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Disturbi specifici del linguaggio: come riconoscerli

Imparare a parlare e padroneggiare una lingua non è una cosa semplice, possono presentarsi casi di bambini con disturbi del linguaggio di varia natura e ordine di gravità.

In particolare, il “disturbo specifico di linguaggio” o DSL riguarda quei bambini che non hanno problemi neurologici, sensoriali, relazionali ma che, nonostante questo, presentano alcune difficoltà nella comprensione e/o produzione di parole o frasi.

Tali disturbi si risolvono con il tempo anche se possono persistere delle difficoltà nell’organizzazione di un discorso anche in età adulta.

In ogni caso, è importante intervenire per evitare che questi disturbi sfocino in altri problemi legati all’apprendimento (lettura e scrittura).

Come capire che nostro figlio ha un “disturbo specifico del linguaggio”?

Come già detto, la fase inerente lo sviluppo del linguaggio è una fase molto delicata e variabile da bambino a bambino, ma si può tener conto di una serie di elementi per valutare la regolarità o meno dello sviluppo linguistico del proprio figlio.

Nel mirino rientra soprattutto la fascia d’età compresa tra i 18 e i 30 mesi: se in questa fase si notasse una certa difficoltà del bambino di comprendere il linguaggio parlato, uno scarso uso di gesti o ancora una certa lentezza nello sviluppo del linguaggio, sarà il caso di approfondire e rivolgersi ad uno specialista.

La valutazione logopedica

Tramite una valutazione logopedica, il professionista incaricato cercherà di distinguere se lo sviluppo linguistico del bambino segue un corso “tipico” o “atipico”; se vi siano problemi di “speech” o “language”, così da discernere il tipo di difficoltà: il problema riguarda solo la pronuncia di certe lettere o è, piuttosto, un problema di tipo fonologico (semplificazione o sostituzione di lettere) o morfosintattico (strutturazione della frase)?

Logopedia, le tappe evolutive del linguaggio

La logopedia individua cinque tappe evolutive dello sviluppo linguistico del bambino e il momento in cui dovrebbero essere raggiunte:

primi 2 mesi di vita: il neonato comunica attraverso il pianto, non sono ancora sviluppati i meccanismi vocali.

da 2 a 6 mesi: in questa fase si ha un’evoluzione dei meccanismi locali e compaiono i primi suoni vocalici. Intorno ai sei mesi, il bambino inizia ad imitare alcuni suoni semplici.

da 9 a 13 mesi: compaiono le prime parole, per lo più legate all’ambiente che circonda il bambino o all’attività che sta svolgendo.

da 15 a 20 mesi: il bambino acquisisce una maggiore consapevolezza ed è in grado di sviluppare frasi più articolate. A 18 mesi il vocabolario del bambino si amplia notevolmente e la sua capacità di apprendere nuove parole migliora incredibilmente.

dai 2 ai 3 anni: intorno ai due anni d’età il bambino è in grado di formulare frasi composte da 2 o 3 parole. In questa fase il significato di una parola viene attribuito per associazione, mentre l’apprendimento dei suoni avviene per imitazione.

Nello specchietto evolutivo le tappe sono scandite pressoché così: il bimbo inizia la lallazione tra i 5 e i 10 mesi; ricorre ai gesti tra i 12 e i 14 mesi; il suo vocabolario è composto da circa 20 termini intorno ai 18 mesi e si amplierà man mano tra i 24-30 mesi.

Quando iniziare a preoccuparsi?

Non esiste una chiara lettura delle cause che determinano i disturbi specifici di linguaggio (DSL) ma si possono eventualmente individuare alcuni elementi correlabili:

5-10 mesi: assenza della lallazione (prima vocalica, poi consonantica)

12-14 mesi: assenza di gesti deistici e referenziali

12 mesi: mancata acquisizione di schemi di azione con oggetti

18 mesi: vocabolario inferiore a 20 parole

24 mesi: vocabolario inferiore a 50 parole

24-30 mesi: assenza o ridotta presenza di gioco simbolico

24-30 mesi: ritardo nella comprensione di ordini non contestuali

30-40 mesi: ridotta presenza di gioco simbolico

♦ Dopo i 30 mesi: persistenza di idiosincrasie.

Importante: non allarmarsi prima del dovuto

Come detto e ripetuto più volte nel corso di questo articolo, imparare a parlare non è una cosa semplice ed esistono, per ogni bambino, periodi di assestamento e possibili difficoltà nella composizione di frasi più complesse.

Se vostro figlio presentasse un disturbo o un ritardo nella tabella che scandisce, non in modo assoluto, le tappe evolutive del linguaggio, non fatevi prendere dal panico.

Semmai interpellate un esperto, informatevi, chiedete un parere al vostro medico e fatevi consigliare su cosa fare e a chi rivolgervi.

E ricordate: non tutti i ritardi del linguaggio sfociano in problemi specifici del linguaggio, alcuni vengono recuperati nel giro di un anno o, comunque, abbastanza velocemente.

Barbara Vaglio

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Barbara Vaglio

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