Il genitore ha il compito di intervenire per guidare il bambino verso atteggiamenti corretti.
Quando pensate al vostro bambino la prima immagine che vi viene in mente è quella di un tenero cucciolo indifeso. Il cucciolo però, crescendo, può tirare fuori dei comportamenti che potrebbero lasciarvi alquanto spiazzate e perplesse (come ad esempio l’abitudine di mordere, i genitori o gli altri piccoli).
Intorno al primo anno di età e da lì in poi i bambini possono manifestare degli atteggiamenti piuttosto aggressivi e difficili da gestire, soprattutto se vi trovate ad affrontarli per la prima volta. Ma che cosa fare? Qual è la reazione migliore che si possa avere? Ecco alcuni spunti di riflessione.
È bene precisare che gli psicologi sostengono che l’aggressività è un meccanismo indispensabile per l’affermazione dell’Io. Intorno all’anno di vita, il bambino può avere atteggiamenti che lasciano a bocca aperta il genitore: può mordere, tirare i capelli e scalciare.
A quest’età il bambino è molto interessato all’altro ma non sa ancora bene come interagirci ed allora tenta questa modalità esplorativa. È necessario che l’adulto intervenga per fargli comprendere che non è questo il corretto modus operandi.
Intorno all’anno e mezzo il bambino prova invece ad attirare l’attenzione degli adulti e per farlo usa anche questi mezzi. Anche in questo caso è indispensabile l’intervento dell’adulto che deve ponderare bene il tipo di rimprovero per non alimentare ulteriori atteggiamenti volti ad attirare l’attenzione di mamma e papà.
Quando i figli sono un po’ più grandi, all’incirca intorno ai 18 mesi, vivono l’aggressività anche in relazione all’uso della parola. Sembra infatti che i morsi siano da attribuire alla fase preverbale tipica di quell’età: generalmente la prima vittima è proprio la mamma.
Che cosa fare di fronte ad un morso? Non c’è bisogno di alzare la voce ma basta, in primis, consolare la “vittima” ed in un secondo momento far capire con tono secco e chiaro al bambino che ha sbagliato e che non si fa così.
Potete aiutarvi con una gestualità eloquente come l’indice alzato in segno di negazione. Solo in un secondo momento il piccolo aggressore potrà essere coccolato: è necessario che il momento del rimprovero sia ben distinto dal resto.
Evitate di affibbiare al vostro bambino degli appellativi come “brutto o cattivo”, servono a poco e rischiano di incentivare gli atteggiamenti criticati. Un altro caso da tenere bene a mente care mamme è la coerenza: con un discorso chiaro e semplice ve la caverete egregiamente.
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