Ultimamente le persone prestano attenzione a quello che comprano da mettere in tavola, eppure questo comportamento se portato all’estremo può diventare patologico. Si parla di ortoressia.
È una buona norma assicurarsi e monitorare la scadenza degli alimenti (anche per evitare sprechi e cattivi odori in frigorifero), leggere le etichette, inserire nel proprio regime alimentare più frutta e verdura, ma ci son persone che non si limitano a quanto descritto. La chiave di questo comportamento sembra essere in apparenza una selezione di alimenti che possono aiutare a raggiungere o a mantenere il benessere fisico, ma un’analisi più profonda dei bisogni delle persone con queste tendenze alimentari mostra che essi manifestano vere e proprie forme di ipocondria e che sono angosciati da fobie di malattie e di contaminazione dei cibi.
Come si comportano le persone che soffrono di ortoressia? Essi cercano di portare i propri amici in locali in cui si condividono le abitudini ortoressiche, ma questi ultimi poi si ritrovano a non gradire alcun cibo presente.
Le persone che soffrono di ortoressia mettono in atto dei veri e propri rituali nei confronti del cibo che posso essere suddivisi in varie fasi importanti:
– forte timore nel pensare a cosa mangiare, evitando con cura cibi dannosi (es. con ogm, con troppo sale, troppo zucchero, carne e latticini perché su internet si è letto che sono pericolosi, biologici, ecc…).
– tantissime ore alla ricerca del cibo ritenuto idoneo a scapito di altre attività della giornata
– preparazione del cibo stesso seguendo particolare attenzione (es. cottura di un certo tipo, ecc)
– sentimenti di autostima o sensi di colpa per avere portato o meno a termine questo iter di comportamenti
L’inizio dell’ortoressia non sembra legato a una bassa autostima, come accade invece frequentemente nei disturbi del comportamento alimentare come l’anoressia o la bulimia. Inoltre, la natura delle ossessioni del soggetto ortoressico non riguarda il peso o la forma corporea come nel caso di dismorfismo corporeo, ma la purezza degli alimenti. L’idea di purezza interiore che può raggiungere un ortoressico è simile all’idea di sé da chi pratica assiduamente meditazioni e percorsi spirituali profondi e la loro ristrettezza alimentare li porta inevitabilmente ad avere carenze nutrizionali importanti.
Utile in questi casi è la terapia cognitivo-comportamentale che andrà a lavorare sulle emozioni che alimentano l’ossessione, in particolare, sulle paure di contaminazione e di malattia che sono il prodotto di un forte desiderio di salutismo.
Infine è necessario correggere i pensieri disfunzionali e portare la persona che ne soffre, ovviamente in piccoli passi, a reintegrare il suo regime alimentare introducendo nel tempo i cibi che aveva scartato.
Dottoressa Sara Ronchi
psicologasararonchi@virgilio.it
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