Al museo con i bambini: incubo o divertimento?

Stratagemmi per evitare che un pomeriggio di divertimento si trasformi in un incubo per noi e per loro

Prima di diventare mamma andavo spesso alle mostre, anche in altre città. Adoravo immergermi in quelle sale tranquille e perdermi nelle storie che quadri o sculture raccontavano e ho sempre pensato che un domani, quando avrei avuto dei figli, mi sarebbe piaciutoportare anche loro con me, per educarli al bello fin da piccoli; soffermarmi con loro davanti ad un Monet in modo che potessero gustarne i colori e la luce, passeggiare tra le statue del Canova per stupirci insieme dell’armonia di quelle candide forme. State già ridendo?  Se siete mamme sicuramente sì, se non lo siete forse ci credete anche voi come ci credevo io.

Perché è un problema andare alle mostre con i bambini?

I pensieri di molte mamme infatti, leggendo l’associazione infanzia/museo, saranno subito andati a bambini che corrono nei corridoi di ville antiche, che si buttano per terra strillando e piangendo, che sbuffano o, peggio, danneggiano qualche opera inestimabile. Insomma questo connubio tra infanzia e arte non riscuote molto successo dalle nostre parti, motivo per cui di bimbetti nei musei ne vediamo ben pochi; preferiamo infatti lasciarli con nonni o baby sitter (se non addirittura rinunciare alla visita) piuttosto che passare un pomeriggio a richiamarli, a tirarli, a prometter loro l’impossibile purché stiano buoni. Spesso è anche l’idea di essere giudicati dagli altri visitatori che ci fa desistere : ci sentiamo in colpa se i bimbi strillano o corrono, se li sgridiamo troppo o se non li sgridiamo abbastanza, se saltellano o se si siedono. Insomma chi ce lo fa fare? Meglio parco giochi e gelato ed al museo ci andranno da soli quando avranno l’età per capire.

I bambini capiscono l’arte?

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In realtà io credo che l’età per capire ce l’abbiano già,  e mi domando  se piuttosto siamo noi a non capire.  Forse l’unico cambiamento che dobbiamo affrontare nell’andare a visitare un museo è cercare di guardare con i loro occhi. Chi lo dice che l’approccio più adeguato ad una mostra di Picasso è quello di soffermarsi davanti ad ogni opera con una guida che ci spiega per filo e per segno vita morte e miracoli dell’autore, piuttosto che stare seduti per terra davanti ad un singolo quadro con foglio e matite per colorare? E perché per gustare le sculture futuriste in mostra al Mart non devo poterci correre velocemente intorno ? Che cosa ne penserebbe Boccioni? Forse che qualcuno ha visto la velocità che voleva rappresentare nelle sue opere?  Chissà. Non lo so quale degli approcci sia giusto, ma non mi sento di affermare che quello degli adulti sia per forza migliore di quello dei bambini.

Come possiamo divertirci e far divertire i nostri bambini ad una mostra?

Ovviamente, non avendo un museo intero a nostra disposizione bisogna mediare tra il tipo di sensibilità del bambino e quello degli adulti. Alcuni musei si sono già attrezzati con visite guidate per bambini o con laboratori a tema e in tutti i book shop sono in vendita libri da colorare a tema artistico: provate a dare la Gioconda da colorare a vostro figlio e vedrete che interpretazione e che colori, altro che Leonardo! Ma anche noi siamo in grado di contribuire al divertimento dei nostri bambini quando ci accompagnano ai musei.

Innanzitutto non possiamo pretendere che i bambini mantengano i nostri tempi di visita  ma si può scegliere di soffermarsi solo su alcune opere, oppure dividersi tra mamma e papà in modo che uno segua i bambini e poi ci si dia il cambio con l’altro. Inoltre conviene spezzare la visita facendo qualche pausa ogni tanto. Proviamo a portare un blocco e delle matite perché possano sedersi a disegnare quello che vedono nei quadri, oppure per disegnare o scrivere quello che passa loro per la testa, perché no, per sentirsi dei veri artisti a loro volta.

Un altro trucchetto che adotto sempre è quello di recuperare dal web qualche immagine delle opere esposte, ritagliarne dei pezzettini e attaccarli su dei fogli che i bambini avranno in mano dall’inizio della visita: vedrete come crescerà il loro interesse quando dovranno cercare i quadri da cui provengono quei pezzettini come se dovessero mettere la tessera mancante di un puzzle; vorranno tornare indietro per rivedere quelli che hanno apprezzato di più e tornati a casa vi racconteranno del cagnolino seduto sotto il tavolo del giardino che voi non avevate nemmeno notato in quel quadro a tutta parete. Se poi i bambini sono un po’ più grandicelli ed il museo lo consente (pochi in Italia, quasi tutti all’estero,  sigh!!) si può dar loro in mano una macchina fotografica chiedendogli di fotografare ciò che li ha colpiti maggiormente, o che a loro è sembrato più bello. Sarà così ancora più divertente perché fotograferanno quello di cui non vogliono proprio scordarsi, poi però non stupitevi se troverete la foto del guardiano che sonnecchia sulla sedia o dell’estintore : alla fine anche Warhol è diventato famoso con una scatola di pelati.

bambini in visita alla mostra

Con questi stratagemmi i miei bambini hanno già visitato parecchie mostre; non so dirvi se il loro senso del bello sia cresciuto o se la loro sensibilità si sia affinata, ma di sicuro si sono divertiti e i quadri che hanno visto se li sono ricordati per lungo tempo. Se poi li vedono in qualche libro o in televisione se li ricordano ancora oggi e li associano a qualche evento particolare: “Mamma guarda il quadro che c’era quando quella signora ha starnutito e Zeno si è spaventato!”. Di sicuro le due signore che si sono messe davanti a mia figlia che a due anni e mezzo, nel passeggino, stava osservando una gigantografia del Portico della Gloria si ricorderanno di quella bambina che è scoppiata in lacrime all’improvviso, non perché fosse stanca od annoiata, ma perché non riusciva più a vedere la faccia del Santo che era riprodotta nella cartolina che stringeva forte in mano!


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