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Fate la Nanna: Estivill e il suo metodo

Non è sempre un’impresa facile insegnare ai piccolini le “regole” del sonno ma la letteratura moderna ci ha regalato tanti libri, studi e linee guida su come affrontare le difficoltà del sonno dei bambini e alcuni di essi, tra polemiche e critiche, si sono fatti strada tra i genitori diventando perfino dei manuali d’uso da consultare nei casi più disperati!
Tra i libri più letti, tra i metodi più discussi va annoverato il famoso Metodo di Estivill descritto nel libro Fate la Nanna che promette risultati eccezionali e duraturi in “soli” 3 giorni di pratica assidua!

[dup_immagine align=”alignleft” id=”94086″]Il metodo di Estivill

Leggendo il libro del neuropsichiatrica spagnolo Eduard Estivill si possono certamente scorgere consigli utili ed in linea generale applicabili su qualsiasi bambino ed in qualsiasi normale condizione familiare, altri punti invece risultano troppo duri, eccessivi, coercitivi e potenzialmente pericolosi.
Infatti le indicazioni di Estivill andrebbero interpretate, non seguite alla lettera ma personalizzate in base a quelle che sono le reali esigenze del bambino.

Tra i consigli “light” del metodo Estivill ci sono quelli che parlano di seguire un preciso rituale legato alla fase di preparazione al sonno che aiutano il bambino piccolo ad avvicinarsi al momento della notte con serenità (un bagnetto caldo, un gioco rilassante o una lettura di un libro, il pigiamino e così via).
A questa preparazione “tranquilla” seguono però altre indicazioni su come insegnare al piccolo a dormire da solo nel suo letto che secondo una logica materna sono molto rigide e non tengono in considerazione  né le reali esigenze del piccolo, né le possibili conseguenze fisiche e psichiche che tali atteggiamenti possono sortire.
[dup_immagine align=”alignright” id=”94085″]Estivill in pratica sostiene che nel momento in cui il bambino, anche di pochissimi mesi, viene messo nel suo letto, occorre lasciarlo subito da solo per farlo abituare ad addormentarsi in autonomia. Se dopo l’abbandono, come è normale che sia, il piccolo piange o urla, lo si deve lasciare da solo e non bisogna intervenire se non dopo 5/10 minuti, mettendo dunque a dura prova la forza, il coraggio ed il cuore di una mamma!
Una volta che si entra nella sua camera, dopo aver atteso il tempo necessario, il genitore non deve assolutamente toccare o prendere in braccio il piccolo, ma semplicemente rassicurarlo con le parole. Questo metodo va seguito sempre ogni qual volta il bambino pianga perché solo in questo modo lui capisce che il suo pianto non sortisce alcun effetto sul genitore che non interviene abbracciandolo e cullandolo.
Il metodo Estivill è potenzialmente pericoloso in quanto il pianto disperato di un bambino piccolo, che può essere causato anche da altre motivazioni, può dar luogo a soffocamento, vomito e disturbi più gravi del sonno dettati dalla paura di essere lasciati soli.

[dup_immagine align=”alignleft” id=”94087″]Estivill ritratta il suo metodo

Recentemente Estivill ha in un certo senso rivisto la sua posizione ed i suoi studi aggiornando la chiave di lettura del suo metodo, arricchendolo di nuovi consigli basati su ricerche condotte su un campione di bimbi e le “nuove teorie” sembrano fare perfino un cambio di rotta rispetto al passato.
Nel recente libro “A dormire” Estivil scrive che ogni bambino ha un suo orologio biologico e che va rispettato soprattutto quando i bambini sono di pochi mesi, poiché sono supportati nella fase di addormentamento dall’allattamento al seno. Estivill inoltre precisa che il metodo più “duro” del suo studio andrebbe invece riservato ai bambini dai 3 anni in su, già grandi e capaci di capire che i “capricci” nella fase dell’addormentamento sono sbagliati.

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