia parte di categorie che fanno riferimento a questi. L’intero periodo di astensione obbligatoria viene comunque computato ai fini dell’anzianità di servizio, della pensione e della progressione della carriera.

Anticipare e posticipare la maternità

Per anticipare il periodo di riposo antecedente il parto è necessario il parere del medico, mentre ogni donna può scegliere di posticipare il rientro al lavoro dopo il termine del congedo di maternità per un periodo non superiore ai sei mesi da utilizzare fino agli otto anni del bambino. Il trattamento economico in questo caso è però molto penalizzante: fino ai tre anni del bambino il congedo parentale è retribuito al 30%, dai tre agli otto anni, invece, non viene retribuito se non nel caso di una grave situazione economica.

E il papà?

Il congedo di maternità non è previsto per il papà se non in particolari casi gravi, mentre è previsto anche per lui il congedo parentale. I papà possono decidere di astenersi dal lavoro al posto della mamma per un periodo massimo di sette mesi con un trattamento economico del tutto identico a quello delle mamme. Se l’astensione facoltativa viene usufruita dai due genitori il periodo complessivo non può superare gli 11 mesi. Se il genitore è solo il periodo di congedo parentale può arrivare, sia che si tratti del padre che della madre, fino a 10 mesi, sempre da godere entro l’ottavo anno del bambino.

Casi particolari

Nel caso di gravidanze gemellari il congedo di maternità non raddoppia, mentre i tempi dell’astensione facoltativa della madre e del madre devono essere considerati validi per ogni figlio quindi raddoppiati o triplicati.

Nel caso di adozione di un bambino è previsto il congedo di maternità di cinque mesi che per le adozioni nazionali sono da considerare a partire dall’ingresso in famiglia del minore, mentre nel caso di adozioni internazionali possono essere utilizzati anche nel periodo di soggiorno all’estero richiesto per le pratiche di adozione.


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